Lettera: Oltre il 7 ottobre: la battaglia esistenziale conto l'asse iraniano
Cara Debora Faith,
ti scrivo perché sento l’urgenza di condividere una riflessione profonda su ciò che il 7 ottobre ha rappresentato e, soprattutto, su ciò che deve necessariamente seguire. Quella data non è stata solo un attacco terroristico di proporzioni inaudite; è stata la brutale epifania di una minaccia che Israele non può più permettersi di gestire con la vecchia dottrina del "contenimento".
Dobbiamo dircelo con chiarezza: per Israele, il 7 ottobre è stato l’equivalente esistenziale della Guerra d'Indipendenza del 1948. Se nel '48 lo Stato nascente dovette lottare per il diritto di esistere contro cinque eserciti regolari che ne volevano il soffocamento immediato, oggi la sfida è altrettanto decisiva, ma più complessa. Gli israeliani si sono ritrovati improvvisamente a combattere su sette fronti diversi: Gaza, Libano, Cisgiordania, Siria, Iraq, Yemen e, al centro di tutto, l’Iran.
Non possiamo più guardare a Hamas o Hezbollah come a entità isolate. Essi sono le dita di una mano il cui cervello risiede a Teheran. L’attacco del 7 ottobre è stato il tragico successo del progetto iraniano dell’Asse della Resistenza, una strategia volta a circondare Israele con un "anello di fuoco" per logorarlo lentamente fino al collasso finale.
L’illusione che si potesse convivere con un vicino che dichiara apertamente di volerti sterminare è andata in frantumi tra le macerie dei kibbutz del sud. Permettere che questa infrastruttura del terrore si rigeneri significherebbe condannare le future generazioni di israeliani a vivere nel terrore costante di un nuovo 7 ottobre, magari ancora più coordinato e letale.
Israele si trova di fronte a un bivio storico. Non si tratta più di vincere una battaglia tattica o di distruggere qualche tunnel; si tratta di porre fine allo scontro esistenziale con il regime iraniano. Ecco i motivi per cui questa partita deve essere chiusa:
Nel 1948, Israele non aveva scelta: o vinceva o spariva. Oggi la situazione è speculare. La differenza è che oggi Israele è una potenza tecnologica e militare, ma si trova di fronte a un nemico ideologico che non risponde alle logiche della Realpolitik. L'Iran non cerca territori, cerca l'annichilimento dell'entità sionista.
Combattere su sette fronti contemporaneamente è uno sforzo che nessun Paese al mondo, tranne Israele, potrebbe sostenere con tale resilienza. Ma è uno sforzo che non può anzi non deve diventare la "nuova normalità". Lo Stato ebraico è stato creato per essere il rifugio sicuro del popolo ebraico, non un campo di battaglia permanente dove i civili vengono massacrati nelle loro case.
Terminare lo scontro esistenziale con l'Iran significa cambiare paradigma. Significa che la comunità internazionale deve capire che non c'è stabilità in Medio Oriente finché il regime degli Ayatollah potrà esportare la sua rivoluzione attraverso il sangue. Per Israele, questo significa che l'obiettivo finale non può essere solo il disarmo di Hamas, ma la neutralizzazione della capacità dell'Iran di proiettare il terrore ai propri confini.
Cara Debora, la strada è difficile e il prezzo pagato finora è straziante. Ma come nel 1948, lo spirito di Israele risiede nella sua capacità di trasformare una tragedia senza precedenti in una determinazione d'acciaio per garantire che "Mai Più" non sia solo uno slogan, ma una realtà geografica e politica.
Dobbiamo sostenere questo percorso, affinché i figli di Israele non debbano mai più affrontare l'orrore che abbiamo visto in quel sabato nero di ottobre.
Con profonda stima e speranza,
Shalom
Luca
Caro Luca,
Israele sta vivendo uno sforzo psicologico (oltre che bellico) che nessun altro avrebbe potuto sopportare e restare sano di mente. Dal 7 Ottobre 2023 non abbiamo avuto un solo giorno di tranquillità, siamo tutti affetti da sindrome post traumatica da stress ma non ci pieghiamo e non ci scoraggiamo mai. Il regime iraniano deve assolutamente essere eliminato se vogliamo continuare ad esistere e avere una vita tranquilla in tutto il Medio Oriente. La mia paura è che Trump si tiri indietro per trattare con le serpi iraniane che da quasi mezzo secolo tentano di annientare Israele e riempiono il mondo di terroristi. Le vittime innocenti di quel Sabato Nero devono poter riposare in pace dopo tanta sofferenza e MAI PIU' deve essere ADESSO!
Shalom a te
Deborah Fait
takinut3@gmail.com