L’Arabia Saudita si sveglia solo ora
Commento di Iuri Maria Prado
Testata: Il Riformista
Data: 20/03/2026
Pagina: 8
Autore: Iuri Maria Prado
Titolo: L’Arabia Saudita si sveglia solo ora

Riprendiamo dal RIFORMISTA del 20/03/2026, a pagina 8, il commento di Iuri Maria Prado dal titolo "L’Arabia Saudita si sveglia solo ora".


Iuri Maria Prado

I punti deboli delle forze armate saudite - Babilon Magazine
La guerra di Gaza non ha fermato il processo di normalizzazione tra Arabia Saudita e Israele, ma ha riattivato retoriche politiche ambigue sulla questione palestinese. Gli attacchi dell’Iran hanno però costretto Riyad a riconoscere apertamente il ruolo destabilizzante di Teheran nella regione

La guerra di Gaza non è stata sufficiente a distruggere il percorso di normalizzazione dei rapporti tra l’Arabia Saudita e Israele. Ma è stata sufficiente a rigonfiare di vecchi slogan capziosi le retoriche saudite, nuovamente appigliate al pretesto della soluzione della questione palestinese come presupposto per la finalizzazione degli accordi di Abramo. Durante il conflitto di Gaza, dai maggiorenti e dai circoli curtensi del più importante Paese arabo ricominciavano a venire i soliti ammiccamenti al diritto di resistenza dei palestinesi e le tradizionali ambiguità sul diritto all’esistenza di Israele. Ma si trattava, appunto, di retoriche. Buone per restare alla finestra e mantenere un facile posizionamento irresponsabile, ma infruttuose da ogni altro punto di vista e, in particolare, insufficienti a compensare il danno più grande: vale a dire la rinuncia ad accelerare sul percorso di normalizzazione che avrebbe visto l’Arabia Saudita protagonista di un Medio Oriente rivolto a un futuro più stabile e di progresso. Ora una ventata di realtà ha rinfacciato a quel regno le proprie responsabilità. I missili iraniani hanno spiegato all’Arabia Saudita quanto fosse non solo sbagliata, ma fallimentare, la strategia di trarre frutto dai problemi israeliani nell’illusione che i tentacoli di Teheran avrebbero lambito solo lo Stato ebraico e qualche orlo di terra intorno, senza altre conseguenze. Sarebbero stati i bombardamenti iraniani in terra araba a tirar fuori dalla gola del ministro degli Esteri saudita, proprio ieri, le verità sotto gli occhi di tutti davvero non da oggi. “Hanno sostenuto la milizia Houthi nello Yemen”, ha detto Prince Faisal bin Farhan Al Saud. “Hanno sostenuto le milizie in Iraq e ora stanno attaccando il territorio iracheno”, ha aggiunto. “Attraverso Hezbollah”, ha detto ancora, “hanno interferito negli affari del Libano, non solo impadronendosi del processo decisionale politico, ma anche compiendo azioni destabilizzanti in tutta la regione, compresa l’Arabia Saudita”. Un discorso tenuto in arabo a Riyad, ma indistinguibile rispetto a quelli che - in ebraico e a Gerusalemme - pronuncia il primo ministro israeliano quando si rivolge al regime iraniano. La requisitoria del plenipotenziario degli Esteri saudita contro il Paese che, pretendendo di curare gli interessi islamici, bombarda tutti i Paesi musulmani della regione, rappresenta insieme un’auto-denuncia e la dichiarazione di fallimento delle ambizioni egemoniche iraniane. L’Arabia Saudita non scopre oggi - ed è qui la denuncia della propria irresponsabilità - che l’Iran ha lavorato in quel modo da sempre, allevando e finanziando le milizie che si radicavano in tutti quei Paesi facendone altrettante polveriere. Ma, suscitato dagli ordigni iraniani, questo tardivo riconoscimento saudita formalizza anche il declino - probabilmente irreversibile - dei vagheggiamenti di primazia mediorientale della Repubblica Islamica dell’Iran.

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