Ottant'anni dopo, ecco la nuova divisione dell'Europa
Newsletter di Giulio Meotti
Testata: Newsletter di Giulio Meotti
Data: 24/02/2026
Pagina: 1
Autore: Giulio Meotti
Titolo: Ottant'anni dopo, ecco la nuova divisione dell'Europa

Riprendiamo l'articolo di Giulio Meotti, dalla sua newsletter, dal titolo: "Ottant'anni dopo, ecco la nuova divisione dell'Europa". 


Giulio Meotti

Marco Rubio

“Nella ricerca di un mondo senza confini abbiamo aperto le nostre porte a un’ondata senza precedenti di immigrazione di massa che minaccia la coesione delle nostre società, la continuità della nostra cultura e il futuro dei nostri popoli. L’immigrazione di massa non è stata, e non è, una preoccupazione marginale di scarsa importanza. È stata e continua a essere una crisi che sta trasformando e destabilizzando le società in tutto l’Occidente”.

Così ha appena parlato il segretario di Stato americano Marco Rubio alla Conferenza sulla sicurezza di Monaco (allego il suo straordinario discorso integrale, che nessun leader europeo è ancora stato capace di pronunciare).

Come ha detto con chiarezza Hussein Massawi, ex leader di Hezbollah: “Non stiamo combattendo perché ci offriate qualcosa. Stiamo combattendo per eliminarvi”.

Il problema è che, a parte Rubio e pochi altri, in quella sala a Monaco pochi sembravano averlo capito.

“Stiamo combattendo per eliminarvi”: l’incapacità di comprendere questa realtà fondamentale ha tormentato la politica occidentale per un quarto di secolo e spiega perché la “guerra al terrore” (ammesso che sia stata concepita in modo inappropriato) sia andata perduta. Il “mondo sviluppato” ha trascorso vent’anni a lanciare le armi più costose del pianeta e a sacrificare i suoi soldati migliori su e giù per l’Hindu Kush afghano e il “triangolo sunnita” iracheno, mentre il dar al-Islam continuava silenziosamente ad annettersi Londra, Parigi, Bruxelles, Vienna, Stoccolma, Amsterdam, Toronto, Montreal, Minneapolis e Potsdam…

Ricordate il rifugiato armeno che davanti all’ambasciata turca a Londra ha bruciato il Corano in segno di protesta?

Condannato dai giudici britannici per “islamofobia”, ora Hamit Coskun sarà accolto negli Stati Uniti come rifugiato politico.

Sarà bene portarlo in salvo, prima che qualcuno lo sgozzi, come hanno fatto a un altro bruciatore di Corani a Stoccolma.

E così ora l’Europa occidentale islamizzata produce rifugiati in fuga dalla sharia. Ironico, se non fosse tutto molto tragico e assurdo.

Intanto a Lione un ragazzo di destra veniva ucciso da un gruppo di militanti di sinistra a un comizio di Rima Hassan, l’eurodeputata filo Hamas. Quentin Deranque, questo il nome del povero ragazzo, faceva il servizio d’ordine per le femministe antislamiste di Nemesis.

“Bisogna evitare una guerra civile”, si sente ripetere. È l’elefante nella stanza multiculturale, insieme all’immigrazione invasiva. Delegittimando costantemente le paure identitarie dei cittadini autoctoni e fingendo simpatia per le minoranze aggressive, i progressisti hanno reso gli identitari dei bersagli da eliminare.

E così ci siamo alla guerra civile: francesi che uccidono altri francesi…

Se non bastassero i terroristi islamici, oggi a denunciare l’islamizzazione si rischia anche la violenza dei nuovi brigatisti, gli Antifa, “le sturmtruppen del potere culturale”.

Il quartier generale del BND, simile a una fortezza, è uno degli edifici più sicuri d’Europa e per una buona ragione. Chi potrebbe mai aver bisogno di una sicurezza migliore a Berlino del servizio di intelligence?

