Si rafforza l’Armada voluta da Trump nel Golfo
Commento di Roberto Arditti
Testata: Il Tempo
Data: 13/02/2026
Pagina: 12
Autore: Roberto Arditti
Titolo: Sì ai negoziati con l'Iran ma l' «invincibile armata» voluta da Trump si rafforza

Riprendiamo da IL TEMPO del 13/02/2026, a pag. 12, con il titolo "Sì ai negoziati con l'Iran ma l' «invincibile armata» voluta da Trump si rafforza", il commento di Roberto Arditti.

Roberto Arditti | Festival Economia Trento

Roberto Arditti 

Meet the US Navy's new $13 billion aircraft carrier - CNET
Gli Stati Uniti hanno dispiegato un imponente dispositivo militare tra Mar Arabico, Golfo Persico e basi nel Golfo, con portaerei, sottomarini, caccia, sistemi Patriot e THAAD in configurazione operativa avanzata

Un aereo davvero molto speciale solca in questi giorni i cieli del Mediterraneo orientale: è il WC-135R Constant Phoenix, il leggendario «nuke sniffer» dell’Us Air Force. Nelle ultime ore vola al largo di Gaza, Libano e Siria, dopo aver «fiutato» le coste di Egitto e Libia. Partito da base Raf Mildenhall (UK) aspira aria a quote operative variabili, catturando isotopi radioattivi come xeno-133 o cesio-137, segnali inequivocabili di test nucleari clandestini, fughe da reattori o esplosioni.

Ricordate il 2017? È proprio uno di questi velivoli che conferma il test H-bomb nordcoreano. Oggi raccoglie informazioni atmosferiche per monitorare anomalie, verificare il Comprehensive Nuclear Test Ban Treaty e indagare incidenti, proprio mentre l’Iran arricchisce uranio al 60% dopo la guerra lampo con Israele del giugno 2025 e la repressione interna feroce.

Intorno all’Iran sappiamo esistere un dispiegamento militare americano imponente, che cresce di giorno in giorno. La Uss Abraham Lincoln, portaerei classe Nimitz con 90 aerei (F/A-18 Super Hornet per strike, EA-18G Growler per jamming radar), resta ancorata nel Mar Arabico, scortata da destroyer Arleigh Burke. E non è solo deterrenza teorica: nei giorni scorsi un F-35C imbarcato sulla Lincoln ha abbattuto in autodifesa un drone iraniano Shahed che si stava avvicinando al gruppo navale.

Nel Golfo Persico e nello Stretto di Hormuz, altri due destroyer vigilano contro i 1.800-2.000 missili balistici «ricostituiti» da Teheran. Nel Mar Rosso e Mediterraneo, USS Delbert D. Black e Roosevelt forniscono difesa aerea. Sott’acqua, il sottomarino USS Georgia (classe Ohio) porta 150 Tomahawk, pronto a colpire da 1.000 km di distanza senza emergere.

A terra, la logistica è pronta: oltre 110 C-17 e C-5M scaricano truppe e asset, con 20+ tanker KC-135/KC-46, 4 HC-130J per rescue, 3 E-11A per comunicazioni criptate. In Giordania, alla Muwaffag Salti AB, F-15E Strike Eagle e A-10 Thunderbolt attendono ordini, affiancati da 6 F-35A in arrivo dalla Spagna e 4 EA-18G per guerra elettronica.

Poi c’è il baluardo difensivo, diviso tra l’Arabia Saudita, alla Prince Sultan Air Base (PSAB) ad Al Kharj, e il Qatar con base Al Udeid. Immagini satellitari di febbraio 2026 mostrano un’accelerazione: C-5 Galaxy e C-17 atterrati in massa, almeno 22 KC-135 tanker, decine di F-16 (fino a 53 stimati OSINT), C-130 per trasporti.

Batterie Patriot e THAAD installate: lanciatori mobili su camion HEMTT, radar AN/TPY-2 che scrutano a oltre 1.000 km, intercettori «hit to kill» contro missili balistici fino a 200 km d’altitudine. E c’è un dettaglio tecnico che dice molto: ad Al Udeid i Patriot risultano schierati in configurazione mobile, su ruote, e non più in piazzole statiche. Significa attrezzarsi per fronteggiare un nemico pronto a colpire.

E come se non bastasse, circola l’ipotesi di una seconda portaerei: la Uss George H.W. Bush potrebbe salpare dalla East Coast a breve. Trump lascia intendere: «Abbiamo un’armata, un’altra potrebbe unirsi». Sarebbe la prima doppia presenza dal 2025, con 180 aerei per un’offensiva prolungata. Anzi possiamo spiegarci ancora meglio: una squadra navale opera di giorno e l’altra di notte, vuol dire massima pressione sugli obiettivi senza soluzione di continuità.

Sul fronte politico, l’attesa è palpabile. Netanyahu incontra Trump per tre ore: spinge per un intervento deciso o almeno per un deal che limiti missili balistici iraniani e sostegno a proxy come Hezbollah e Houthi. «Qualsiasi negoziato deve coprire nucleare, missili e rete regionale», insiste il premier israeliano, scettico su un’intesa limitata. Trump, però, frena per ora: «Niente di definitivo, ho insistito per continuare i negoziati», posta su Truth Social, preferendo diplomazia ma avvertendo «conseguenze severe» se fallisce.

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