Riprendiamo dal RIFORMISTA del 20/02/2026, a pagina 6, il commento di Iuri Maria Prado dal titolo "Il Consiglio per Gaza criticato perché c’è il disarmo di Hamas"

Iuri Maria Prado
Si è detto che il “Board of Peace”, cioè l’amministrazione transitoria incaricata di dare attuazione al Piano per la ricostruzione di Gaza, sia impresentabile perché composto da autocrati e dittature. Una preoccupazione che non sembra affliggere le sensibilità civili di questi critici quando alla guida di agenzie dell’Organizzazione delle Nazioni Unite siedono repubbliche delle impiccagioni e sistemi dispotici che opprimono popoli senza diritti e senza voto. Si è detto che il “Board of Peace” sia un consorzio colonialista affamato di appalti, pronto a costruire i grattacieli di un’oltraggiosa Palm Beach mediorientale: una requisitoria contro le prospettive urbanistiche di Gaza avanzata da chi non aveva mai eccepito nulla sull’assetto precedente, vale a dire la riduzione della Striscia a uno slabbrato latifondo terroristico poggiante sulla rete di tunnel più estesa del mondo.
Si è detto che il “Board of Peace” sia un avvoltoio pronto a calare su Gaza per fare pulizia dei diritti dei palestinesi, rimessi alle brame del tiranno yankee deciso a spolparli senza pietà in un repulisti razzial-imperiale. Andrebbero dunque meglio, a tutela dei diritti dei palestinesi, i reclutamenti dei soldati-bambini, le scuole dell’UNRWA accusate di indottrinare al martirio, il sistema di previdenza sociale che remunera le famiglie dei “martiri”, cioè di coloro che uccidono civili nei bar e nelle pizzerie e si fanno esplodere sugli autobus pieni di bambini.
Sarebbe sciocco, prima ancora che sbagliato, scambiare il “Board of Peace” per un consesso di gentiluomini immancabilmente destinato a soluzioni perfette e privo di difetti strutturali. Ma nessuno lo scambia per questo. È molto peggio l’operazione opposta, vale a dire dipingerlo come la perfida iniziativa di manigoldi che cospirano per arricchirsi ai danni dei palestinesi e per impiantare su Gaza un giogo suprematista. Un’impostazione che, fatta propria da un folto gruppo di “democratici”, può vantare un testimonial d’eccezione: Hamas.
La realtà è che la vera spina nel fianco di chi avversa il Piano per Gaza è la parte dell’accordo che prevede l’esautoramento del potere di fatto esercitato nella Striscia dalle organizzazioni terroristiche. Aver indicato, come una risoluzione del Consiglio di Sicurezza ha chiaramente stabilito, che nessuna ricostruzione è possibile senza la distruzione delle capacità offensive di Hamas significa rileggere la storia recente di Gaza in modo opposto rispetto a due anni e mezzo di retorica contraria: significa riconoscere il carattere difensivo della guerra condotta da Israele, la necessità che fosse combattuta e il diritto di Israele di combatterla.
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