Riprendiamo dal sito www.israele.net - diretto da Marco Paganoni - la traduzione del commento di Sharon Levy, dal titolo: "La bufala dei corpi palestinesi 'vaporizzati': tecnicamente insostenibile e basata su stime dei corpi mancanti fatte a spanne da fonti strettamente controllate da Hamas. Ma la calunnia è troppo ghiotta per chi vuole descrivere Israele come un mostro, senza esercitare nemmeno la più elementare delle verifiche".
Nonostante la sua presenza globale, l’emittente Al Jazeera gestita dal Qatar non è un media credibile. La propaganda anti-israeliana che diffonde sistematicamente non sorprende più nessuno. Ma è comunque scioccante che un’organo di informazione come continui costantemente a pubblicare informazioni palesemente false e storie assurde chiaramente inventate.
Secondo una sedicente inchiesta di Al Jazeera, “Israele a Gaza ha usato armi che hanno fatto vaporizzare migliaia di palestinesi”.
Testuale. Le battute di spirito si potrebbero sprecare, se non fosse che quell’articolo si diffonde sui social network, con molti utenti – incluso l’ex direttore esecutivo di Human Rights Watch, Kenneth Roth (per non dire di Unità e Fatto Quotidiano, ndr) – che prendono come un fatto reale ogni sua infondata affermazione.
Utilizzando fonti estremamente inaffidabili, affermazioni infondate e addirittura falsificazione dei dati sulle armi, Al Jazeera dipinge Israele come uno stato che avrebbe intenzionalmente usato armi proibite per “vaporizzare” 2.842 palestinesi: un’affermazione che contribuisce ulteriormente a gonfiare con false prove la mostrificazione dello stato ebraico, pescando nel torbido delle più arcaiche e rozze calunnie del pregiudizio antisemita.
Le armi in questione
La presunta inchiesta elenca tre munizioni prodotte negli Stati Uniti che avrebbero portato alla “scomparsa” di corpi, sostenendo che Israele starebbe usando “armi termiche e termobariche proibite a livello internazionale”.
Il problema? Nessuna delle tre munizioni elencate è effettivamente un’arma termobarica.
Il commentatore militare e corrispondente di Jane’s Defence Weekly, Helmoed-Römer Heitman, ha confermato a HonestReporting che le tre munizioni elencate – MK-84, BLU-109 e GBU-39 – sono munizioni convenzionali ad alto esplosivo o a penetrazione: non sono armi termobariche, le quali funzionano con un meccanismo diverso basato su una dispersione aria-carburante che questi tipi di bombe non contengono.
L’esperto ha aggiunto che tutte e tre le bombe menzionate sono destinate all’uso contro strutture, generando un’onda d’urto semplice che può abbattere un edificio.
Al contrario, le armi termobariche utilizzano un diverso tipo di meccanismo di distruzione basato sul rilascio di una nube di combustibile che scorre nelle strutture prima di essere detonata.
In ogni caso, ha detto Heitman, anche le armi termobariche (non menzionate dal reportage di Al Jazeera) non “vaporizzano” un corpo. Quello che fanno è rimuovere tutta l’aria da un’area, causando un’implosione.
L’esplosione ad alta temperatura causata dalle armi termobariche spiega il fatto che esse sono strettamente regolamentate dalle leggi di guerra, ma non è vero che sono “proibite” a livello internazionale, come sostiene Al Jazeera.
Un altro esperto militare interpellato spiega che per “vaporizzare” un corpo umano, tutti i tessuti dovrebbero raggiungere temperature tanto alte da trasformare acqua e materia organica in gas: per vaporizzare completamente tale massa servirebbe un apporto energetico enorme e prolungato, ben oltre quello che la maggior parte delle armi termobariche da campo di battaglia è in grado di infliggere a un singolo bersaglio.
Fonti inattendibili
Ovviamente una “inchiesta” così sbagliata si può immaginare che si sia basata su fonti collegate o simpatizzanti con Hamas, notoriamente non le più credibili né attendibili.
E infatti, il metodo adottato per conteggiare i 2.842 corpi “vaporizzati” è stato utilizzato dalla Difesa Civile di Gaza interamente controllata da Hamas, stando a quanto ha affermato lo stesso portavoce civile di Gaza, Mahmoud Bassal (o Basal).
Da notare che Bassal è anche attivo nell’ala militare di Hamas come operativo del Battaglione Zeitoun delle Brigate Izz-ad Din-al Qassam e, come tale, non è certo una fonte imparziale.
Bassal ha detto che, dopo un attacco israeliano, la Difesa Civile “incrociava il numero noto di occupanti con i corpi recuperati”.
Cioè, la Difesa Civile chiedeva quante persone vi fossero nell’edificio al momento dell’attacco. Dopodiché, se recuperavano meno corpi integri rispetto al numero di persone che era stato detto che dovevano esserci, i corpi mancanti venivano conteggiati come “vaporizzati”.
In altre parole, la lista si basava interamente su un’ipotesi approssimativa del numero di presenti nell’edificio al momento dell’attacco. Ma è noto che, data la natura di questa guerra, molte persone si spostavano continuamente quando le Forze di Difesa israeliane pre-annunciavano i loro attacchi proprio per tutelare la sicurezza dei civili: il che rende praticamente impossibile sapere con esattezza quante persone si trovassero ancora in un edificio al momento dell’attacco.
Inoltre, se da un edificio colpito venivano recuperati alcuni corpi integri, non si capisce come mai nelle immediate vicinanze altri corpi sarebbero stati invece “vaporizzati” dallo stesso attacco.
La presunta inchiesta ha fatto affidamento sul dottor Munir al-Bursh (noto anche come Alboursh o Al-Boursh), direttore generale del Ministero della Salute di Gaza controllato da Hamas.
Ma il dottor al-Bursh è anche quello che ha tessuto gli elogi del “giornalista” nonché terrorista di Hamas Anas al-Sharif, pubblicando una foto di loro due insieme con una didascalia che lo definiva “paladino di parole e immagini”.
Di recente, Jewish Onliner aveva già segnalato Munir Al-Bursh per i suoi post su Facebook in commemorazione dei terroristi e per la partecipazione a un evento che celebrava il 7 ottobre con la partecipazione del portavoce di Hamas, Musa Abu Marzouk, e del capo della Jihad Islamica, Muhammad al-Hindi.
L’”inchiesta” di Al Jazeera cita anche l’esperta legale Diana Buttu, una che ha definito Hamas un movimento per la “libertà” e che in precedenza aveva messo in dubbio che gli israeliani abbiano il diritto di vivere al sicuro.
Diana Buttu è apparsa al recente Forum di Al Jazeera insieme a capi terroristi, dove ha sostenuto che l’uso da parte di Israele di armi che “non possono distinguere tra combattenti e non combattenti” (sic) costituisce un “crimine di guerra”.
In conclusione, l’accusa di Al Jazeera secondo cui Israele avrebbe “vaporizzato” migliaia di palestinesi crolla di fronte alla più semplice verifica dei fatti.
Ciò che è davvero “vaporizzato” è il pensiero critico, sostituito invece dall’accettazione come riflesso automatico di qualsiasi accusa, per quanto assurda, purché serva per infangare Israele.
(Da: honestreporting.com, israele.net, 12.2.26)
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