Esecuzioni in nome dell’islam
Analisi di Mariano Giustino
Testata: Il Riformista
Data: 21/03/2026
Pagina: 8
Autore: Mariano Giustino
Titolo: Esecuzioni in nome dell’Islam

Riprendiamo dal RIFORMISTA di oggi, 21/03/2026, a pagina 8, l'analisi di Mariano Giustino: "Esecuzioni in nome dell’Islam".

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Mariano Giustino

Pena di morte, il primato delle esecuzioni in Iran e gli esempi del Kuwait  e dell'Afghanistan - la Repubblica
Le impiccagioni alla vigilia del Nowruz mostrano il volto di un regime che risponde alla fragilità interna con la repressione esemplare

All’alba della vigilia del Nowruz, “Mercoledì del fuoco”, che segna l’ingresso nel nuovo anno iranico, al grido di Allahu Akbar, la repubblica islamica ha impiccato tre giovani prigionieri accusati di spionaggio per conto degli Stati Uniti e di Israele. Il Tribunale rivoluzionario islamico, che i manifestanti definiscono “Tribunale della Morte”, ha eseguito in nome dell’Islam, segretamente, l’impiccagione dei tre ragazzi detenuti nella prigione di Qom, arrestati per aver partecipato alle proteste del dicembre 2025 e accusati di “moharebeh”, cioè di “guerra contro Dio”. Un’accusa, questa, che viene mossa per giustificare la condanna a morte per coloro che osano protestare. Il regime iraniano considera le proteste antigovernative una minaccia alla sicurezza nazionale e dunque considera i manifestanti terroristi al servizio delle potenze straniere. Saleh Mohammadi, di anni 19, Saeed Davoudi e Mehdi Ghasemi, di 22 anni, sono stati sottoposti a torture per estorcere loro confessioni false. Saleh Mohammadi era un promettente campione di wrestling, un giovane con un futuro promettente, già medaglia di bronzo alla Coppa Saitiev del 2024 in Russia. Era stato rapito nel gennaio scorso dalle forze di sicurezza dei pasdaran coordinate dal defunto Ali Larijani, segretario del Consiglio Supremo per la Sicurezza Nazionale ucciso il 17 marzo da un missile israeliano. Mohammadi è stato tenuto in regime di isolamento, sottoposto a un processo farsa durato pochi minuti dal cosiddetto tribunale rivoluzionario. È stata di fatto una esecuzione extragiudiziale compiuta come sempre in nome di Allah. Ci sono altre decine di giovani manifestanti in attesa di impiccagione. Molti dei quali sono atleti. La sua impiccagione ricorda quella recente di Navid Afkari, diventato un simbolo dell’uso della pena capitale contro gli sportivi. Un numero crescente di atleti, allenatori e arbitri è rinchiuso nelle prigioni iraniane, arrestati durante le recenti rivolte popolari. In molte città iraniane, gli abitanti sono scesi in strada per celebrare la festa del fuoco del Chaharshanbe Suri, sfidando gli avvertimenti e i tentativi di repressione da parte delle forze di sicurezza, mentre il Paese rimane sotto costante pressione militare. La cerimonia del salto nel fuoco, con i canti e i balli attorno a un falò, ha visto i giovani iraniani festeggiare l’arrivo del Nowruz, cioè del Capodanno iranico, il rito che segna il passaggio dall’oscurità alla luce, che in questi ultimi anni per gli oppositori del regime ha assunto il significato del passaggio dalla tirannia alla liberazione. Appaiono scritte sui muri di Teheran in cui i giovani esprimono il loro non sopito desiderio di libertà e intendono portare fino in fondo la loro lotta di liberazione dalla tirannia della repubblica islamica. “Non preoccuparti della distruzione, la libertà è meglio della prosperità”, si legge sui muri di Teheran. I membri basij ricevono sui loro cellulari messaggi da parte del Mossad con i quali viene loro intimato di non colpire i manifestanti e di schierarsi dalla parte della popolazione, altrimenti faranno la fine dei loro comandanti e degli altri membri che ai posti di blocco in questi giorni vengono presi di mira dai droni israeliani. L’obiettivo di Benjamin Netanyahu sembra chiaro: è quello di creare le condizioni per una insurrezione popolare. L’intelligence israeliana segnala diserzioni e fughe di membri basij e di pasdaran e si avvale di collaboratori interni al regime che forniscono una mole di informazioni preziose dal terreno necessarie per colpire le forze basij ai posti di blocco dei centri urbani. Il Mossad lancia i suoi messaggi: “Siate pronti a scendere in strada. Vi proteggeremo dall’alto”. Dal canto loro i basij lanciano avvertimenti alla popolazione minacciando il carcere, la fustigazione e la pena di morte per comportamenti “non convenzionali” in piazza. La Repubblica islamica ha subito un duro colpo dai bombardamenti israelo-americani. All’interno di essa regna il caos. Le sue infrastrutture strategiche, militari ed energetiche, già molto precarie prima del 28 febbraio, sono ora gravemente danneggiate. Il suo apparato missilistico, in particolare di lanciatori, è stato ridotto ai minimi termini. Teheran ha perso la quasi totale capacità di deterrenza. La sua leadership militare, fatta di guardiani della rivoluzione, di forze basij, forze di polizia e di esercito, è stata profondamente decimata. Quel che è rimasto dei loro quadri vaga per le strade dei centri urbani in cerca di riparo, inseguiti dai droni israeliani. Le loro caserme sono state bombardate e i loro asset, per buona parte, sono stati trasferiti nelle scuole, negli ospedali e in altri uffici pubblici, trasformati in scudi umani. Secondo diverse fonti Ong e testimonianze in anonimato di medici e personale sanitario, al momento c’è grande caos tra le file dell’esercito e dei guardiani della rivoluzione islamica in Iran. Si registrano diserzioni, carenza di rifornimenti, di munizioni, di cibo e di acqua potabile. Le caserme dei militari, dei pasdaran e dei basij sono state distrutte, spesso le milizie sono costrette a trovare ripari di fortuna. La situazione delle unità militari della Repubblica Islamica è dunque molto critica. Vi sarebbero molte difficoltà anche a curare i soldati e i membri delle milizie feriti. Reparti militari non collaborerebbero più con i guardiani della rivoluzione. I pasdaran respingono le ripetute richieste di assistenza da parte dell’esercito, adducendo come motivazione la “carenza di ambulanze e scorte di sangue”. Nessun luogo è più sicuro per pasdaran e basij inseguiti dai droni di Gerusalemme.

 

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