Riprendiamo da IL TEMPO del 27/03/2026, a pag. 10, con il titolo "Invasione di terra il «colpo finale». I quattro piani sulta volo di Trump", l'analisi di Andrea Riccardi.
Mentre si susseguono gli sforzi per arrivare almeno a un colloquio concreto che possa discutere di un piano di accordo sostenibile tra Stati Uniti e Iran, la guerra continua senza sconti, anzi con la prospettiva di una rapida escalation. Sul tavolo del presidente americano Donald Trump ci sarebbero quattro piani per un’operazione di terra accompagnata da massicci bombardamenti. Secondo Axios infatti, il Pentagono ha presentato al capo della Casa Bianca quattro diversi scenari: invadere o bloccare l’isola di Kharg, il principale hub di esportazione di petrolio dell’Iran, oppure l’isola di Larak, fondamentale per il controllo dello stretto di Hormuz, avamposto strategico che ospita bunker iraniani, imbarcazioni d’attacco in grado di far saltare in aria navi da carico e radar che monitorano i movimenti nello stretto, riferisce il dossier citato da Axios. Terza possibilità, prendere il controllo dell’isola di Abu Musa e di due isole minori che si trovano vicino all’ingresso occidentale dello stretto di Hormuz, contese tra Iran ed Emirati Arabi Uniti. Infine, bloccare o sequestrare navi che stanno esportando petrolio iraniano sul lato orientale dello stretto di Hormuz. Secondo alcune fonti nell’amministrazione, una dimostrazione schiacciante di forza servirebbe sia a creare più leva nei colloqui di pace sia a dare al presidente Donald Trump qualcosa per dichiarare la vittoria. L’esercito americano, spiegano sempre fonti americane, ha anche preparato piani per operazioni di terra in profondità all’interno dell’Iran per mettere al sicuro l’uranio altamente arricchito sepolto sotto gli impianti nucleari, ma sarebbe un’operazione ad alto rischio. Invece di imbarcarsi in offensive così complicate, gli Stati Uniti potrebbero scegliere attacchi aerei su larga scala sulle strutture per cercare di impedire all’Iran di accedere al materiale. Axios stesso aveva già una settimana fa ipotizzato una possibile invasione dell’isola di Kharg, cui secondo la CNN gli iraniani si stanno già preparando. Trump non avrebbe ancora preso una decisione su nessuno di questi scenari e fonti della Casa Bianca descrivono eventuali operazioni di terra come ipotetiche, ma avvertono anche che il presidente è pronto ad aumentare la pressione se i colloqui con l’Iran non producessero presto risultati tangibili. Il primo passo potrebbe essere dare seguito alla promessa di bombardare centrali elettriche e impianti energetici in Iran, minaccia cui Teheran ha risposto annunciando una massiccia rappresaglia in tutto il Golfo. Sulla delicata situazione in Iran il presidente Usa è tornato a parlare durante la riunione di Gabinetto. Sul fronte dei colloqui il tycoon ha rivelato che gli iraniani «ci stanno implorando per avere un accordo, non so se potremo averlo, non so se siamo disposti ad averlo, forse è troppo tardi». Al piano di 15 punti presentato da Washington, Teheran avrebbe risposto mercoledì sera e, secondo le indiscrezioni trapelate, almeno un punto sarebbe ineluttabile: la gestione dello stretto di Hormuz per l’Iran è «un diritto legale e naturale». La diplomazia intanto è al lavoro e qualcosa si muove. Ieri sera lo stesso Trump ha annunciato che, su richiesta del governo iraniano, gli Stati Uniti estendono il periodo di stop dei raid contro gli impianti dell’energia in Iran di dieci giorni, fino al 6 aprile alle otto di sera (ora di Washington). «I negoziati stanno andando avanti». Non si ferma però la mobilitazione delle forze americane. In arrivo probabilmente almeno 3000 marines, oltre a consistenti componenti aeree e logistiche. In movimento anche le Arg-Meu, composte da 4500 marines ciascuna. Secondo quanto dichiarato dal Comando Centrale degli Stati Uniti, circa 50.000 soldati americani sono già presenti in Medio Oriente.
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