Riprendiamo dal TEMPO di oggi, 26/03/2026, a pag. 10, con il titolo "Come cambiano gli equilibri in Iraq ", il commento di Souad Sbai.
Souad Sbai
L’azione del governo iracheno di autorizzare le Forze di Mobilitazione Popolare (Pmf) a rispondere militarmente a minacce esterne segna un passaggio cruciale nella trasformazione dello Stato iracheno post Isis. Il premier ad interim, Mohammed al-Sudani, ha formalmente incardinato tale scelta nel diritto all’autodifesa, ma nella sostanza essa rappresenta una ridefinizione profonda degli equilibri tra sovranità nazionale, influenza regionale e presenza internazionale. Le Pmf, nate nel 2014 come strumento emergenziale contro l’avanzata dello Stato Islamico, costituiscono oggi un attore istituzionalizzato ma non pienamente subordinato al potere centrale. L’integrazione formale nelle forze armate, avvenuta nel 2016, non ha infatti eliminato né le catene di comando parallele né i legami strutturali con l’Iran, che continua a esercitare un’influenza significativa, soprattutto sulle componenti più ideologizzate. In questo contesto, il via libera all’uso della forza assume il valore di una delega implicita a soggetti dotati di autonomia operativa, con il rischio concreto di un ulteriore indebolimento del controllo statale, reso fragile anche dalla presenza di altre milizie armate radicali legate a Teheran. Tali gruppi hanno già ripetutamente colpito obiettivi militari americani ed europei in Iraq, la cui presenza è ufficialmente giustificata dalla lotta contro le cellule jihadiste residue nel paese. Un’eventuale escalation di attacchi rischierebbe di trasformare l’Iraq in un teatro diretto di confronto che eroderebbe ancora di più la sovranità del governo di Baghdad, in un quadro di crisi che potrebbe vedere anche il coinvolgimento della Siria. Il nuovo governo sunnita «post jihadista» di Ahmed al-Sharaa, in caso di allargamento dello scontro, potrebbe infatti essere chiamato in causa contro le milizie sciite in territorio iracheno, oltre che in Libano contro Hezbollah, il principale «proxy» iraniano. In attesa che si formi un nuovo esecutivo dopo le elezioni del novembre 2025, al-Sudani continua ad operare entro un vincolo politico stringente: la sua maggioranza parlamentare dipende infatti in larga misura da forze sciite vicine all’Iran. L’autorizzazione alle Pmf risponde dunque a una logica di equilibrio interno prima ancora che a una strategia coerente di sicurezza nazionale. Tuttavia, questa scelta contribuisce a rafforzare il peso politico e militare delle milizie, rendendo sempre più difficile, nel medio periodo, il ripristino del monopolio statale della forza. Dinamiche analoghe si osservano anche in Libano, dove il ruolo di Hezbollah nel riattivare il conflitto autodistruttivo con Israele e la recente decisione del ministro degli Esteri Youssef Rajji di dichiarare persona non grata l’ambasciatore iraniano, sono indice della portata delle interferenze di Teheran nel paese. In definitiva, l’autorizzazione concessa alle Pmf non rappresenta un atto contingente, bensì un ulteriore passo in avanti verso la «milizianizzazione» dell’Iraq.
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