I lettori ci scrivono, Deborah Fait risponde
Lettere a Informazione Corretta
Testata: Informazione Corretta
Data: 23/02/2026
Pagina: 1
Autore: Deborah Fait
Titolo:

3 Lettere

1. Il destino di Israele e quello dell'Occidente

Gentile Deborah Fait,

Le scrivo spinto da una riflessione che, purtroppo, sembra trovare sempre meno asilo nel dibattito pubblico europeo, ma che risuona con una forza adamantina nelle Sue analisi: la consapevolezza che il destino di Israele e quello dell’Occidente siano legati da un nodo scorsoio che molti, per cecità o calcolo, fingono di non vedere.

Il monito "Se cade Israele, i prossimi siete voi" non è un esercizio di retorica vittimistica, né un grido d'allarme lanciato per ottenere una benevolenza di facciata. È, al contrario, una lucida diagnosi geopolitica e antropologica. Israele non è soltanto uno Stato sovrano che lotta per i propri confini; è l’estremo avamposto di un sistema di valori — la democrazia liberale, la laicità delle istituzioni, il primato della vita e della libertà individuale — che oggi si trova sotto l’attacco concentrico di un fanatismo oscurantista che non ammette eccezioni.

Ciò che spaventa maggiormente, e che Lei denuncia da tempo con una costanza che definirei eroica nel panorama del giornalismo odierno, è il "sonnambulismo" delle nostre società. L'Europa sembra aver dimenticato che le ideologie che oggi invocano la distruzione di Tel Aviv sono le medesime che considerano lo stile di vita occidentale — con le sue conquiste sui diritti civili, la libertà di critica e il pluralismo religioso — un’eresia da estirpare. Si è radicata l'illusione pericolosa che Israele sia un "problema a parte", una questione settoriale confinata in un lembo di terra mediorientale. Non si vuole comprendere che Israele è la diga: se quella diga dovesse cedere, l'onda d'urto del nichilismo teocratico non si fermerebbe alle coste del Mediterraneo, ma travolgerebbe le strade di Parigi, Londra, Roma e Berlino con una violenza che le nostre democrazie, ormai sfinite e prive di identità, non sarebbero in grado di arginare.

Il paradosso è atroce e grottesco: mentre l'IDF combatte una guerra esistenziale che è, a tutti gli effetti, una guerra per la sopravvivenza della civiltà giudaico-cristiana e illuminista, le piazze e le università occidentali si riempiono di una retorica che ribalta la realtà, trasformando l’unico baluardo democratico della regione in un mostro da abbattere. Questo cortocircuito morale è il segno di una civiltà che ha smesso di amarsi e che, per un distorto senso di colpa post-coloniale, è pronta a consegnare le chiavi di casa ai propri carnefici.

Lei, Deborah, ha il merito di non usare giri di parole. La Sua scrittura ci ricorda che non esiste una "mediazione" possibile con chi ha iscritto nel proprio statuto l'annientamento totale dell'altro. Il realismo che Lei propone viene spesso scambiato per durezza, ma è in realtà l'unica forma di onestà intellettuale rimasta. Difendere Israele oggi significa difendere il diritto di ogni individuo occidentale di continuare a vivere in una società aperta. Significa rifiutare il ricatto del terrore e la fascinazione perversa per il martirio.

In un'epoca di relativismo spinto, dove la verità viene sacrificata sull'altare del politicamente corretto, la Sua voce è un presidio di resistenza. Dobbiamo avere il coraggio di dire che se Israele dovesse perdere la sua battaglia, l'Occidente non perderebbe solo un alleato strategico: perderebbe la propria anima e la propria ragione di esistere. La ringrazio per la Sua determinazione nel ricordarci che siamo tutti sulla stessa linea di fronte, e che il silenzio di oggi sarà il rimpianto di domani.

Con la più profonda stima e solidarietà,

Sam W.

Caro Sam,

Non ci sarebbe da aggiungere nemmeno una parola a quanto lei scrive. L'Occidente p in pericolo e se dovesse casere Israele niente più lo salverebbe. L'islam si è inserito con tutto il male che comporta come un virus velenoso dentro le istituzioni e persino dentro i governi europei e la tragedia è che lo ha fatto e lo sta facendo con il beneplacito degli europei e degli occidentali in genere (non dimentichiamo gli Stati Uniti dove le Università sono ormai in mano agli oscurantisti filo islamici). A volte sono stupita dall'idiozia che sconvolge i cervelli e l'anima della gente, dagli intellettuali ai politici, dai capi di governo al popolo che non riesce a combatterli. Quando l'islam avrà preso il potere in Occidente (alcuni analisti prevedono che accadrà fra non molti anni) la legge islamica della Sharia prenderà il posto delle leggi democratiche e per l'Europa sarà finita.

