Riprendiamo da IL TEMPO del 26/03/2026, a pag. 11, con il titolo "Teheran boccia la tregua Usa Trump: scateneremo", l'analisi di Andrea Riccardi.
L'Iran ha bocciato il piano di pace di Trump. Anzi no. Se i media iraniani rilanciano il «no» a Donald, gli Usa dicono che Teheran «non ha respinto» il piano di pace presentato dagli Stati Uniti per il cessate il fuoco e «i colloqui continuano». La Casa Bianca smentisce quindi le notizie provenienti dai media di Teheran, secondo cui alti funzionari del regime avrebbero bollato come «eccessive» le richieste avanzate da Washington in una proposta in 15 punti. Gli ayatollah, chiarendo che «la fine della guerra avverrà quando l'Iran deciderà che debba finire, non quando lo immagina Trump», rilanciano ponendo cinque condizioni agli Usa. Quanto alle indiscrezioni secondo cui il mediatore Pakistan potrebbe ospitare già nei prossimi giorni un primo round di colloqui tra le due parti alla presenza del vicepresidente americano JD Vance, che appare sempre più centrale nella gestione della crisi, la portavoce della Casa Bianca Karoline Leavitt ha chiarito che «nulla deve essere considerato ufficiale finché non viene ufficialmente annunciato», assicurando al tempo stesso che gli Usa sono «molto vicini a raggiungere gli obiettivi». Washington lascia quindi aperto uno spiraglio alla diplomazia: Trump «preferisce sempre la pace», ma «se l'Iran non comprenderà di essere stato sconfitto militarmente e di continuare a esserlo, il presidente farà in modo che venga colpito più duramente di quanto non lo sia mai stato prima», ha aggiunto Leavitt. In sintesi, Trump è pronto a «scatenare l'inferno». Tra i 15 punti del piano statunitense, citato dai media israeliani, figura la richiesta a Teheran di smantellare le proprie capacità nucleari, di impegnarsi a non sviluppare mai armi atomiche e di rinunciare all'arricchimento dell'uranio. L'Iran dovrebbe inoltre consegnare all'Agenzia internazionale per l'energia atomica circa 450 chilogrammi di uranio arricchito al 60%, smantellare gli impianti di Natanz, Isfahan e Fordow e consentire il pieno accesso dell'Aiea in territorio iraniano. Nonché dovrebbe interrompere le attività regionali per procura, il finanziamento, indirizzo e armamento dei proxy, i gruppi alleati nella regione. Un altro punto riguarda lo Stretto di Hormuz, che dovrebbe restare aperto come corridoio marittimo libero. Gli Stati Uniti chiedono poi limiti al programma missilistico, sia per gittata che per quantità, consentendone l'uso solo a fini difensivi. In cambio, l'Iran otterrebbe la revoca completa delle sanzioni internazionali, il supporto americano per il programma nucleare civile e l'eliminazione del meccanismo «snap-back» sul ripristino automatico delle sanzioni. Da Teheran è arrivato un rifiuto e la richiesta di cinque condizioni per porre fine al conflitto: lo stop completo delle «aggressioni», l'istituzione di meccanismi concreti per impedire la ripresa del conflitto, il pagamento dei danni di guerra, la conclusione del conflitto su tutti i fronti e per tutti i gruppi della «resistenza» coinvolti nella regione. L'Iran chiede inoltre il riconoscimento del proprio controllo sullo Stretto di Hormuz, mentre avrebbe rinunciato alla chiusura delle basi Usa nella regione. In attesa dei possibili sviluppi sul fronte diplomatico, gli Stati Uniti continuano a rafforzare la presenza militare nella regione. L'esercito americano si prepara a dispiegare in Medio Oriente almeno 1.000 soldati della 82esima Divisione aviotrasportata, unità schierabile con breve preavviso, con i soldati addestrati a lanciarsi con il paracadute in territori ostili o contesi per mettere in sicurezza aree strategiche e aeroporti. Anche Israele mantiene alta la pressione militare: il governo ha autorizzato l'Idf a richiamare fino a 400mila riservisti. Il New York Times riferisce inoltre che, nel timore che il conflitto possa avvicinarsi a una conclusione per l'ipotesi di colloqui, il premier israeliano Benjamin Netanyahu ha ordinato alle forze armate di colpire nelle prossime 48 ore il maggior numero possibile di obiettivi chiave dell'industria bellica iraniana.
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