L’Onu tace sul disarmo di Hamas
Commento di Iuri Maria Prado
Testata: Il Riformista
Data: 14/03/2026
Pagina: 6
Autore: Iuri Maria Prado
Titolo: Hamas, sfilata tra le tendopoli. L’Onu tace ancora sul disarmo

Riprendiamo dal RIFORMISTA del 14/03/2026, a pagina 6, il commento di Iuri Maria Prado dal titolo "Hamas, sfilata tra le tendopoli. L’Onu tace ancora sul disarmo"


Iuri Maria Prado

Se l'ONU tace su Hamas - @GianniVernetti
Le parate armate di Hamas tra le tende dei rifugiati non sono una sfida a Israele, ma un messaggio di intimidazione alla stessa popolazione di Gaza. Nonostante la risoluzione del Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite che ne prevedeva il disarmo, la comunità internazionale resta inerte

La precedente parata di Hamas era andata in scena tra la folla in festa mentre erano restituiti i corpi di Ariel e Kfir Bibas, un lattante e il fratello di quattro anni rapiti e poi strangolati dalle belve del 7 ottobre. Quei miliziani erano usciti dai tunnel vietati alla popolazione di Gaza e avevano fatto sfoggio di divise molto in ordine, quelle che non usano quando si mischiano ai civili negli ospedali, nelle scuole, negli edifici delle Nazioni Unite trasformati in bunker. E quella messinscena non aveva soltanto lo scopo macabro di celebrare la “vittoria” sui resti massacrati degli ostaggi israeliani: aveva anche una funzione intimidatoria nei confronti degli abitanti della Striscia. Era la rivendicazione pubblica del giogo che il gruppo terrorista ancora imponeva su quella gente, una massa da mungere se voleva vivere e da punire se si azzardava a sgarrare. Scene analoghe si ripetono ora, con i convogli di pick up zeppi di miliziani che sfilano e fanno caroselli davanti alle tende dei rifugiati. Una manifestazione di “forza” che nessuno potrebbe immaginare rivolta al nemico, Israele, e che adempie invece alla solita funzione domestica: far credere ai palestinesi – mentre li si terrorizza – di poter comunque contare sulle capacità di resistenza di un esercito ancora attivo. E ancora capace di tenere sequestrata Gaza nella precedente situazione: povera, sussidiata, arretrata, ma capace di riscatto nell’eternità dell’Intifada. C’è tuttavia da domandarsi come e perché gli Stati firmatari della risoluzione del Consiglio di Sicurezza dell’Onu adottata lo scorso novembre, cioè quella che prevedeva il disarmo di Hamas, ritengano compatibili con i propri obblighi il perdurare di quelle scorribande. Le quali simboleggiano appunto il plateale difetto di attuazione di quell’impegno internazionale. Gli stessi vertici delle Nazioni Unite, che pure avevano salutato con favore il Piano per Gaza, rimangono silenziosi davanti allo sfoggio minaccioso di quei terroristi tra le tende dei disperati. Accampamenti di cui va bene parlare per denunciarne lo stato lacero e l’allargamento, ma non quando diventano i bivacchi dei tagliagole e il palco teatrale delle loro esibizioni. Evidentemente si crede ancora che la persistenza del potere di Hamas sia un dettaglio irrilevante, in ogni caso una scocciatura tutt’al più per Israele, e non invece l’assicurazione di altra guerra, altra tragedia e altra miseria per la popolazione soggiogata da quei fondamentalisti sanguinari. Lo spettacolo delle esecuzioni di piazza, delle violenze sui civili insubordinati all’obbligo del pizzo, delle torture inflitte ai “traditori”: tutto questo non è bastato a indurre la comunità internazionale – così occhiuta sui diritti civili – ad attivarsi in qualche modo per rendere effettivi gli obblighi che aveva assunto per liberare Gaza da chi l’ha ridotta a una trappola mortifera. A farne le spese è meno Israele che quella gente nelle tende.

Per inviare la propria opinione al Riformista, cliccare sulla e-mail sottostante.

redazione@ilriformista.it