4 Lettere
1.
Salve Dame Devorah.
Se si legge l’articolo di tale Land (Fillippo)i, piuttosto che i titoli sottostanti ci si accorge immediatamente, come un lampo nel cielo, sia solo l’antisemitismo la Vera sporca ipocrisia di questo sito e di chi scrive colà.
Purtroppo anche quel Pizzaballa lì, che sia antiisraeliano di puro stampo vaticano, come storicamente aleggia e volteggia in quelle “sacre” stanze, è un dato oggettivo. Quei stanzoni vuoti, empi di alterigia, pieni di potere temporale, solo apparentemente decaduto con la fine del “Papa Re”.
Le “sacre” stanze romane che olezzano di stantio, una presunta superiorità morale, etica e religiosa che ha sempre ostentato agli interlocutori; una postura giudicante, definitiva, solo apparentemente, mite, umile e consolatoria.
Nell’immediato ho sentito il Pizzaballa blaterare circa una lacuna di Gerusalemme ad imparare.
Ogni cosa accada in Israele non esiste una corretta comprensione dello stato in cui si viva dal 1948, piuttosto si punta il dito immediatamente, senza se e senza ma; c’è un atteggiamento inquisitorio in servizio permanente effettivo, sempre pronto immediatamente a giudicare, male, ogni iniziativa e ogni accadimento. Nessuna riflessione oggettiva, nessuna attenuante, nessuna giustificazione, nessuna sospensione del giudizio.
Solo dichiarazioni univoche, un “giudizio universale” contro Israele; causa e ragione di ogni male del mondo.
Come si dovrebbe chiamare questo atteggiamento palesemente discriminatorio, se non puro, cristallino ed essenziale antisemitismo.
Dal sito “Vatican News” appaiono le parole di Pizzaballa:
“Il cardinale Pizzaballa prega per la pace al Getsemani la Domenica delle Palme.
Nella sua meditazione della Domenica delle Palme nel Giardino del Getsemani, il Patriarca latino di Gerusalemme, il cardinale Pierbattista Pizzaballa, ricorda che, proprio come Gesù pianse su Gerusalemme per non aver saputo riconoscere la pace, Egli «piange» oggi su un mondo, e in particolare sulla Terra Santa, ancora segnato da conflitti, sofferenze e occasioni mancate di pace.”
Naturalmente c’è un non detto, un sotto inteso: Israele è la causa di tutto ciò accada.
L’ex Sindaco di Gerusalemme, Ehud Olmert, nel 1993 è stato eletto sindaco di Gerusalemme. Ha ricoperto due mandati consecutivi di cinque anni prima di tornare alla politica nazionale nel 2003. In uno dei due mandati da Mayor di Gerusalemme ebbe a dire che se sui campanili delle chiese della Città Santa ergevano le croci e non le “mezze Lune”, era esclusivamente grazie agli israeliani, i tanto criticati e vituperati.
Come a dire alle consuete e ossessive critiche cattoliche: avete solo una direzione, quella diffamatoria contro gli ebrei, mentre fate finta di non accorgervi che sono il solo argine che si contrappone alla prevalente intolleranza religiosa islamica.
Qualche giorno fa un missile iraniano era esploso non lontano dalla Città Vecchia, cosa che ha messo ulteriormente in allarme le autorità israeliane e spinto a rafforzare le misure di sicurezza.
Eppure nei siti antisemiti si legge “ipocrisia di Israele”.
Fanno finta di non sapere, i faziosi commentatori, che sia in atto una guerra, perniciosa, capace di colpire chiunque in qualsiasi momento, ovunque esso sia in Israele, quindi assembramenti nei luoghi di culto vanno limitati per scongiurare vittime, altro che ipocrisia; i missili cluster degli iraniani sparpagliando numerosi ordigni esplosivi nel cielo e non potendo Iron Dome neutralizzarli, costituiscono un pericolo costante, imprevedibile e micidiale per chiunque, pertanto meglio evitare inutili stragi.
Pur tuttavia si ostinano pervicacemente a parlare di ipocrisia di Israele; tanto per aggiungere un’altra colpa, un’altra accusa, nel cassonetto ormai stracolmo di spazzatura diffamante da riversare su Israele.
