Riprendiamo dal RIFORMISTA di oggi 10/03/2026, a pagina 2, l'analisi di Giuseppe Kalowski dal titolo "Dal Libano la spallata a Hezbollah".

Giuseppe Kalowski
L’inconfessabilità della volontà di pace con Israele è finalmente emersa anche dalle autorità libanesi. Dopo decenni di dominio di Hezbollah sul Libano, costruito e consolidato dal defunto Hassan Nasrallah, il governo di Beirut ha trovato il coraggio di compiere un passo significativo: dichiarare illegali le attività militari di Hezbollah, chiedendone il totale disarmo e la cessazione degli attacchi contro Israele.
Si tratta di un passaggio politico rilevante. Hezbollah, infatti, ha violato ripetutamente il cessate il fuoco e non ha mai rispettato la risoluzione delle Nazioni Unite che imponeva il ritiro delle sue milizie a nord del fiume Litani, creando una fascia smilitarizzata di circa trenta chilometri dal confine israeliano. Una disposizione rimasta, nei fatti, lettera morta.
Il governo libanese ha tuttavia rivolto anche una richiesta a Israele: fermare i bombardamenti su Dahieh, il quartiere sciita di Beirut considerato il cuore politico e militare di Hezbollah, e interrompere le operazioni di terra nel sud del Libano.
Nel frattempo l’Unione europea chiede l’avvio di un dialogo bilaterale tra Israele e Libano per arrivare a un accordo sulla sicurezza. Ma sul terreno la situazione si muove in direzione opposta. Israele ha infatti avviato operazioni di terra e il ministro israeliano Israel Katz ha dichiarato che l’unico modo per garantire la sicurezza delle città del nord del Paese è la creazione di una zona cuscinetto nel Libano meridionale.
Non bisogna infatti dimenticare che le milizie sciite si sono riorganizzate, rifornite di droni e, per la prima volta, anche di missili balistici. Non a caso, in Israele si ritiene che le operazioni militari non possano essere interrotte finché la minaccia rappresentata dall’Iran e dal suo principale alleato regionale, Hezbollah, non sarà neutralizzata.
Il nodo centrale resta Teheran. Le autorità libanesi possono esprimere posizioni teoriche di pace con Israele e sostenere accordi di sicurezza, ma nei fatti non dispongono della forza necessaria per imporre il disarmo alle organizzazioni sciite armate.
Chiunque abbia parlato con cittadini libanesi non sciiti sa bene quale sia il desiderio diffuso nel Paese: vivere finalmente in pace accanto allo Stato ebraico.
La situazione per Israele resta però estremamente complessa. Razzi, missili e droni kamikaze arrivano contemporaneamente dal Libano e dall’Iran, mentre da parte europea si moltiplicano gli appelli a fermare le operazioni militari israeliane.
Ma questo non è il momento della pace. È il momento di chiudere definitivamente la partita con il sistema di milizie terroristiche sostenute dall’Iran, che rappresenta una minaccia non solo per Israele, ma per l’intero equilibrio regionale.
Dopo verrà il tempo degli accordi, e forse anche le forze dell’Unifil al confine tra Israele e Libano serviranno finalmente a qualcosa.
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