Se per la sinistra non tutti gli oppressi devono essere liberati
Analisi di Federico Punzi
Testata: Il Tempo
Data: 09/03/2026
Pagina: 4
Autore: Federico Punzi
Titolo: Se per la sinistra non tutti gli oppressi devono essere liberati

Riprendiamo da IL TEMPO del 09/03/2026, a pag. 4, con il titolo "Se per la sinistra non tutti gli oppressi devono essere liberati", l'analisi di Federico Punzi.

federico punzi da www.nicolaporro.it

Federico Punzi

Presidio contro le bombe in Iran, la delusione di Darà: “L'Italia fu  liberata, ora ci nega l'aiuto” - La Stampa
I conflitti in Medio Oriente mettono in luce le contraddizioni della sinistra, che si mobilita contro Israele ma ignora le repressioni dei regimi come quello iraniano

Pronta a smascherare le contraddizioni e le ipocrisie della sinistra come i conflitti mediorientali. Il copione prevede la massima indignazione e mobilitazione, come abbiamo visto nei mesi scorsi, se Israele risponde a un pogrom di ebrei come non se ne vedevano dalla Seconda Guerra Mondiale eliminando la minaccia terroristica di Hamas e degli altri proxies iraniani. In questo caso ben vengano scioperi generali, occupazioni, sabotaggi, flottiglie eccetera.

Nessuno invece ha mosso un dito, nemmeno un piccolo sit-in organizzato davanti all'ambasciata iraniana, per le 30 o 40 mila vittime in pochi giorni a inizio anno della repressione del regime iraniano. Anzi, quando Stati Uniti e Israele hanno deciso di intervenire per provare a causare la caduta di quel regime, che oltre a massacrare il suo popolo minaccia tutti i vicini con armi terribili, le condanne e le proteste sono magicamente riaffiorate, ma sempre contro Usa e Israele, persino ignorando gli espatriati iraniani che vivono in Europa o negli Usa e che in questi giorni guardano con speranza agli attacchi e scendono in piazza con le bandiere persiane, israeliane e americane.

La sinistra segue uno schema oppressi/oppressori che funziona in automatico ma a intermittenza. Non tutti gli oppressi sono meritevoli di essere «liberati». Sicuramente i palestinesi dall'«occupazione» israeliana, alcuni non si vergognano a chiamarla addirittura apartheid. Sicuramente i migranti, che dovremmo accogliere tutti in Europa. Sicuramente i neri e le minoranze dal cosiddetto «razzismo sistemico». Sicuramente le donne dal «patriarcato bianco».

Non, appunto, i ragazzi e le ragazze iraniane dal loro regime. Né ovviamente venezuelani e cubani. Per non parlare delle ragazze musulmane vittime del «patriarcato arabo-islamico».

No, in quel caso siamo noi che non apprezziamo la «diversità culturale». In questi casi, se qualcuno agisce, mosso anche ovviamente da ragioni geopolitiche e di sicurezza nazionale, viene accusato di destabilizzare, gettare il mondo nel caos. Ma la democrazia non si esporta con le bombe, non hanno un piano per il «dopo», e così via con tutto l'armamentario retorico che ben conosciamo.

Ma il filo rosso che unisce le cause considerate dalla sinistra meritevoli di indignazione e mobilitazione è evidente. Hanno tutte un connotato fortemente anticapitalista e antioccidentale, sono cioè strumentali ad attaccare ciò che rappresenta la civiltà occidentale, le sue radici giudaico-cristiane e la sua storia di successo. E non c'è niente che rappresenti tutto questo meglio di due potenze capitaliste, fortemente orgogliose della propria identità e determinate a difenderla se necessario con le armi, come Israele e Stati Uniti.

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