Soprattutto mi raccomando, non attribuite a Trump il merito di questa impresa
Commento di Michelle Mazel
(Traduzione di Yehudit Weisz)
https://www.dreuz.com/2026/04/surtout-surtout-ne-pas-crediter-trump-pour-cet-exploit-326790.html

Michelle Mazel
Un'impresa destinata a entrare nella leggenda. Si può già immaginare la versione hollywoodiana. L'aereo colpito dal fuoco iraniano, i due piloti costretti ad usare il loro sedile eiettabile; l’uno viene tratto in salvo immediatamente, l’altro, ferito, cerca di nascondersi alla meglio, ed esita a lanciare il razzo di segnalazione per non allertare gli iraniani che gli danno la caccia. Poi inizia l'insopportabile attesa. Finalmente interviene l'unità d'élite, sfidando ogni pericolo, penetra in territorio nemico e dopo uno scontro diretto, strappa il ferito ai suoi inseguitori. E infine si ritira senza perdere un solo uomo. Un'operazione ad alto rischio per più di un motivo. Avrebbe potuto finire male: l'unità d'élite, fallendo nella sua missione, avrebbe potuto subire pesanti perdite ed essere costretta a ritirarsi senza salvare il pilota. Questo scenario era senza dubbio presente nella mente dello Stato Maggiore e dello stesso Presidente.
Ricordiamoci che nel 1980, un'operazione volta a liberare i 53 ostaggi detenuti prigionieri nell’ambasciata americana a Teheran, si era conclusa con un clamoroso fallimento e con la morte di otto soldati americani. Il che costò la rielezione al Presidente Jimmy Carter. Donald Trump non poteva ignorare questo precedente. La decisione era di grande importanza.
Da un lato era impossibile abbandonare quel pilota ferito; dall’altro, era altrettanto impossibile escludere il rischio di un fiasco che sarebbe stato catastrofico per la sua immagine. Lui non ha esitato. Eppure, se si aspettava gli applausi, di sicuro è rimasto deluso. I media elogiano l'impresa militare minimizzando il ruolo del Presidente. Ad esempio, così Le Figaro : “Come Donald Trump sta cercando di trarre profitto dall'incredibile salvataggio dei piloti americani abbattuti in Iran.” Poi il giornale si sforza di sottolineare che, contrariamente alle dichiarazioni del Presidente americano che, sebbene la guerra entri nella sua sesta settimana, ha presentato il successo dell’operazione di salvataggio come la prova della superiorità degli Stati Uniti sull’Iran, le capacità militari dell’impero degli Ayatollah non sono ancora completamente neutralizzate. Secondo quanto riporta Le Figaro, l'Iran possiede tuttora sistemi di difesa aerea; e che sebbene Stati Uniti e Israele godano della superiorità aerea che permette loro di operare ovunque sopra all’Iran , essi non hanno raggiunto la supremazia aerea assoluta, che consentirebbe loro di farlo senza rischi. “Nel suo discorso del 1° aprile, Donald Trump aveva dichiarato che l'Iran non ha più alcun equipaggiamento di difesa aerea. I loro radar sono stati distrutti al 100%. Come forza militare, noi siamo inarrestabili.” Da qui l’amara conclusione: “La prodezza dei commando americani ha appena impedito a Trump di subire la disastrosa conseguenza della cattura dei piloti. Ma lui ha trasformato questo episodio in un altro trionfo personale.”
Un trionfo commisurato al rischio corso. Perché in ultima analisi, autorizzando quest'operazione che gli presentavano i capi militari, il Presidente americano ha messo a repentaglio sia il suo prestigio personale sia il futuro politico del suo partito durante le prossime scadenze elettorali.
takinut3@gmail.com