Washington chiede «arricchimento zero» Niet di Teheran
Cronaca di Mariano Giustino
Testata: Il Riformista
Data: 27/02/2026
Pagina: 6
Autore: Mariano Giustino
Titolo: Washington chiede «arricchimento zero» Niet di Teheran. Ginevra è il solito flop

Riprendiamo dal RIFORMISTA di oggi, 27/02/2026, a pagina 5, l'analisi di Mariano Giustino: "Washington chiede «arricchimento zero» Niet di Teheran. Ginevra è il solito flop".

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Mariano Giustino

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Terzo round di colloqui tra Usa e Iran a Ginevra senza svolta: Teheran rifiuta “arricchimento zero”, lo stop al programma missilistico e il trasferimento dell’uranio al 60%, mentre Washington chiede smantellamento nucleare e fine del sostegno all’“asse della resistenza”

 

Come volevasi dimostrare si è tenuto anche il 3° round dei colloqui tra Usa e Iran nel consolato dell’Oman a Ginevra. Il regime iraniano continua a tergiversare e non intende azzerare il suo programma nucleare come richiesto da Washington e non intende nemmeno limitare il suo arsenale missilistico balistico, unica deterrenza rimasta nelle proprie disponibilità dopo aver perso le sue ramificazioni in Medio Oriente con l’annichilimento dei gruppi islamisti terroristici quali Hamas, Hezbollah, Houthi e Jihad islamica.

Il rifiuto della delegazione iraniana guidata dal ministro degli Esteri Araghchi all’“arricchimento zero” e del trasferimento dell’uranio arricchito al 60% al di fuori del paese, ha irritato la delegazione statunitense ragion per cui i colloqui sono stati sospesi e sono stati poi ripresi nella tarda serata di ieri. Anche questa volta, come nei precedenti round tutti falliti, il ministero degli Esteri iraniano, a commento delle riunioni, ha dichiarato con una retorica falsamente ottimistica che i colloqui di Ginevra con gli Stati Uniti, avvenuti alla presenza anche del capo dell’AIEA, Rafael Grossi, sono stati intensi e seri. Gli Usa hanno dettato un’agenda ampia alla Repubblica islamica. Chiedono a Teheran di smantellare tutti i siti nucleari, di consegnare l’uranio arricchito, di porre fine al suo programma missilistico balistico e al sostegno al cosiddetto “asse della resistenza” nella regione, nonché di porre fine alla repressione contro i manifestanti.

Il segretario di Stato americano Marco Rubio ha dichiarato che l’Iran continua a rappresentare una “minaccia molto grave” per gli Stati Uniti, facendo riferimento sia alle ambizioni nucleari sia alle vaste capacità missilistiche e navali della Repubblica islamica.

Ali Shamkhani, stretto consigliere della guida suprema Khamenei, ha dichiarato su X che “un accordo immediato potrebbe essere a portata di mano se i negoziati si concentreranno solo sull’impegno dell’Iran a non sviluppare armi nucleari”. Shamkhani ha aggiunto che Araghchi ha “sufficiente supporto e autorità per garantire questo accordo”. Ma le distanze tra Usa e Iran sono abissali su tutti i punti posti sul tavolo dalla delegazione americana costituita dall’inviato speciale in Medio Oriente, Steve Witkoff, e il genero di Trump, Jared Kushner, che dopo più di tre ore di colloqui indiretti con la controparte iraniana non hanno cavato un ragno dal buco.

Il Segretario di Stato Marco Rubio ha definito il rifiuto dell’Iran di negoziare sul suo programma missilistico un “grosso problema”. Interrogato sull’affermazione di Trump nel discorso sullo stato dell’Unione secondo cui l’Iran si starebbe avvicinando alla capacità di minacciare direttamente gli Stati Uniti con i missili, Rubio ha risposto: “È chiaro che sono sulla buona strada per sviluppare un giorno armi che potrebbero raggiungere gli Usa... Le gittate dei loro missili continuano a crescere ogni anno in modo esponenziale”.

L’Iran avrebbe già acquistato dalla Cina missili da crociera antinave. L’accordo per i CM-302 di fabbricazione cinese è quasi concluso, sebbene non sia stata ancora concordata una data di consegna. I missili supersonici hanno una gittata di circa 290 chilometri e sono progettati per eludere le difese navali volando bassi e veloci. Il loro dispiegamento aumenterebbe significativamente le capacità di attacco dell’Iran e rappresenterebbe una minaccia per le forze navali statunitensi nella regione.

Inoltre il regime iraniano ha stipulato un accordo di circa 591 milioni di dollari con la Russia per l’acquisto di migliaia di sistemi di difesa aerea portatili Verba (MANPADS). Ha così potenziato il suo piano di sopravvivenza per l’eventuale prossimo conflitto.

In risposta all’imponente schieramento navale e aereo americano nel Golfo Persico, il corpo dei guardiani della rivoluzione islamica ha testato una nuova tecnologia in un’esercitazione a fuoco vivo in siti dell’Iran meridionale e sulle isole del Golfo per rafforzare la sicurezza lungo le coste meridionali, la terza del genere nelle ultime due settimane, dopo le esercitazioni condotte in compartecipazione con Russia e Cina.

Si segnala inoltre un ampio dispiegamento di piattaforme di lancio missilistiche e di sistemi radar dei pasdaran al confine tra Iran e Iraq, sulle alture di Baneh, Sardasht e di Kermanshah. Si tratta di missili balistici a medio raggio e a propellente liquido, progettati per colpire obiettivi anche a 2000 km di distanza con un carico bellico estremamente pesante. In queste aree sono stati schierati anche i droni Shahed 136 e 149.

Intanto è il settimo giorno della ripresa delle proteste nelle università iraniane. Nei campus universitari sono numerosi gli scontri che si registrano tra studenti antiregime e studenti pro pasdaran e la repressione anche nelle accademie del paese si fa orribile. La Repubblica islamica sta utilizzando ambulanze per trasportare pericolosi criminali i quali, armati di tutto punto, attaccano gli studenti che protestano per la liberazione del loro paese. Il regime impiega prigionieri criminali comuni e milizie fondamentaliste sciite fatte affluire da altri paesi del Medio Oriente, armate di tutto punto, per sedare le rivolte degli studenti, mentre si susseguono a decine le condanne a morte giornaliere dei giovani manifestanti arrestati durante le proteste dell’8 e 9 gennaio. Le autorità iraniane hanno costretto numerose università a tenere corsi esclusivamente online, temendo che le proteste studentesche possano diventare incontrollabili e diffondersi in altri campus.

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