Khamenei jr. al bivio: o la pelle o la resa
Commento di Andrea Morigi
Testata: Libero
Data: 10/03/2026
Pagina: 7
Autore: Andrea Morigi
Titolo: Khamenei jr. al bivio: la gloria del martirio o la resa all’America

Riprendiamo da LIBERO di oggi, 10/03/2026, a pag. 7 con il titolo "Khamenei jr. al bivio: la gloria del martirio o la resa all’America", l'analisi di Andrea Morigi.

Princìpi non negoziabili» e Destra -
Andrea Morigi

Mojtada Khamenei, figlio della defunta Guida Suprema, è ora alla testa dell'Iran. Secondo Trump "potrebbe non durare a lungo". Si accettano scommesse.

Un conto è avere 86 anni e morire da “martire” sotto i bombardamenti americani, come Alì Khamenei, dopo 37 anni da Guida Suprema della Repubblica islamica dell’Iran.
E un altro è succedere al padre con una spada di Damocle già pendente sul capo, all’età di 56 anni. Eletto sul soglio del Mahdi, il XII imam nascosto, ora Mojtaba si trova nella condizione di scegliere. Pare anche che sia rimasto ferito in un attacco, stando alla tv del regime di Teheran. Se non è propaganda, simile a quella che lo descrive come impotente, significa che ha tempo per riflettere durante la convalescenza.
A Gerusalemme e a Washington la sua elezione è considerata una scelta di continuità con il regime che ha massacrato decine di migliaia di oppositori e stava per costruirsi un’arma nucleare. Sbrigativamente, Israele aveva già reso noto di considerare il leader iraniano, chiunque fosse, come un bersaglio legittimo. Secondo il Wall Street Journal, che cita fonti dell’amministrazione americana, il presidente degli Stati Uniti Donald Trump appoggerebbe l’omicidio mirato della nuovo leader iraniano, se quest’ultimo respingesse le richieste americane, inclusa la rinuncia a qualsiasi programma nucleare. In un’intervista all’emittente Nbc, Trump ha definito «un grande errore» l’elezione di Mojtaba Khamenei, affermando di non sapere «se durerà».
Anche perché, ha detto in serata alla Cbs, «penso che la guerra sia praticamente conclusa. Non hanno una marina militare, non hanno comunicazioni, non hanno un’aviazione».
Poi la Casa Bianca si mette in comunicazione con il Cremlino, per un colloquio telefonico «franco e aperto di un’ora» fra i due presidenti. Il russo Vladimir Putin nel pomeriggio si era congratulato con Mojtaba, assicurandogli «il nostro incrollabile sostegno». Pechino lo sostiene e «si oppone all’ingerenza negli affari interni di altri Paesi con qualsiasi pretesto» e ribadisce che «la sovranità, la sicurezza e l’integrità territoriale dell’Iran dovrebbero essere rispettate».
Fra gli esperti, anche quelli competenti, alcuni sostengono che Khamenei Jr. potrebbe orientarsi verso le riforme, in discontinuità con le politiche di suo padre. Sostengono che appartenga a una generazione di religiosi più giovane e pragmatica e che, grazie alla sua discendenza, incontrerebbe meno resistenza da parte delle fazioni più intransigenti e conservatrici.
Abdolreza Davari, ex consigliere del presidente Mahmoud Ahmadinejad e poi come lui caduto in disgrazia, parlando al New York Times ipotizza che Mojtaba potrebbe emergere come una figura sullo stile del leader saudita Mohammed bin Salman, principe ereditario, ma non ancora regnante, che ha impresso un cambiamento nel Regno wahhabita. «Se c’è qualcuno che potrebbe muoversi verso una sorta di de-escalation con gli Stati Uniti, è lui: chiunque altro si troverebbe ad affrontare la reazione negativa della classe dirigente e dei conservatori», commenta Davari, convinto che il nuovo leader «intenda apportare un cambiamento strutturale».
Con la pistola alla tempia, perfino i compagni del governo venezuelano sono stati in grado di prendere decisioni inattese. Per ora, oltre allo strumento bellico, c’è a disposizione la leva finanziaria delle sanzioni, che non sembra si sia rivelata efficace.
Il secondogenito della Guida Suprema e suo successore, avrebbe già messo al sicuro 328 milioni di dollari, depositandoli a Dubai. Il 18 giugno 2009, i britannici gliene hanno congelato un miliardo, anche se rimangono nella sua disponibilità due mega appartamenti nel centro di Londra, pericolosamente vicini all’ambasciata di Israele.
Intanto, il 13 ottobre 2025, la banca Ayandeh, controllata da Mojtaba, è fallita ed è stata fusa con la Banca Melli dall’autorità monetaria. I rumors finanziari attribuiscono il disastro ai crediti concessi allegramente ai Guardiani della Rivoluzione e poi rivelatisi inesigibili. E gli stessi pasdaran appaiono essere i grandi elettori di Mojtaba, se le ricostruzioni delle dinamiche interne al conclave sciita circolate in Occidente hanno qualche credibilità.
In realtà, il sistema bancario governato dalle leggi coraniche alimenta il terrorismo internazionale, poiché la sharia prevede che una percentuale dell’utile sia destinata in opere di misericordia, fra le quali sono comprese la guerra santa contro gli infedeli, prodromo all’espansione dell’islam, e la propaganda, cioè la jihad culturale.
Di certo, nella scelta di tipo dinastico, rientra anche un’eredità istituzionale consistente, nella quale spicca una struttura di potere fondata ai tempi dell’ayatollah Ruhollah Khomeini. Il braccio economico più potente di Khamenei è il Setad, acronimo di Quartier generale delle Direttive dell’Imam, che ha rastrellato schiere di beni immobili, confiscando migliaia di proprietà ai privati cittadini dopo la Rivoluzione, dichiarandole abbandonate. Inutile far causa perché i tribunali danno ragione al sequestratore e non c’è autorità indipendente che possa porre sotto controllo l’attività del Setad, visto che l’ultima parola spetta sempre alla Guida Suprema.

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