Riprendiamo da LIBERO di oggi, 18/03/2026, pag. 16, con il titolo "Lo scudo israeliano ferma più del 90% dei missili", il commento di Dario Mazzocchi.
Dario Mazzocchi
Campagne aeree contro lanciatori, depositi e infrastrutture; uccisione dei comandanti chiave; operazioni terrestri per eliminare i punti di osservazione del nemico. E, infine, intercettazione di razzi e droni che comunque riescono a essere lanciati. La strategia difensiva con cui Israele ha messo alle corde i terroristi di Hezbollah è più che mai stratificata, al pari del famoso Iron Dome, la cupola di ferro, il sistema d’arma mobile impiegato contro missili, droni e colpi d’artiglieria che piovono sui centri militari e civili.
Un sistema multilivello perché, oltre all’Iron Dome in sé, ci sono l’Arrow 3 (intercettazione extra-atmosferica), l’Arrow 2 (intercettazione ad alta quota) e il David’s Sling, la fionda di Davide, per i missili da crociera. Una protezione che regge all’urto, ma non è infallibile, specie se sottoposta a grandi volumi di fuoco ogni giorno: nell’autunno del 2024, a ridosso della fine della guerra con il gruppo sciita con base in Libano, all’incirca 170 razzi piovevano quotidianamente sui territori israeliani. Alcuni finivano in zone disabitate, altri andavano a segno perché l’intensità rimaneva troppo alta per essere azzerata – o quasi – dall’Iron Dome.
ESPERIENZA
La combinazione tra le operazioni via terra e via cielo dell’IDF ha fatto la differenza, con la localizzazione di infrastrutture sotterranee, depositi di armi, lanciatori mobili, missili a lungo e corto raggio, missili anticarro e postazioni di osservazione. Una visione ad ampio raggio, inaugurata dopo gli attacchi di Hamas del 7 ottobre 2023, per neutralizzare qualsiasi minaccia esterna, eliminando l’architettura tattica di Hezbollah per acquisire i bersagli e regolare il fuoco, comprese le strategiche colline nel sud del Libano.
Non sorprende, oggi, che Hezbollah sia incapace di dare un aiuto concreto al regime iraniano, così solerte nel finanziare economicamente e militarmente la perenne battaglia contro il nemico ebraico.
Nell’ultima settimana, secondo i report dell’Institute for the Study of War, il numero massimo di razzi dal Libano verso Israele in un solo giorno si è fermato a 26, ai quali si aggiunge una media di 9 attacchi missilistici: così l’Iron Dome raggiunge livelli di efficacia quasi assoluti.
Lo schema si sta riproponendo con l’Iran, le cui azioni offensive sono «frequenti, ma operativamente limitate e progressivamente meno efficaci».
Il quadro è piuttosto chiaro: la difesa israeliana si è rivelata efficace nel contenere gli attacchi missilistici e con droni del regime di Teheran, pur non essendo impermeabile. Un contributo fondamentale arriva dalla qualità tecnologica dell’Iron Dome, ma non solo: la superiorità operativa e la cosiddetta difesa attiva fanno la loro parte.
L’architettura multilivello dello scudo israeliano consente di ingaggiare un vettore più volte durante il suo percorso verso l’obiettivo: aumenta dunque in modo significativo la probabilità che un missile venga intercettato e riduce il rischio che si verifichino impatti a terra. Quanto ai droni, questi sono spesso intercettati prima ancora di entrare nello spazio aereo israeliano (sul Mediterraneo o lungo le direttrici di avvicinamento): è la prova che il sistema difensivo di Gerusalemme non opera solo in prossimità del territorio nazionale, ma si estende in profondità, anticipando la minaccia.
Percentuali precise sui tassi di intercettazione e neutralizzazione sono difficili da stabilire, ma le stime indicano che, per quanto riguarda i missili, una quota compresa tra il 70% e il 90% è nel complesso neutralizzata, sia perché intercettata sia perché cade senza effetto (in aree aperte, fuori bersaglio o comunque inefficace); per i droni, la quota sale all’80-95%, dal momento che sono più lenti e vulnerabili.
EFFICACIA
Messa alle strette dai raid israeliani e americani, la potenza di fuoco iraniana non riesce a saturare lo scudo difensivo israeliano: gli attacchi sono limitati nel numero e frammentati nel tempo e le ondate non sono coordinate in maniera tale da sopraffare i sistemi di intercettazione. L’IDF, dalla sua, può selezionare, tracciare e ingaggiare i bersagli, aumentando il tasso di successo.
La miglior difesa è l’attacco: le operazioni aeree hanno reso inutilizzabile o distrutto fino all’80% dei lanciatori missilistici iraniani. Meno lanciatori disponibili significa ovviamente meno vettori in volo e, di conseguenza, una difesa ancora più efficace e mirata. Sarà per questo che sorprendono le immagini dei palazzi in fiamme a Tel Aviv e in altre città israeliane: l’Iron Dome è accompagnato dal mito dell’infallibilità, che non è di questo mondo. Ma ci va comunque vicino.
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