Riprendiamo da IL TEMPO di oggi 14/03/2026, a pag. 1, con il titolo "Continuiamo a non voler vedere il pericolo islamista", l'editoriale di Daniele Capezzone.
Daniele Capezzone
Oggi Il Tempo vi propone un documento inquietante: il comunicato con cui le comunità islamiche sciite, piangendo Khamenei padre ed esaltandone il figlio, celebrano il «martirio» e invitano la nuova Guida Suprema a rimanere in quel «lucente solco». Non serve un sofisticato conoscitore dell'Islam per capire di cosa stiamo parlando: un pericoloso discorso sul filo della violenza. La nota è firmata da associazioni e centri culturali che non si nascondono, e almeno questo è positivo ai fini dei controlli indispensabili per garantire la sicurezza nazionale. Ma il punto è proprio questo: se già vengono dette cose del genere apertis verbis, immaginiamo il tenore delle prediche che nessun «estraneo» ascolta, dei sermoni più infiammati a porte chiuse. Anzi, c'è da sorridere amaramente quando qualcuno immagina che il proselitismo fondamentalista avvenga solo online, sottovalutando la forza di trascinamento delle aggregazioni fisiche nel cuore delle nostre città. E allora? Non si tratta di chiudere a prescindere quei luoghi, lasciando spazio a raduni in case private ancora meno controllabili. E tuttavia si rende indispensabile un'attività che andrà peraltro costantemente aggiornata, perché nomi e persone cambiano vorticosamente. Occorre un censimento (uso appositamente un concetto sdoganatissimo, che evoca solo positive esigenze di trasparenza) di tutti i luoghi di culto, di incontro e di associazionismo ispirati all'Islam sul nostro territorio. E la medesima trasparenza va richiesta sulle relative fonti di finanziamento. È il minimo sindacale, a maggior ragione in assenza di un'intesa con lo Stato italiano che non è stata possibile per ben due volte (con governi di centrosinistra e di centrodestra) a causa delle diverse scelte delle comunità islamiche, che non hanno saputo indicare rappresentanze unitarie e si sono opposte a far sapere chi le finanziava. Ma la mancata intesa con lo Stato non può significare assenza di trasparenza su attività, persone e finanziamenti. Non credo sia necessario aggiungere altro: cosa sia in gioco è fin troppo chiaro.
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