Tranne, ovviamente, i bambini ebrei in età prescolare a Potsdam.

La comunità ebraica di Potsdam, appena fuori Berlino, ha deciso che non è sicuro aprire un nuovo asilo nido ebraico a causa delle preoccupazioni per la sicurezza.

 

Angela Merkel davanti alla sede del BND a Berlino

L’asilo ebraico sarebbe dovuto sorgere nel quartiere Stern di Potsdam, la città dell’ex cancelliere Olaf Scholz, ma l’aumento dell’antisemitismo ha fermato il progetto. Evgueni Kutikow, presidente della comunità ebraica di Potsdam, ha detto: “Una madre mi ha chiamato pazzo quando le ho chiesto se avrebbe iscritto suo figlio in un asilo nido ebraico”.

La frase è lapidaria. Riassume, in poche parole, il fallimento di un intero progetto politico e culturale.

Quella madre sembra saperlo. Un asilo nido ebraico intanto a Sydney è stato incendiato. A Malmö, prima del 2015, all’asilo nido ebraico c’erano 23 bambini: oggi ce ne sono 5.

Tre volte nel secolo scorso gli Stati Uniti hanno salvato l’Europa occidentale: durante la Prima Guerra Mondiale, la Seconda Guerra Mondiale e la Guerra Fredda. Questo non ha impedito agli europei di cercare ossessivamente il suicidio, in un modo o nell’altro.

A quanto pare, questa volta gli Stati Uniti non impediranno agli europei di suicidarsi, nonostante il discorso di Rubio a Monaco.

Indipendentemente da chi sarà al potere – Repubblicani o Democratici – l’America sarà sempre più isolata e preoccupata dei propri problemi, conflitti e contraddizioni. Nessuno a Washington vorrà inviare truppe sulle coste dell’Europa occidentale per liberare giganteschi termitai brulicanti di caos, sharia e violenza.

Ma torniamo alla “Versailles tedesca”, Potsdam, che compare per la prima volta su un documento del 993, quando il Kaiser Otto ne fece dono alla zia, badessa di Quedlinburg. Sarà Federico Guglielmo - il Grande Elettore del Brandeburgo che a Potsdam firmerà, nel 1685, l’editto per l’asilo agli ugonotti in fuga dalla Francia - a farne la sua seconda residenza e a costruirvi un castello, ad aprirvi nuove strade e viali, ad abbellire i villaggi circostanti. Qui si affacciano alla storia i re che faranno della Prussia una potenza e Federico il Grande nella seconda metà del ‘700 trasformerà l’antico villaggio contadino in una delle meraviglie più esibite del suo dominio. Potsdam sarà poi la capitale del distretto omonimo nella Repubblica Democratica Tedesca dal 1952 al 1990.

Potsdam al tempo della DDR

Oggi a Bonn, a Potsdam e a Bochum, gli ebrei si nascondono. Perché Angela Merkel aveva torto e il grande stilista Karl Lagerfeld ragione.

Lagerfeld in un talk show aveva detto: “Non possiamo uccidere milioni di ebrei e portare qui milioni dei loro peggiori nemici”. Venne linciato perché aveva ragione (non linciano chi non ha niente da dire).

Nel 2007, un rabbino di Francoforte è pugnalato da un individuo dall’“aspetto mediorientale”. A Bonn, la comunità ebraica consiglia di non indossare i simboli della fede in pubblico. Poi è il rabbino di Berlino Daniel Alter a essere picchiato per strada sotto gli occhi della figlia.

Potsdam è famosa anche per la conferenza del 1945 a cui parteciparono Stalin, Truman e Churchill. Lì si decise il futuro della Germania sconfitta e dell’Europa divisa.

Chissà se un giorno, a Potsdam, si terrà una nuova conferenza. Magari Rubio la guiderà da presidente.