"Se cade Israele, i prossimi sarete voi" è la pura verità, purtroppo poco compresa.  Israele non cadrà ma temo che se l'Occidente non metterà un freno all'islamizzazione le generazioni future europee, rese schiave e private della libertà di pensare oltre che di agire, ci malediranno.

La ringrazio per le sue parole nei miei confronti e la saluto cordialmente

Shalom

Deborah Fait

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2. L'anniversario dell'assassinio dei fratelli Bibas

Dottoressa Fait,

vorrei dimenticare il 20 febbraio ma è impossibile. Israele non può dimenticarlo. Ma dobbiamo assolutamente ricordare, dolcemente e con molto strazio, i bimbi dai capelli arancioni. I bimbi Bibas e la loro mamma. 

No, non li dimenticheremo mai. Non perdoneremo mai. 

Un caro saluto. Shalom 

Alessandra Gargaro

Cara Alessandra,

I due fratellini dai capelli arancioni, Ariel e Kfir Bibas, non saranno mai dimenticati. Resteranno per sempre il simbolo dello strazio di Israele di fronte ai loro sorrisi e ai loro giochi e poi quelle scatole nere di cartone consegnate alla Croce Rossa in mezzo al tripudio di una popolazione senza anima. La gioia della loro infanzia è stata fatta a pezzi dai cannibali. Il mondo fuori da Israele non ha avuto pietà, nemmeno una parola e oggi nessun ricordo dei nostri bambini e di tanti altri piccoli ebrei divorati dalla barbarie palestinese.

Ariel e Kfir li rappresentano tutti davanti alla vergogna del mondo.

Un cordiale shalom

Deborah Fait

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3. L'unione delle dittature

Cara Deborah, 

cari Giulio Meotti, Iuri Maria Prado, Pietro Senaldi, Fiamma Nirenstein, e tanti altri dei quali leggo gli articoli su l'Informazione Corretta, grazie mille ! Voi non difendete "solo" Israele: voi difendete La Verità.

Ho assistito mercoledi al Geneva Summit for Human Rights and Democracy, un incontro organizzato da UN Watch un'altra trentina di organizzazioni non governative. Una ventina di dissidenti e perseguitati politici di inaudito coraggio hanno presentato la loro storia personale e la situazione nei loro paesi. Il link https://genevasummit.org/event/2026/ contiene i video di tutti gli interventi. Tutti vanno guardati, ma se dovessi sceglierne uno, la mia preferenza va all' iraniana Masih Alinejad.

Uno dei messaggi da ricordare del meeting è stato che le dittature, nonostante le differenze ideologiche, sono sempre capaci di allearsi (vedi Russia, Iran, Cina, Venezuela, Cuba etc.); per combatterle efficacemente occorre che anche le forze a favore della libertà sappiano passare oltre le proprie differenze e unire le loro forze (come sicuramente Informazione Corretta cerca di fare, dando spazio ai vostri articoli).

Grazie ancora,

Giulio Morpurgo

P.S. Sicuramente voi lo sapete, ma forse non molti dei vostri lettori: UnWatch è una NGO che continuamente e senza sosta denuncia le porcherie e le malefatte di quel patetico carrozzone che è diventato l'ONU, e dei suoi responsabili. Essendo accreditata, ha diritto di parlare nelle assemblee, e costantemente mette in imbarazzo i dirigenti dell'ONU e i rappresentanti di queste dittature, che senza alcuna vergogna sono spesso chiamati a dirigere o presiedere organi dell'ONU dei quali dovrebbero essere cacciati a pedate nel sedere. Solo per fare un esempio, l'ultima oscenità è l'Iran chiamato a presiedere l'organo preposto a vigilare sul rispetto dei diritti delle donne.

Caro Giulio, 

Non è la prima volta che l'Iran viene chiamato a presiedere l'organo dei diritti umani e dei diritti delle donne e questo è uno scandalo epocale per cui non mi risulta che nessuno protesti. Certo che i rappresentanti iraniani dovrebbero essere presi a calci nel sedere! Sarebbe il minimo. UnWatch è una benedizione e credo che molti dei nostri lettori la conoscano. Purtroppo però nessuno riesce a sciogliere l'ONU che attualmente è rappresentata da quella vergogna che si chiama Francesca Albanese di cui molti Stati chiedono le dimissioni ma che è sempre là a fare propaganda del virus dell'antisemitismo. Inviterei tutti a leggere la biografia di Masih Alinejad, giornalista, scrittrice, attivista iraniana che ha vissuto l'esperienza durissima delle carceri del suo Paese a soli 18 anni.

Un cordiale shalom e grazie

Deborah Fait 

takinut3@gmail.com