I lettori ci scrivono, Deborah Fait risponde
Lettere a Informazione Corretta
Testata: Informazione Corretta
Data: 27/02/2026
Pagina: 1
Autore: Deborah Fait
Titolo: Netanyahu, un eroe o un pericolo?

Lettera: Netanyahu, eroe della sicurezza o pericolo regionale?

Cara Deborah,

ti scrivo perché sento l’urgenza di confrontarmi con te su una figura che, oggi più che mai, divide le coscienze e il destino del Medio Oriente: Benjamin Netanyahu. Dopo l’abisso del 7 ottobre, il mondo si interroga se "Bibi" sia l’ultimo baluardo di un Israele ferito o il principale ostacolo a una stabilità che sembra ormai un miraggio.

Da una parte, c’è la narrazione del "King Bibi" come eroe della sicurezza. Per i suoi sostenitori, Netanyahu è l’unico leader con il peso politico e la fermezza necessari per affrontare una minaccia esistenziale. La sua risposta militare contro Hamas a Gaza non è vista come una scelta, ma come un obbligo morale e strategico per garantire che il massacro del 7 ottobre non si ripeta mai più. In questo scenario, la sua intransigenza contro l’Iran — la "testa del polpo" che muove i fili di Hezbollah in Libano e delle milizie in Siria — viene interpretata come una lucidità profetica. Netanyahu ha passato decenni a mettere in guardia il mondo dal pericolo nucleare di Teheran; oggi, con i missili che solcano i cieli mediorientali, i suoi seguaci vedono in lui l'unico uomo capace di gestire una guerra su sette fronti senza piegare la schiena davanti alle pressioni internazionali.

Tuttavia, Deborah, esiste un’altra faccia della medaglia che non possiamo ignorare. Molti vedono in Netanyahu un pericolo critico, non solo per la regione, ma per la tenuta democratica e sociale dello stesso Israele. Il 7 ottobre è avvenuto sotto la sua guardia, dopo anni in cui la sua strategia dichiarata era quella di indebolire l'Autorità Palestinese a favore di Hamas per impedire la nascita di uno Stato palestinese. Questo "calcolo cinico" si è rivelato un boomerang tragico.

Il rischio oggi è che Netanyahu, stretto tra i processi giudiziari personali e la dipendenza politica dai partiti di estrema destra, stia anteponendo la propria sopravvivenza al potere all'interesse nazionale. La sua riluttanza a definire un piano per il "giorno dopo" a Gaza e la propensione all'escalation in Libano e contro l'Iran suggeriscono a molti l'idea di una "guerra infinita" come unico modo per evitare la caduta del governo. Questo isolamento diplomatico senza precedenti, che ha incrinato persino lo storico rapporto con gli Stati Uniti, sta trasformando Israele in uno stato paria agli occhi di gran parte della comunità internazionale.

Il Medio Oriente post-7 ottobre è una polveriera. Se da un lato la forza militare è necessaria per la deterrenza, dall'altro l'assenza totale di una visione politica rischia di alimentare un ciclo d'odio che consumerà le prossime generazioni. Netanyahu sta cavalcando la tigre dell'orgoglio nazionale e della paura, ma a quale prezzo? Il conflitto con la Siria e il Libano non sono solo operazioni di confine; sono tessere di un domino che potrebbe portare a una conflagrazione regionale totale.

In conclusione, Deborah, Netanyahu si trova in quel limbo tragico dove l'eroismo bellico e il pericolo politico si sovrappongono. Se riuscirà a neutralizzare le minacce senza distruggere l'anima democratica di Israele, la storia potrebbe essere clemente. Ma se la sua eredità sarà una terra in fiamme e isolata, il giudizio sarà implacabile. Mi chiedo spesso cosa ne pensi tu: è possibile che un leader sia contemporaneamente lo scudo di una nazione e la sua più grande vulnerabilità?

Saluti

Sam W.

Caro Sam,

Netanyahu è il bersaglio preferito di chi non perdona a Israele di esistere.

C’è un dato che molti fingono di non vedere: Benjamin Netanyahu è diventato molto più di un leader politico. È un simbolo. E proprio per questo è il bersaglio preferito di una parte dell’opinione pubblica internazionale che non perdona a Israele una cosa semplicissima: la capacità di difendersi. Mentre altri leader occidentali vengono giudicati per i risultati, Netanyahu viene processato per principio. Se Israele risponde agli attacchi di Hamas, è “violenza contro un popolo”. Se colpisce le infrastrutture di Hezbollah, è “provocazione”. Se rafforza la sicurezza, è “autoritarismo”. In qualsiasi scenario, la colpa è già scritta.

Eppure i fatti restano. Sotto la sua guida Israele ha consolidato la propria forza militare e tecnologica, ha rafforzato la capacità di difesa in una delle aree più instabili del pianeta, eppure ad oggi, nonostante gli innumerevoli tentativi di boicottaggio, gli investimenti stranieri in Israele sono miliardari.  Le più grandi aziende tecnologiche e scientifiche americane, tedesche e orientali investono in Israele (proprio oggi il primo ministro indiano, Modi, è in Israele accolto con una seria di standing ovation alla Knesset). Netanyahu ha firmato gli storici Accordi di Abramo, aprendo relazioni ufficiali con Paesi arabi. Questo è uno dei punti più citati a suo favore che ha portato alla normalizzazione delle relazioni tra Israele e Paesi arabi come gli Emirati Arabi Uniti e il Bahrein.
C’è poi l’economia. Israele è diventata una potenza dell’innovazione, un centro globale per tecnologia, cybersicurezza e ricerca. Non è accaduto per caso. È il frutto di una visione liberale dell’economia e di una politica orientata alla competitività internazionale.

Netanyahu divide, certo. Il 7 Ottobre resterà come una macchia tragica sulla coscienza del governo attuale. Ma i leader purtroppo sbagliano perché sono umani (ricordiamo l'11 settembre) e prendere decisioni in tempi difficili divide sempre. La differenza è che lui ha governato in mezzo a guerre, terrorismo, isolamento diplomatico, condanne dell'ONU a bizzeffe e pressioni internazionali costanti, mantenendo Israele forte, alleata degli Stati Uniti e capace di dettare la politica regionale.

Si può non condividerne ogni scelta. Ma trasformarlo nel capro espiatorio universale è troppo comodo. Per molti israeliani, Netanyahu non è un problema: è la risposta a un Israele forte, democratico, socialmente all'avanguardia e , perché no, ricco. Israele ha rafforzato in modo significativo le proprie capacità militari e di intelligence, consolidando la forza contro organizzazioni come Hamas e Hezbollah.
Per molti elettori, Netanyahu rappresenta l’idea che la sicurezza nazionale viene prima di tutto, senza concessioni su questioni ritenute esistenziali.

Ti ricordo che, lasciando da parte le guerre e il terrorismo che Israele ha dovuto affrontare, il Medio Oriente è diventato una polveriera grazie a Barak Obama e alle guerre che ha scatenato nella regione. Prendi la Libia: con Gheddafi era una Nazione governata da un dittatore ma una nazione come tante in MO, dopo è diventata una terra di nessuno in mano a tante bande terroristiche in guerra tra loro. La Libia non esiste più come Nazione ma come kaos.

In sintesi, Netanyahu è uno dei leader più longevi nella storia politica israeliana. Non sappiamo cosa accadrà alle prossime elezioni ma la democrazia israeliana non è in discussione. E' viva, vitale, vibrante e non potrebbe mai diventare il contrario.

Un affettuoso shalom

Deborah Fait

takinut3@gmail.com