Non sarà per decidere il destino dei vinti, ma per decidere cosa fare dei resti di una civiltà che ha scelto di non voler più esistere. E forse, allora, gli ultimi europei sani – quelli che oggi si trovano a est della vecchia linea – saranno chiamati a testimoniare che non tutta l’Europa ha deciso di morire.

I resti dell’“Occidente” ancora sano, libero e con istinto di sopravvivenza oggi si trovano a est della Cortina di ferro. “Da Stettino sul Baltico a Trieste sull’Adriatico”, per dirla col grande Churchill, i luoghi più pacifici del continente sono Polonia, Repubblica Ceca, Ungheria e Slovenia.

Niente sinagoghe bruciate, niente ebrei picchiati a sangue come in Francia, niente corti della sharia, niente chiese profanate, niente leggi o processi sull’islamofobia, niente insegnanti decapitati, niente vignettisti sotto scorta, niente stazioni trasformate in bidonville, niente parchi usati per pregare Allah, niente donne col burqa, niente mutilazioni genitali, niente burqini nelle piscine pubbliche, niente scuole a maggioranza immigrata e così via.

Basta leggere il saggio da Londra di Euan Dawtrey sul New Statesman:

“Tornando a casa, taglio attraverso la strada principale di Whitechapel. Mi fermo davanti alla vecchia chiesa ugonotta, costruita nel 1743, che è stata una cappella metodista e una sinagoga ebraica. Oggi è una moschea”.

Nelle scorse ore, tre arresti in Inghilterra: progettavano un massacro di centinaia di ebrei per conto dell’ISIS.

Chiunque sia stato a Cracovia, a Budapest, a Bratislava o a Praga negli ultimi anni può averlo visto. Quella è ancora Europa.

Scriveva Milan Kundera in Un Occidente prigioniero (1983):

“Un francese, un russo, un inglese non sono abituati a fare domande sulla sopravvivenza della propria nazione. I loro inni parlano di grandezza ed eternità. L’Europa centrale come patria di piccole nazioni ha una sua visione del mondo basata su una profonda sfiducia nella storia. La storia, questa dea di Hegel e Marx, che è la Storia dei vincitori. Tuttavia, i popoli dell’Europa centrale non sono vittoriosi. Ecco perché in questa regione di piccole nazioni che ‘non sono ancora morte’, la vulnerabilità dell’Europa, di tutta l’Europa, è visibile più chiaramente e prima che altrove. In questo senso, il destino dell’Europa centrale appare come l’anticipazione del destino europeo in generale e la sua cultura assume un’enorme rilevanza”.

È la lezione più amara: una civiltà non muore solo per invasione, come l’Europa dell’Est dopo il 1945. Muore anche quando perde la volontà di difendersi. Quando considera la propria sopravvivenza un lusso e un peso. Quando preferisce dissolversi in nome dell’umanità piuttosto che esistere in nome di sè stessa.

Per chi volesse capire cosa ci sta succedendo, c’è Marz Weitzmann che ha appena scritto The fall of Europe.

Richard Kemp, ex colonnello dell’esercito britannico, questa settimana predice la guerra civile in Inghilterra.

Ecco, la storia riesce a essere davvero spietata nella sua ironia: ottant’anni dopo la conferenza che divise l’Europa in due, la parte occidentale ricorda una zona occupata.

Ma stavolta chi verrà a liberarla?

Anche contro il mio interesse di europeo dell’Ovest, come si diceva un tempo, Stati Uniti, Israele e gli altri paesi occidentali non ancora perduti dovrebbero concentrarsi su paesi dell’Europa orientale stabili e vitali come Repubblica Ceca, Ungheria, Slovacchia, Polonia, Romania, Bulgaria e Croazia. Questi sono ormai alleati naturali e dovrebbero essere rafforzati in ogni modo possibile.

E visto che un re polacco ha già salvato una volta l’Europa, chissà se un giorno la Reconquista dell’Ovest inizierà proprio da lì...

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