Riprendiamo dal RIFORMISTA del 18/03/2026, a pagina 7, il commento di Iuri Maria Prado dal titolo "Muore Larijani, macellaio del regime l’occidente si irrita e invoca “la pace”".

Iuri Maria Prado
Una parte del mondo occidentale cantava quando il Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite approvava, lo scorso novembre, la risoluzione che subordinava la ricostruzione di Gaza alla neutralizzazione delle forze terroristiche ancora operanti nella Striscia. Formalmente mobilitato “per la pace”, quella parte di Occidente era, nella sostanza, schierato “per Hamas”. Ora quella medesima nebulosa occidentale si riafferma a difesa della “pace” mentre difende sostanzialmente il regime iraniano. Come? Denunciando l’“escalation” che nel giro di meno di venti giorni ha portato, prima, all’eliminazione del capo assoluto di quel regime, Ali Khamenei e, ieri, a quella di Ali Larijani e Gholamreza Soleimani, rispettivamente segretario del Supremo Consiglio di Sicurezza Nazionale iraniano e comandante generale del Basij, la milizia paramilitare di volontari affiliata alle Guardie della Rivoluzione Islamica. Il “guerrafondaio” della Casa Bianca è accusato da quella parte di mondo di muovere guerra a chi gli pare, quando gli pare e come gli pare per togliersi dagli impicci del caso Epstein e per ridisegnare le mappe energetiche del potere imperialista statunitense. Il “criminale” a capo del governo israeliano, secondo quella prospettazione, è il lestofante che, non contento del genocidio perpetrato a Gaza, si dà all’aggressione immotivata delle sovranità altrui per imporre un più largo giogo ebraico sul Medio Oriente desideroso soltanto di vivere in pace. Ed entrambi erano sbertucciati quando si dicevano solidali con il popolo iraniano oppresso dalla teocrazia che in un paio di giorni, in faccia al mondo vuoto di proteste e manifestazioni, libero da invocazioni al diritto internazionale, abbatteva come bestie al macello 45mila dimostranti. L’attenzione protettiva di cui godono, quando sono eliminati, i plenipotenziari di quel regime non si registrava in favore delle adolescenti cui il bastone iraniano sfondava il cranio perché avevano le ciocche dei capelli fuori posto. E un’operazione militare concentrata, come mai prima nella storia, nell’eliminazione dei vertici politici e militari di un regime sterminazionista e destabilizzatore, che “si difende” colpendo a grappolo i civili e i Paesi non belligeranti, è scrutinata con il setaccio dell’ideologo da talk show il quale spiega che il mondo sotto tutela dei Pasdaran è più giusto e sicuro a paragone di quello nelle grinfie di Israele e degli Stati Uniti. Adesso non è ancora storia ciò che sta succedendo, è solo cronaca: ma sarà storia, in futuro. E d’altra parte non era ancora storia, era cronaca, il discorso di Churchill contro gli accordi di Monaco che lasciavano in pace Adolf Hitler. E sarebbe diventata storia l’accusa che prominenti inglesi, non propagandisti nazisti, facevano a quel “guerrafondaio”, appunto Winston Churchill: di voler “rovinare la pace”. La pace dell’Europa imbandierata di svastiche; la pace di Auschwitz. Non è una pace diversa quella che una parte del mondo occidentale, lo stesso, ora oppone alla guerra contro il regime iraniano: la pace del 7 ottobre, la pace del terrore, la pace delle impiccagioni.
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