Riprendiamo da IL GIORNALE di oggi 14/03/2026 a pag. 13 il commento di Fiamma Nirenstein dal titolo: "Perché la vittoria non è negoziabile".
Fiamma Nirenstein
Forse domenica i bambini israeliani, su e giù nei rifugi in queste due settimane, torneranno a scuola nelle zone meno pericolose, paradossalmente nelle vicinanze di Gaza. Quella zona ormai è ripulita dal rischio, durato decenni, dei missili di Hamas che, uno dei proxy di Teheran, aveva fatto dei bombardamenti una costante della vita della zona, un prodromo del 7 ottobre 2023 per distruggere lo Stato Ebraico: Hamas adesso non spara più, e anche i Houty non si sentono; invece ferve lo scontro con gli Hezbollah, e Israele affronta anche questo pericolo per lasciar vivere in pace la gente che sul confine nord non dorme da decenni, tormentata su incarico iraniano. Una grande rivoluzione è in corso in Medio Oriente, quella che deve concludere la storia del maggiore organizzatore, finanziatore del terrorismo jihadista che avvelena il mondo; un regime orribile, come ha detto Trump. E Trump dice che la guerra va bene, il regime è schiacciato, e si dovrebbe concludere presto. Vuol dire che è una guerra, quando finisce non si sa mai di preciso, si combatte e si va fino in fondo. Ma chi lo sente chiosa, interpreta, scrive che 1) annuncia la sua uscita da un guaio; 2) pianterà lì Israele da solo; 3) dice cose opposte e questo significa che è confuso o che non ha una strategia; 4) ha capito che il regime è troppo forte; 5) sceglie il petrolio sulla vita della povera gente oppressa. Quanto a Netanyahu, è semplice: imperialismo guerrafondaio. Due dittatori fanno guerra a un regime con cui si poteva anche fare un accordo, e che è ancora forte. Ma non è vero: il regime è indebolito dalle enormi perdite di leadership e di strutture, il suo controllo del Golfo è fasullo, i suoi gerarchi sopravvissuti vivono sottoterra. Il regime, comprese le Guardie della Rivoluzione, decimati, ha eletto il figlio disconosciuto da Khamenei, e mezzo morto. Ma ci vuole pazienza e dedizione per capire, e non antisemitismo e antiamericanismo. Negli ultimi due giorni i B2 e altri aerei americani colpiscono obiettivi di fondamentale importanza strategica, uno a uno, con pazienza, scavando voragini che disegnano l’impossibilità che il regime torni al progetto atomico e missilistico che è la sua vita; Israele ha dato prova di una incredibile conoscenza del terreno: adesso ha eliminato i basiji coi droni ai check point, all’inizio è riuscita nell’impossibile impresa di eliminare l’Ayatollah Khamenei e un’altra trentina di gerarchi, oltre a diversi scienziati addetti al progetto nucleare. In 11 giorni di guerra l’Iran ha sparato 600 missili, e la volta scorsa invece 1600: sono morti 30 civili perché l’Iran spara qua e là sulle case, mentre gli obiettivi americani e israeliani su larghe strutture militari e del potere degli Ayatollah hanno agito contro più di mille difensori del regime. Il campo di battaglia è molto migliorato, adesso la piazza aspetta la gente. Ancora con calma, Israele scende nei rifugi, il cielo ruggisce, ne vale la pena. Donna, vita, libertà, e mondo migliore.
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