A destra e a sinistra, torna la calunnia trita e ritrita secondo cui l’America sarebbe trascinata in guerra dagli ebrei
Commento di Michael Oren
Testata: israele.net
Data: 18/03/2026
Pagina: 1
Autore: Michael Oren
Titolo: Una nuova guerra fa rivivere una antica e abietta menzogna. A destra e a sinistra, torna la calunnia trita e ritrita secondo cui l’America sarebbe trascinata in guerra dagli ebrei. Ma l’alleanza tra estrema destra ed estrema sinistra contro ebrei e Israel

Riprendiamo dal sito www.israele.net - diretto da Marco Paganoni - la traduzione dell'editoriale del Times of Israel dal titolo: "Una nuova guerra fa rivivere una antica e abietta menzogna. A destra e a sinistra, torna la calunnia trita e ritrita secondo cui l’America sarebbe trascinata in guerra dagli ebrei. Ma l’alleanza tra estrema destra ed estrema sinistra contro ebrei e Israele non è certo una novità". 

Michael Oren

Come il linguaggio del nazismo legittimò l'olocausto - Focus.it
​  Dai tempi più antichi passando per la propaganda nazista fino ai giorni nostri, è sempre la solita menzogna del complotto ebraico. Anche questa volta il web è stato inondato da teorie complottiste secondo cui Israele avrebbe spinto gli Stati Uniti in guerra

Scrive Michael Oren: Cosa hanno in comune il giornalista del New York Times Thomas Friedman, il podcaster antisemita Tucker Carlson, il politico di sinistra Bernie Sanders e gli influencer pazzoidi Candace Owens e Nick Fuentes?

Ognuno di loro ha accusato Israele, Netanyahu e gli ebrei d’aver trascinato gli Stati Uniti in un’altra guerra in Medio Oriente infinita e impossibile da vincere.

Non c’è molta differenza tra il commento di Friedman secondo cui “Bibi sta prendendo in giro sia il presidente Trump che gli ebrei americani, se gli Stati Uniti glielo permettono, gli stupidi siamo noi”, e quella di Carlson che dice: “Questa è la guerra di Israele, non è la guerra degli Stati Uniti. Non sono stati gli Stati Uniti a prendere questa decisione. È stato Benjamin Netanyahu”.

L’affermazione di Sanders secondo cui “gli Stati Uniti non possono continuare a essere complici delle guerre di Netanyahu” è praticamente indistinguibile da quelle di Owens: “Trump ha tradito l’America e si aspetta che voi moriate per Israele” e “Trump ha lanciato una guerra sulle note sioniste”.

Naturalmente, l’alleanza tra destra e sinistra contro Israele non è affatto una novità.

Negli anni ’60, il (marxista) Weather Underground descriveva Israele come “uno stato nazista” e “un’atrocità razzista”, mentre il Gran Mago del Ku Klux Klan, David Duke, accusava i sionisti di controllare il governo statunitense “in tutto e per tutto”.

Anche l’idea che gli ebrei manipolino i leader americani per spingerli alla guerra non è per nulla originale.

Henry Ford attribuì lo scoppio della Prima Guerra Mondiale ai “banchieri ebrei tedeschi”. E prima che l’America entrasse nella Seconda Guerra Mondiale, Charles Lindbergh puntava il dito contro gli ebrei accusandoli di “spingere il Paese verso la guerra”.

Le invettive di Ford e Lindberg ebbero in definitiva scarso impatto sulla politica americana, ma lo stesso non si può dire dei critici delle guerre americane in Iraq e Afghanistan.

Molti di loro continuano ad attribuire il fallimento di quelle campagne ai neoconservatori, fra cui un certo numero di ebrei, che spinsero apertamente verso la guerra. “Praticamente tutti i neoconservatori sono anche sionisti profondamente convinti – ha scritto il professor Stephen Walt – e credono che gli Stati Uniti debbano usare la loro potenza militare per promuovere gli interessi di Israele”.

Ma mentre il trauma dell’Iraq e dell’Afghanistan continua ad affliggere gli americani, le crescenti accuse di complicità ebraica nel persuadere l’America ad attaccare l’Iran hanno poco a che fare con quei precedenti conflitti, e molto di più con la recente guerra a Gaza.

Scoppiata in un periodo in cui il ricordo della Shoah si stava rapidamente affievolendo e le barriere sociali contro l’odio verso gli ebrei erano praticamente crollate, la guerra ha portato a compimento la fusione tra antisionismo e antisemitismo.

Demonizzare Israele ha fornito agli antisemiti latenti il linguaggio e la licenza di cui avevano bisogno per odiare apertamente gli ebrei e diffondere la trita leggenda secondo cui gli ebrei sarebbero straordinariamente malvagi e capaci di crimini enormi e nascosti.

Le parole “Israele”, “Netanyahu” ed “ebreo” sono diventate sinistramente sinonimi.

Convinte, a un livello neanche tanto subliminale, che gli ebrei siano intrinsecamente malvagi, milioni di persone hanno supinamente accettato l’affermazione statisticamente impossibile che il 70% delle vittime a Gaza fossero donne e bambini, e che Israele abbia ucciso più di 230 giornalisti a Gaza.

“La brama di genocidio è irrefrenabile – ha sentenziato Candace Owens – È assolutamente satanica”.

L’impatto sulla politica e sull’opinione pubblica americana è stato profondo. Oggi essere un candidato del Partito Democratico significa sempre più spesso giurare che non si accetterà mai un centesimo da AIPAC e prendere in seria considerazione la possibilità di tagliare gli aiuti militari a Israele.

Nel frattempo il movimento MAGA ha favorito la rinascita dell’ala più furiosamente anti-israeliana del Partito Repubblicano, guidata da Pat Buchanan.

Stando a recenti sondaggi, oltre il 50% degli americani crede che Israele abbia commesso un genocidio a Gaza.

E per molti americani su entrambi gli schieramenti, spaventati dall’aumento del prezzo della benzina e con idee confuse sugli obiettivi della guerra, il modo più semplice per spiegare questo casino – esattamente come durante la Grande Depressione o la peste bubbonica – è dare la colpa agli ebrei.

Paradossalmente, queste accuse riemergono proprio quando esiste un coordinamento strategico senza precedenti tra Stati Uniti e Israele.

Lungi dall’essere frutto di manipolazione, questa collaborazione riflette una valutazione condivisa delle minacce, sviluppata nel corso di diverse amministrazioni.

Il segretario alla difesa Pete Hegseth ha definito Israele un “solido alleato” che dimostra “abilità senza eguali e ferrea determinazione”.

In effetti, nel momento in cui nessun altro alleato americano è disposto a unirsi allo sforzo, o anche solo a difendersi dalle minacce iraniane, e la NATO si rivela una tigre senza denti, Israele è oggi l’unico alleato militare veramente affidabile per gli Stati Uniti.

America e Israele hanno ideato e coordinato le operazioni Epic Fury e Roaring Lion non a seguito di un fantapolitico intrigo ebraico, ma come alleati impegnati ad affrontare una minaccia comune e intollerabile.

Non si dimentichi che ben sei presidenti americani hanno considerato l’Iran una minaccia nazionale. Quello che alla fine ha deciso di agire non ha avuto nessun bisogno di essere trascinato.

(Da: Times of Israel, 17.3.26)

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