Riprendiamo da IL TEMPO del 17/03/2026, a pag. 9, con il titolo "I convegno di Peter Thiel: Cina e islamizzazione i nostri avversari. Servono «minoranze creative» ", il commento dell'Associazione Gioberti.
In ogni epoca, le civiltà incontrano i propri avversari. Anche l'Occidente non fa eccezione. I suoi nemici non sono soltanto quelli che lo contrastano apertamente, con programmi politici, religiosi o culturali dichiarati. Ve ne sono altri, più silenziosi e forse più pericolosi: coloro che, per pigrizia, ignoranza o mancanza di orientamento, finiscono per favorirne l'indebolimento dall'interno. Sono i personaggi che Antonio Gramsci descriveva come animati dal «cretinismo deterministico». Essi sono convinti che i processi storici seguano un corso inevitabile e che l'azione umana possa fare ben poco per mutare un percorso già tracciato. Non si tratta di avversari militanti, ma di disertori. Costoro sono i guastatori più efficaci, perché trasformano la rassegnazione in una forma di consenso passivo. Si pensi, ad esempio, alla crescente islamizzazione di alcune aree d'Europa. C'è chi la promuove apertamente, spesso in nome di un rancore ideologico verso la tradizione cristiana e la società europea. Altri la giustificano appellandosi a una libertà religiosa interpretata in modo superficiale, senza interrogarsi davvero sui problemi di integrazione e su profonde differenze di mentalità. Accanto a questi vi sono gli indifferenti, i rassegnati. Sono forse i più numerosi. Osservano il mutamento demografico e culturale come se fosse un fenomeno naturale, una corrente della globalizzazione alla quale nessuno potrebbe opporsi. La Storia, nella loro visione, è una forza impersonale: accade ciò che deve accadere. L'allineamento di parte della sinistra europea alle strategie del Partito Comunista Cinese rappresenta un secondo fronte. Alcuni leader politici, come Giuseppe Conte in Italia, Pedro Sánchez in Spagna o il Labour Party britannico, mostrano una disponibilità crescente ad accogliere l'agenda economica e diplomatica di Pechino, spesso senza un vero dibattito sulle implicazioni strategiche di una dipendenza così pericolosa. Di fronte a questi fenomeni emerge una perplessità più vasta. Dove sono oggi i pastori e i condottieri capaci di orientare l'Europa? Attraverso i secoli, da Poitiers a Lepanto, il Vecchio Continente ha conosciuto molti momenti di riscossa politica, sociale e culturale. Le sue vicende non furono mai prive di conflitti, ma seppero generare figure capaci di interpretare le urgenze del loro tempo. Questi «titani» ostacolarono, con caratteristiche uniche ed entro un orizzonte cronologico limitato, l'avanzata di quelle forze che Plinio Oliveira categorizzava come «rivoluzione», gli agenti patogeni del nichilismo, che odiano la nostra civiltà e ne desiderano la distruzione. È difficile pensare che il futuro possa essere affidato agli addormentati. Più realisticamente, la nostra speranza è riposta in quelle che Benedetto XVI chiamava «minoranze creative»: piccoli gruppi consapevoli, capaci di custodire idee, patrimoni e responsabilità civile. Come una piccola misura di lievito nella pasta, ci rammentano che la Storia non è soltanto ciò che accade, ma anche ciò che gli uomini decidono di costruire, guidati da ispirazioni profonde. In questa logica, la questione di riconoscere e affrontare i propri avversari non riguarda soltanto la politica, ma la responsabilità di fronte alla Storia. Una civiltà sopravvive quando c'è chi è disposto a difenderla, studiarla e rinnovarla. Senza questa volontà, anche le società più fiorenti finiscono lentamente per dissolversi.
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