Oramai l’etichetta di cattivi gli israeliani l’hanno appiccicata addosso, come un tatuaggio, inciso sulla pelle dai tanti urlatori, seduti comodi dietro alle loro scrivanie, al riparo da bombe e missili. Eppure i lugubri tatuaggi dei nostri parenti morti ad Auschwitz li avevano vergati sulle loro esili braccia; non bastavano quelli dei morti e dei sopravvissuti, bisognava trovare la giusta occasione per ricominciare a impregnare di sporco inchiostro indelebile, le fronti degli ebrei odierni, con le schifose e infondate accuse di genocidio, che anche ieri nella trasmissione “quarta repubblica” del 30 Marzo di quel Porro, che all’ascolto di tali sconcezze proferite da tal professor Dorsi, antisionista dichiarato Doc, ha avuto l’impunito ardire di declamare.
Quel conduttore di quarta repubblica, ha lasciato dire, senza alcuna obiezione; mentre avrebbe potuto e dovuto intervenire, dicendo semplicemente che i dati dei morti palestinesi, trattasi di artata costruzione arbitraria di hamas, che ha diffuso a piene mani, come fossero notizie ufficiali, mentre di menzogne ufficiali trattasi, elargendo dati come fossero incontrovertibili, mentre di numeri taroccati trattasi, per indurre le opinioni pubbliche, ancora una volta, ad accusare Israele di un genocidio… completamente inesistente, mai accaduto.
La carissima Dame Devorah, mi aveva suggerito di seguire quella trasmissione, ed ecco, l’ho fatto, pentendomi di averlo fatto.
La libertà di parola esiste ma ciò non significa che bisogni lasciar passare menzogne come fossero verità acclarate.
Pertanto il giudizio severo, negativo e senza attenuanti, rimane, per quel signore con cravatta storta, che si atteggia ad anchorman sopra le parti, mentre sul suo sito dice l’opposto e la qualunque.
Questa è la vera ipocrisia, che da Del Debbio striscia verso Porro e ristagna in quelle reti Mediaset.
A Pierbattista Pizzaballa preferisco di gran lunga Pier Luigi Pizzaballa portiere di Atalanta, Roma e Milan
Un forte abbraccio e Chag Pesach Sameach
Yosef ben Hektor
Caro Yosef,
L'articolo di Filippo Landi fa rivoltare ogni organo del corpo umano. E' un ennesimo esempio di come gli esimi scribacchini occidentali non abbiano capito niente e continuino a odiare Israele come accade da 2000 anni a questa parte. Non ho letto né sentito condanne all'Iran o ai vari gruppi del terrore che attaccano Israele dal primo giorno della sua esistenza. Purtroppo l'antisemitismo non morirà mai, come dico spesso, lo bevono con il latte delle loro madri.
Ho visto anch'io la trasmissione di Porro e ho sentito il prof Dorsi (affetto da inguaribile odio per Israele) parlare di genocidio senza essere bloccato dal conduttore. Siccome accade sempre nelle trasmissioni televisive, posso pensare che questo sia l'ordine dell'editore: non contraddire mai l'ospite che racconta palle su Israele. A questo aggiungerei la mancanza di coraggio del conduttore di turno. Nicola Porro, quando redige la sua rubrica in internet (Youtube) si comporta in ben altro modo e non le manda a dire. Evidentemente guadagnarsi la pagnotta è importante molto di più dell'etica professionale.
Un cordiale Shalom e Chag Sameach
Deborah Fait
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2.
Cara Deborah,
ho letto con estrema attenzione le tue riflessioni e sono rimasto colpito dalla lucidità tagliente con cui descrivi l’anima di Israele. Non parli solo di un conflitto geopolitico; parli di una condizione esistenziale che l’Occidente "pacificato" sembra aver dimenticato o, peggio, rimosso. La tua analisi scava sotto la superficie della cronaca per toccare un nervo scoperto: il legame indissolubile tra identità, verità e sopravvivenza.
Hai perfettamente ragione quando affermi che Israele sa perché esiste. Mentre buona parte del mondo si perde in un labirinto di relativismo, dove ogni valore è negoziabile, Israele vive una realtà dove la distinzione tra ciò che si è e ciò che si perderebbe è netta come una linea di fuoco. Questa consapevolezza non è un peso che schiaccia la società, ma il cemento che la tiene unita. È paradossale per chi guarda da fuori, ma descrivi bene come la felicità israeliana sia una conquista quotidiana, una pianta che cresce rigogliosa proprio perché le sue radici devono scavare a fondo per trovare nutrimento tra le rocce di ottant’anni di assedio.
