Riprendiamo da LIBERO di oggi, 26/03/2026, pag. 10, con il titolo "A Teheran sono finiti i gerarchi e si rievoca Hitler", la cronaca di Carlo Nicolato.
Carlo Nicolato
Mojtaba Khamenei e Adolf Hitler: il regime iraniano sta usando questo accostamento per ammonire i cittadini eventualmente tentati dalla collaborazione con il nemico, o che semplicemente sperano in un’occupazione straniera per liberarsi dai tiranni. Manifesti con le immagini dei due dittatori, una sopra l’altro, sono apparse in questi giorni in alcune città della Repubblica Islamica, come a Babolsar e Kermanshah, l’una sulla costa del Mar Caspio, l’altra nell’ovest del Paese, e sono stati riportati sui social da alcuni temerari utenti di internet che hanno utilizzato i rari momenti di connessione disponibili in questi giorni di guerra.
I manifesti riportano una frase attribuita al Führer: «Le persone più spregevoli sono quelle che hanno collaborato con me, uno straniero, per la conquista dei propri Paesi. Poiché la patria è come una madre, essi hanno spianato la strada affinché io potessi persino dominare la loro madre», si legge in lingua persiana. A chiosa i redattori del manifesto hanno aggiunto in termini di chiarimento: «Chiunque gioisca dell’occupazione del proprio Paese è come chi gioisce dello stupro dalla propria madre». Il post che ha riportato tali immagini commenta come il fatto stesso di prendere come esempio di resistenza Hitler che ha sterminato sei milioni di ebrei sia rivelatore di un regime che «non solo cerca di combattere Israele, ma alimenta e promuove una visione del mondo profondamente antisemita« e ha al centro della propria ideologia l’odio per gli ebrei.
Ma l’accostamento tra il regime iraniano e il nazismo non è certo una novità. Ci sono affinità ideologiche che fanno della Persia l’origine stessa della razza ariana, ma anche storiche con una collaborazione politica che caratterizzò il regime dello scià Reza Pahlavi il grande, padre di Mohammad Reza Pahlavi che fu detronizzato dalla rivoluzione degli ayatollah. I nazisti credevano molto nelle potenzialità collaborative del Medio Oriente, tanto che trasmettevano sulle onde corte programmi radio propagandistici in lingua araba e farsi che ebbero un ruolo importante nella strutturazione del pensiero politico della futura classe dirigente che prese il potere con Khomeini nel 1979. Con l’instaurazione del regime clericale l’odio nei confronti di Israele si è istituzionalizzato e la negazione dell’Olocausto, tra le altre cose, è diventato uno degli sport preferiti della Guida Suprema, in particolare di Khamenei padre, e di altri leader, come l’ex presidente Mahmud Ahmadinejad. Anche per tale motivo, oltre che per i metodi repressivi del regime, è diventato logico accostare Khamenei a Hitler anche da parte degli oppositori e dei nemici dell’Iran degli ayatollah.
Lo stesso ministro della Difesa israeliano Israel Katz lo scorso anno ha definito Khamenei un «moderno Hitler che non può continuare ad esistere». Lo stesso evidentemente vale anche per il suo presunto discendente, e i manifesti appesi sui muri iraniani in questi giorni non fanno che confermare le parole di Katz.
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