Riprendiamo dal RIFORMISTA del 14/03/2026, l'intervista di Antonio Picasso a Ely Karmon a pag. 6 dal titolo "Karmon sulle mosse dell’Iran «Mirano al terrorismo globale»".
Ci sono voluti otto mesi perché Israele e Stati Uniti aprissero un nuovo scontro con l’Iran. In seguito, il conflitto si è esteso ad altri Paesi. Il Libano per primo, ma anche quelli del Golfo. Pensiamo ad Arabia Saudita, Bahrain, ed Emirati, ma anche Qatar e Oman. Alcuni di loro partner nei negoziati con Teheran. Ely Karmon, senior researcher dell’International Institute for Counter-Terrorism, l’Ict di Herzliya, ci aiuta a ricostruire il conflitto.
Karmon, qual è stato l’elemento scatenante questa volta?
«Ci sono due ragioni per cui Israele e Usa hanno attaccato proprio ora. La prima è che gli iraniani stessi si sono ribellati al regime. I governi israeliano e americano, ma soprattutto il primo, l’hanno vista come un’opportunità per spingere verso un cambio di regime».
Seconda causa?
«Durante la guerra dei dodici giorni di giugno scorso, Trump aveva dichiarato di aver distrutto gli impianti di produzione nucleare iraniani. Non era del tutto vero. Rimaneva ancora uranio arricchito fino al 60% di cui i servizi segreti non avevano piena traccia. Le autorità iraniane hanno cercato di ricostruire gli impianti il più velocemente possibile, in particolare le rampe di lancio per missili in grado di colpire le difese aeree israeliane. Molti indizi suggeriscono che Israele e Usa abbiano avuto maggior successo questa volta. L'Idf ha annunciato di aver bombardato un impianto sotterraneo segreto finora sconosciuto a Teheran, dove l'Iran avrebbe spostato gran parte del suo programma nucleare. L'Idf sostiene che l'Iran usasse quell'impianto per sviluppare armi nucleari».
È davvero realistico per Israele e Usa spingere verso un cambio di regime?
«Perché il regime cada, anche gli iraniani devono parteciparvi attivamente. Probabilmente accadrà solo se la classe media iraniana si allea con le minoranze del Paese, che rappresentano il 45% della popolazione. Nei ceti più bassi il regime sembra godere ancora di un sostegno abbastanza ampio. È interessante notare che i bazaari, che fin dall'inizio sono stati tra i principali sostenitori del regime, hanno partecipato alle manifestazioni prima di essere massacrati dalle forze del regime. Ora anche cinque gruppi di opposizione curda si sono uniti contro le autorità».
Quanto è preoccupato il regime?
«È interessante osservare il movimento riformista intorno a Mohammad Khatami, presidente dal 1997 al 2005, che cercò di fermare la radicalizzazione del regime. Molti di loro finirono in prigione e sono stati rilasciati solo pochi anni fa. Ora li stanno arrestando di nuovo».
E quanto può fare l'intervento esterno di Israele e Usa?
«In pochi giorni americani e israeliani hanno messo fuori gioco gran parte dell'élite iraniana. Non è la prima volta che Israele esegue operazioni complesse per eliminare i suoi avversari. Penso al leader di Hamas, Ismail Haniyeh, ucciso nel 2024 proprio a Teheran». Il Mediterraneo, l'Italia. In questo scontro che si sta dilatando, è possibile definirci davvero al sicuro? «I missili iraniani possono raggiungere il Sud Italia. Il loro progetto è quello di usarli con armi nucleari contro l'Occidente, intanto sono stati lanciati contro Turchia e Iraq. La Nato già oggi è interessata da una guerra che peraltro dev'essere analizzata nel contesto regionale e globale».
Per il terrorismo jihadista si crea una ragione per sferrare una nuova raffica di attacchi contro l'Occidente?
«L'Iran ha ora tutto l'interesse a promuovere, ancor più di prima, il terrorismo su scala globale. A mio parere strettamente personale, è stato un errore eliminare Khamenei perché la sua uccisione può provocare un'ondata di attentati. Principalmente a opera degli sciiti, ma non solo. Può essere un pretesto per tutti i jihadisti».
Chiudiamo con il Libano. Perché aprire il secondo fronte? Non è rischioso per Israele?
«È Hezbollah ad aver aperto il fronte, dopo l'uccisione di Khamenei. Ed era chiaro che le milizie libanesi avessero ancora i mezzi per farlo. Durante la guerra del 2024, criticai la strategia israeliana per non aver occupato tutto il Libano meridionale fino al fiume Litani e per non aver attaccato con forze di commando i siti missilistici sotterranei nella valle della Bekaa». A questo punto per Israele cos'è più importante? Abbattere il regime di Teheran, oppure eliminare definitivamente Hezbollah? «La distruzione di Hezbollah è difficile, ma più importante del cambio di regime a Teheran, che come abbiamo detto dipende da molti fattori interni al Paese».
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