La tua critica alla narrazione internazionale è necessaria. C’è una cecità quasi voluta nel non voler vedere che un Paese sotto pressione estrema non si è trasformato in un "mostro militarizzato", ma è rimasto una democrazia vibrante, unita e, soprattutto, umana. È un concetto che molti faticano a comprendere: l’esercito non è un’entità astratta o un apparato repressivo, è la proiezione della famiglia stessa. È il medico, il barista, il vicino di casa. Quando l’intera nazione è chiamata a difendere la propria vita, il confine tra civile e militare sfuma in un unico grande atto di responsabilità collettiva.
Colpisce molto la tua contrapposizione tra la vitalità israeliana e il vuoto di certe società europee. Hai centrato un punto fondamentale: la ricchezza materiale senza radici e senza coraggio produce solo una quiete apparente, una "vuotezza spaventosa". Accettare la lezione di Israele — la lezione di chi continua a innovare, costruire e sognare mentre combatte su quattro fronti — significherebbe per molti ammettere il proprio fallimento identitario. È molto più facile, dunque, puntare il dito e gridare allo scandalo piuttosto che specchiarsi in quella resilienza che smaschera la fragilità di chi ha smesso di credere in qualcosa di più grande del proprio benessere individuale.
In Israele, come scrivi, la vita è reale. E quando la vita è reale, non c’è spazio per le ipocrisie del multiculturalismo di facciata o per la retorica vuota. C’è spazio per la solidarietà vera: ospitare chi ha perso la casa, condividere il peso del lutto, celebrare ogni piccolo traguardo come se fosse un miracolo, anche se miracolo non è, ma frutto di volontà e coraggio.
Grazie, Deborah, per aver ricordato che Israele non è solo un fronte di guerra, ma un laboratorio di vita. È un monito per tutti noi: senza radici e senza la forza di difendere la propria verità, nessuna società può dirsi davvero viva. La tua è una voce che rompe il coro della disinformazione con la forza della realtà vissuta sulla pelle, ricordandoci che si può essere felici anche nella tragedia, purché si sappia per cosa si sta vivendo.
Con profonda stima e solidarietà.
Shalom
Luca
Caro Luca,
oggi è Pesach e ieri sera non ho potuto partecipare al Seder con la mia famiglia perché dall'Iran cadevano incessantemente i missili. Lo avevamo previsto perché da sempre le feste ebraiche sono prese di mira dal nemico. Oggi l'Iran, fino ad oggi i terroristi palestinesi che ci colpivano esattamente alla viglia di una nostra ricorrenza con attacchi mirati per fare molte vittime. Si sa che l'Autorità Palestinese paga le famiglie dei terroristi a seconda dei morti israeliani. Più morti più soldi. Questo è il famigerato "Pay for slay" , pagamento per uccidere dei palestinesi, tanto amati dagli occidentali.
Ma avremo altre Pesach e le potremo festeggiare in pace una volta che i nostri mortali nemici saranno stati resi innocui.
Un cordiale shalom
Deborah Fait
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3.
Gentile signora Fait,
e’ dal 7 Ottobre 2023 ai fatti odierni della basilica che Israele e’ sotto attacco missilistico e verbale indiscriminato…mi sento impotente di fronte a tanto orrore e sono insieme a Israele e a tutto il popolo ebraico con il cuore e con la preghiera!
In Isaia al capitolo 40:1 e’ scritto”Consolate, consolate il mio popolo, dice il vostro Dio. Parlate al cuore di Gerusalemme…”
Da cristiana sono fermamente convinta che chi ama Gesù’ deve amare il suo popolo, e’ una conseguenza logica! Questo e’ un mio pensiero, però’, non condiviso da tutti a quanto pare!
Sono partecipe del vostro dolore per la perdita di tante vite a causa della guerra.
Vivere con l’angoscia dei missili in arrivo deve essere sfibrante… Abbraccio fortemente lei, Israele e tutto il popolo ebraico, un po’ di calore umano e di consolazione che arrivi a voi che state soffrendo.
Certo, il mio scritto e’ poca cosa ma tanti nel mondo come me vi sono vicini!
Israele vive!!!
Felice Pesach a tutti, in momenti bui come questi non è facile ma una cosa è certa: il Signore è Cara carmelacon voi!”Salmo121”!
Shalom
Carmela Palma
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Cara Carmela,
La ringrazio tanto per le sue parole e per gli auguri di Pesach che quest'anno non abbiamo potuto festeggiare. Ma ne verranno altre e saremo in pace, questa è la mia speranza e la speranza di tutto il popolo di Israele. La speranza però deve diventare certezza!
