Normalità antisemita. Soldati a difesa degli ebrei in Belgio
Commento di Iuri Maria Prado
Testata: Il Riformista
Data: 26/03/2026
Pagina: 7
Autore: Iuri Maria Prado
Titolo: Normalità antisemita. Soldati a difesa degli ebrei in Belgio

Riprendiamo dal RIFORMISTA del 26/03/2026, a pagina 7, il commento di Iuri Maria Prado dal titolo "Normalità antisemita. Soldati a difesa degli ebrei in Belgio".


Iuri Maria Prado

Il Belgio mobilita anche l'esercito per proteggere la comunità ebraica, dopo gli attentati di Liegi e Anversa. I cittadini ebrei, teoricamente uguali agli altri, sono in realtà trattati come diversi. Se fossero davvero uguali, non avrebbero bisogno dei soldati.

Annunciando la mobilitazione dell’esercito per proteggere gli ebrei, Theo Francken, ministro della Difesa del Belgio, ha sentito il bisogno di precisare che tutti i cittadini devono sentirsi sicuri. Ma, ebrei a parte, non esistono cittadini a rischio per ciò che sono. Non esistono, in Europa, minoranze che richiedano protezione armata. La sua dichiarazione finisce così per rivelare, senza dirlo esplicitamente, una verità scomoda dell’Europa che fu della Shoah: i cittadini ebrei, teoricamente uguali agli altri, sono in realtà trattati come diversi. Se fossero davvero uguali, non avrebbero bisogno dei soldati.

Le opinioni pubbliche e i giornali europei accolgono questa realtà con una discrezione che sfiora l’indifferenza. Non colpisce che, nel 2026, si renda necessario schierare l’esercito a protezione di una minoranza sopravvissuta a una popolazione quasi annientata. Non scuote le coscienze vedere che sinagoghe, scuole, quartieri e luoghi di aggregazione ebraici, in un Paese nel cuore dell’Europa, siano presidiati da militari. Né impressiona il fatto che sia ormai impossibile fotografare quelle strade, quei luoghi di culto, quelle case o quei negozi senza includere nell’inquadratura un uomo armato posto a difesa.

Eppure quei soldati non si frappongono a minacce esterne, ma a violenze e intimidazioni interne, generate all’interno delle stesse società che rendono necessaria la loro presenza. Comunità costrette a difendersi da sé stesse imboccano una traiettoria già vista nella storia europea. Il fatto che non esista, oggi, una sinagoga al mondo priva di protezione delle forze dell’ordine dovrebbe essere un problema meno per gli ebrei — ormai abituati a questa realtà — che per le città costrette a riconoscersi come ambienti inospitali e potenzialmente pericolosi.

Eppure non è così. Non sembra pesare, sulle società in cui gli ebrei cessano di essere cittadini come gli altri, la consapevolezza che i diritti costituzionali di questa minoranza risultino di fatto svuotati. Per mantenerne una parvenza di efficacia si ricorre alla presenza armata dello Stato. È il segno di un passaggio più profondo: la legge uguale per tutti non basta più a garantire sicurezza agli ebrei, sostituita nei fatti da una normalità segnata da un antisemitismo ormai interiorizzato.

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