Riprendiamo dal RIFORMISTA del 06/03/2026, a pagina 5, l'editoriale di Iuri Maria Prado dal titolo "Senza sionismo vincono gli antisemiti "

Iuri Maria Prado
Ha ricevuto molti applausi — e non solo dai seggi del proprio partito — la senatrice del Movimento 5 Stelle che l’altro giorno, al Senato, durante la discussione del disegno di legge contro l’antisemitismo, ha rivendicato il diritto democratico di difendere le manifestazioni antisioniste. «Il sionismo», ha affermato, «è un’idea politica». E si è esercitata in una argomentazione di sbalorditiva originalità: quella secondo cui non si può confondere l’antisionismo con l’antisemitismo.
Non occorre spiegare a quella senatrice, né ai molti che applaudivano al suo intervento, che il sionismo è tutt’altro. Non serve ricordare loro che a quella distinzione ricorreva un tempo la retorica nazista, e che oggi vi ricorrono i responsabili dei massacri, degli stupri e dei rapimenti del 7 ottobre.
Più interessante, forse, è far sapere ai cultori del diritto all’antisionismo quali siano davvero gli obiettivi, i destinatari e le vittime di questi sfoghi. Sono gli ebrei. Perché circa il novantacinque per cento degli ebrei si riconosce nel sionismo. Dunque: sei antisionista, ma — per carità — non sei contro gli ebrei. Sei “solo” contro i sionisti. Cioè contro nove ebrei su dieci.
Interessante sarebbe anche spiegare ai difensori dell’odio antisionista che cosa sarebbe stato del popolo ebraico senza il sionismo, che sta a una “idea politica” nella stessa misura in cui fu una “idea politica” offrire un rifugio agli ebrei perseguitati o strappare gli schiavi alle navi dei negrieri.
Senza il sionismo — cioè senza Israele — sarebbe stato completato il lavoro di Adolfo Hitler.
Senza il sionismo — cioè senza Israele — si sarebbe consumato il genocidio di un altro milione di ebrei nei Paesi arabi e africani.
Senza il sionismo — cioè senza Israele — i duecentocinquantamila sopravvissuti ai campi di sterminio non avrebbero avuto un luogo dove andare, perché l’Europa che li aveva perseguitati e gli Stati Uniti, anche dopo il genocidio, per anni non aprirono loro le porte.
Senza sionismo la storia del popolo ebraico sarebbe stata soltanto ghetto. Soltanto pogrom. Soltanto Shoah.
E senza sionismo avrebbero vinto gli antenati storici e dottrinali di quei senatori. I quali — si spera — non sapevano ciò che facevano quando battevano le mani alla collega apologeta dell’antisionismo.
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