Europa irresoluta
Commento di Iuri Maria Prado
Testata: Il Riformista
Data: 21/03/2026
Pagina: 7
Autore: Iuri Maria Prado
Titolo: Gli Houthi in guerra con Teheran. L’Europa è insicura e irresoluta

Riprendiamo dal RIFORMISTA del 21/03/2026, a pagina 7, il commento di Iuri Maria Prado dal titolo "Gli Houthi in guerra con Teheran. L’Europa è insicura e irresoluta".


Iuri Maria Prado

L'Europa non si sta dimostrando ferma nelle sue scelte nella guerra al regime iraniano, teme ripercussioni sull'energia, ma questa posizione di indecisione mostra solo una grande insicurezza e impreparazione

Un fatto esemplare: mentre i leader europei si affannano a dare rassicurazioni sulla loro estraneità al conflitto, i ribelli yemeniti Houthi annunciano il loro schieramento con il regime iraniano. Dichiarano che questa è anche la loro guerra, la guerra di tutta la comunità musulmana. Lo dichiarano, pateticamente ma significativamente, mentre un lungo elenco di Paesi arabi – a cominciare dal più prominente, l’Arabia Saudita – ha rinfacciato all’Iran proprio la colpa di attentare alla sicurezza e all’incolumità del mondo musulmano. Gli europei sono rimasti alla finestra quando i terroristi yemeniti bombardavano i loro navigli commerciali nel Mar Rosso, e non è bastato che un ordigno iraniano colpisse un Paese dell’Unione Europea affinché le diplomazie continentali rinunciassero a riaffermare che loro non c’entrano, loro ne stanno fuori, loro vogliono solo che non si aggravi l’escalation. C’è più fermezza e senso della realtà nelle parole di un principe saudita che nelle conferenze stampa dei capi di governo del Vecchio Continente, un circolo dell’irrilevanza incaparbito nel credere che quell’equilibrismo tremebondo sia la scelta migliore nell’attesa che passi la nottata. Se pure si trattasse di cautele di interesse domestico e securitario, come lasciano intendere le dichiarazioni di Guido Crosetto sul rischio terroristico, discuteremmo di un approccio che lascia il tempo che trova. Perché il conflitto con il regime iraniano non è la causa di una destabilizzazione mai cessata, ma una possibile e auspicabile soluzione di una pax mediorientale presidiata dall’Iran e fondata esattamente sul ricatto terrorista. Hanno ragione, dal loro punto di vista, i ribelli Houthi che si sentono parte di questo conflitto e annunciano di schierarsi con il regime della Repubblica Islamica dell’Iran. Ma a fronte di questo loro posizionamento si squaderna in modo plateale l’inadeguatezza del consorzio europeo che invece non sente proprio – se non nel senso che lo teme – questo conflitto. Non si tratta di attendersi – attenzione – dichiarazioni interventiste a petto in fuori. Si tratta di capire che non basta dirsi estranei a una situazione di crisi che in ogni caso implica l’Europa, un ordinamento geopolitico che reclama autonomia dall’alleato statunitense soltanto in senso recessivo, senza assumere iniziative, senza caricarsi di qualsiasi responsabilità. La chiusura dello Stretto di Hormuz e il Mediterraneo assediato dalle rappresaglie terroristiche di Teheran non rappresentano gli incidenti spiacevoli di una guerra avventata, da giudicare con il ditino diplomatico delle ambasciate provinciali. Sono le convulsioni tutt’altro che innocue di un regime che confida esattamente sulle debolezze e sull’irresoluzione della gente che minaccia. Riferendosi alle Guardie della Rivoluzione Islamica, il responsabile degli Esteri dell’Unione europea, Kaja Kallas, un paio di mesi fa aveva dichiarato: “Se ti comporti come un terrorista, devi essere trattato come un terrorista”. Era un conato di fermezza destinato a sfarinarsi nei biascicamenti odierni dei governanti d’Europa.

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