Bombe a grappolo su Tel Aviv, due morti
Commento di Iuri Maria Prado
Testata: Il Riformista
Data: 19/03/2026
Pagina: 8
Autore: Iuri Maria Prado
Titolo: Bombe a grappolo due morti a Tel Aviv l’Iran rivendica (ma tutti tacciono)

Riprendiamo dal RIFORMISTA del 19/03/2026, a pagina 8, il commento di Iuri Maria Prado dal titolo "Bombe a grappolo due morti a Tel Aviv l’Iran rivendica (ma tutti tacciono)".


Iuri Maria Prado

Israele si scopre vulnerabile: le bombe a grappolo fanno morti nonostante  l'Iron Dome - la Repubblica
Il silenzio internazionale sull’uso iraniano di bombe a grappolo contro civili israeliani sottolinea un evidente doppio standard. Si condanna Israele con fermezza, mentre si ignorano o si giustificano crimini apertamente rivendicati da Teheran

Questo giornale si era già occupato, con un articolo a fi rma del Generale Leonardo Tricarico pubblicato la settimana scorsa, degli ordigni cosiddetti “a grappolo” con cui il regime iraniano sta bombardando Israele. Giunti a una certa quota prestabilita, quei dispositivi micidiali partoriscono - appunto - grappoli di bombe che colpiscono indiscriminatamente le aree sottostanti. Una convenzione internazionale sottoscritta da molti Paesi ne vieta l’uso, ma nessuno dei sottoscrittori sta reagendo in qualsiasi modo alle pratiche iraniane che largheggiano nel lancio di quelle cariche contro i civili dello Stato ebraico. Nemmeno quando - com’è successo ieri - il regime iraniano ha apertamente rivendicato di averne fatto uso uccidendo due settantenni a Tel Aviv. È signifi cativo anche l’argomento che l’Iran - nel silenzio degli spettatori internazionali - ha inteso offrire a giustifi cazione della propria condotta criminale: e cioè che il ricorso alle bombe a grappolo contro i civili israeliani costituiva una risposta all’uccisione di Ali Larijani, il capo del Supremo Consiglio di Sicurezza Nazionale iraniano. Presso le platee solitamente impegnate a reclamare il rispetto della legalità internazionale passa dunque inosservato il comportamento del regime iraniano che non solo si abbandona all’uso di quelle armi, ma lo fa contro i civili e rivendica di farlo contro i civili. Il tutto, mentre l’architetto del massacro di decine di migliaia di iraniani nel giro di un paio di giorni viene celebrato, in morte, dalla stampa democratica che ne descrive il carattere “pragmatico” e ne ricorda le predilezioni per la fi losofi a tedesca (“amava Kant”). Per stare in tema, diciamo che è probabilmente impossibile raddrizzare il legno storto di un atteggiamento politico e di un’informazione che si pongono in questo modo - cioè voltati dall’altra parte - davanti a quella sfrontata violazione di regole di guerra comunemente accettate. Semmai c’è da domandarsi per quale motivo quell’irrimediabile stortura si sia prodotta e perché, anzi, passi per dignitosa rettitudine. C’è da domandarsi perché si indugi tanto sulla inoppugnabile “criminalità” del governo israeliano, da un lato, e dall’altro lato si ritenga di assolvere con coccodrilli apologetici il macellaio a capo della sicurezza nazionale iraniana, cioè il mandante del più spaventoso macello di civili che abbia mai avuto corso in decenni di repressione in quel Paese. Nell’assenza di altri indizi appaganti, le risposte rischiano di essere molto semplici. Vale a dire che è un israeliano il “criminale” verso cui si concentrano le requisitorie del mondo uniformato alla legalità internazionale, mentre non ha quel difetto d’origine l’autocrate sanguinario “ingiustamente” eliminato da Israele. Ed erano israeliani i due vecchi uccisi dalle bombe a grappolo lanciate dal regime iraniano. E, se si tratta di vittime israeliane, la materia è insuffi ciente a mobilitare i cultori del diritto internazionale.

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