Riprendiamo dal FOGLIO di oggi, 24/02/2026, a pag. 4, con il titolo "Le balle dei putiniani smentite in quattro anni di difesa di Kyiv", l'editoriale del direttore Claudio Cerasa.
Claudio Cerasa
E Mosca, proprio a causa delle sanzioni e della rottura con l’Europa, ha perso il suo principale mercato energetico, ha visto entrare in crisi la sua principale azienda, Gazprom, e si è ritrovata a destinare oltre il 7 per cento del suo pil alla guerra. E proprio sul gas, punto numero tre, l’Europa, e anche l’Italia, possono rivendicare un successo straordinario. Si diceva che senza la Russia non ce l’avremmo fatta, saremmo rimasti al freddo, le nostre imprese sarebbero finite male. I dati raccontano altro. Nel 2021 la Russia era la prima fonte di gas con 29,1 miliardi di metri cubi. Nel 2025 è diventata marginale: 0,7 miliardi di metri cubi. La sostituzione non è avvenuta con una sola stampella ma attraverso una diversificazione che ha reso l’Italia più indipendente e dunque più sovrana. Il gas liquefatto è passato da 9,8 a 20,4 miliardi di metri cubi ed è diventato la prima fonte grazie a cinque impianti di rigassificazione in attività. La Norvegia è passata dal fornire 2,1 a 8,5 miliardi di metri cubi di gas. L’Azerbaigian è passato da 7,2 a 10. L’Algeria è rimasta sostanzialmente stabile (21,2 miliardi prima della guerra, 20,1 oggi). La Libia, in un contesto già complicato, ha visto ridursi il suo contributo passando da 3,2 miliardi a circa un miliardo. E nel 2025, grazie al suo ruolo di hub strategico, l’Italia ha triplicato le esportazioni di gas verso l’estero, arrivando a quota 1,9 miliardi di metri cubi. Il gas non è naturalmente l’unico indicatore da osservare per valutare l’impatto della guerra sull’Italia, e la necessità di intervenire sulle bollette elettriche dimostra che i problemi esistono. Ma l’indipendenza dal gas russo, sommata alla forza dell’Europa e alla capacità di agire in modo compatto per sanzionare la Russia senza cedere alla paura delle conseguenze, dimostra un fatto elementare che quattro anni fa in pochi davano per scontato: difendere una democrazia aggredita non è solo giusto e doveroso, ma è compatibile con la tutela del nostro benessere, anche economico, e ha permesso al nostro paese di emanciparsi dal cappio della dipendenza russa, facendo un passo che in teoria dovrebbe rallegrare persino i sovranisti amici di Putin: più indipendenza significa più sovranità; più sovranità significa più libertà. Slava Ukraini. Gloria all’Ucraina. E un po’ anche all’Italia.
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