Auguro a lei e a tutta la sua famiglia un felice Pasqua quando, domenica, osannerete la resurrezione dell'ebreo Gesù.
Un affettuoso shalom
Deborah Fait
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4.
Gentilissima Signora Fait,
vorrei augurare, dal profondo del cuore (e mi scuso di farlo solo a poche ore dall’inizio della festa), una lietissima festa di Pesach a Lei, a tutti i Suoi cari, ai Suoi amici, a tutto Israele: una festa di vita e liberazione, che porti pace e sicurezza, dischiuda un futuro di gioia duratura, consoli coloro che non potranno riabbracciare in questo mondo i familiari caduti in guerra o assassinati e dia forza a chi ha riportato lesioni invalidanti. Prego che nessun allarme aereo interrompa il Seder di stasera.
Vorrei anche augurare buona Pasqua a tutti i cristiani, a cominciare da quelli in Israele e da quelli, in condizioni ancor più dure del rischio dei missili, in Giudea e Samaria ed a Gaza, in Siria, in Libano, in Iraq, in Iran, in Nigeria.
Ai cristiani che vivono confortevolmente in Paesi liberi e in pace auguro di non limitarsi a mangiare l’uovo di cioccolato, ma celebrare i giorni più santi dell’anno approfittando del non scontato privilegio di poter frequentare le chiese senza pericolo e anche di comprendere ed amare Israele, di apprezzarne l’amorosa cura della vita umana (ora un poco circoscritta dalla legge sulla pena di morte per i terroristi, cui personalmente resto contraria, ma capisco la ratio e lo stato d’animo di chi l’ha approvata e di chi la condivide) e sforzarsi di comprendere la vertiginosa difficoltà di combattere costantemente per la sopravvivenza.
Al signor Lidano Grassucci, portatore del nome di un santo abate benedettino ed autore del commento “Pizzaballa e essere più uguali degli altri”, augurandogli buona Pasqua, vorrei ricordare che non è simpatico chiamare “papisti” i cattolici, soprattutto perché così li chiamavano gli anglicani nel lungo periodo (oltre un secolo) in cui essere cattolici fu molte volte punito con una morte atroce, quale alto tradimento verso il sovrano (o sovrana) inglese. E voglio sperare, nell’interesse di una civile conversazione su quanto a chi crede è più caro della propria vita, che per “culto (falso come Giuda) degli ebrei già morti” che sarebbe praticato dai “papisti” egli non intenda il culto a Gesù Cristo, morto e risorto.
Per inciso, con riferimento al caso del card. Pizzaballa, è da domenica che mi chiedo quale differenza potesse fare, ai fini della sicurezza, che il card. Pizzaballa e padre Ielpo, Custode di Terra Santa, che già risiedono nella Città Vecchia (l’uno nella Curia del Patriarcato Latino, l’altro nel convento di San Salvatore), restassero nelle rispettive chiese o si recassero nella vicina basilica del Santo Sepolcro per pregare con i francescani che lì vivono permanentemente e anche ora celebrano ogni giorno. Dato che non ho letto di ordini di evacuazione per i residenti nella Città Vecchia e che nel Santo Sepolcro non vi sarebbe stato comunque alcun affollamento, fatico a comprendere la ratio del divieto di domenica, che pare ora essere stato superato per i prossimi riti pasquali.
Con i più cordiali saluti ed i più vivi auguri,
Annalisa Ferramosca
Cara Annalisa,
non è difficile comprendere il divieto. Il cardinale Pizzaballa aveva chiesto il permesso di recarsi al Santo Sepolcro, gli era stato negato, lui si era infischiato della proibizione (le ricordo che siamo in guerra)ed è stato giustamente fermato e rimandato gentilmente a casa. Il divieto di assembramento nei luoghi sacri è vietato a tutte le fedi, ebraica, islamica, cristiana. La piazza antistante Il Kotel è completamente vuota. Le moschee sul Monte del Tempio sono chiuse. La legge vale anche per il Santo Sepolcro che, tra l'altro , era già stato colpito da un missile giorni addietro che aveva frantumato il tetto. Israele cerca di preservare stragi di fedeli di tutte le religioni dal momento che l'Iran colpisce solamente i civili e sarebbe felice di provocare un massacro mentre le persone pregano.
La ringrazio per gli auguri che contraccambio di cuore.
Un cordiale shalom
Deborah Fait
takinut3@gmail.com