L’obiettivo di Putin è l’Europa. Ma nessuno lo combatte
Analisi di Paola Peduzzi
Testata: Il Foglio
Data: 12/02/2026
Pagina: 1
Autore: Paola Peduzzi
Titolo: L’obiettivo di Putin è l’Europa

Riprendiamo dal FOGLIO di oggi, 12/02/2026, a pag. 1/4, con il titolo "L’obiettivo di Putin è l’Europa", l'analisi di Paola Peduzzi.

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Paola Peduzzi

RID - Rivista Italiana Difesa - shownews - Le Forze Armate russe

Secondo diversi report europei, la Russia rappresenta la minaccia più diretta alla sicurezza del continente, sta ricostituendo rapidamente le sue forze e si prepara a un confronto prolungato con l’occidente.
Mosca combina riarmo massiccio, produzione record di munizioni e guerra ibrida per testare le difese europee, dividere le opinioni pubbliche e indebolire il sostegno all’Ucraina

Milano. “La dimensione dell’esercito ucraino non è un problema”, ha detto l’Alto rappresentante per la politica estera europea, Kaja Kallas, “perché non ha attaccato la Russia. E’ la dimensione dell’esercito russo a esserlo, un problema, per tutti i suoi vicini”. Fin dall’inizio dell’invasione russa in Ucraina, quattro anni fa, i governi occidentali hanno avuto paura di intensificare la pressione sulla Russia per paura di un’escalation – se si va a vedere il racconto di questi anni di attacco sui media italiani, si troverà spesso questo termine, “escalation”, tutte le volte che il sostegno alla difesa di Kyiv si è rafforzato. Cioè l’escalation era la nostra, non quella di Vladimir Putin, che impunito nel 2025 ha ammazzato più civili ucraini di quanti ne abbia ammazzati nei tre anni precedenti e che continua a investire sulla sua forza militare. In nome di questa cautela, non abbiamo mandato armi nel momento in cui avrebbero potuto essere decisive, non abbiamo protetto i cieli ucraini che sono tuttora esposti agli attacchi massicci dei droni e dei missili russi sulle città ucraine (di nuovo: obiettivi civili, morti civili) e non abbiamo annichilito l’economia russa come avremmo potuto (le sanzioni americane, che pure hanno un sostegno bipartisan al Congresso e che pure sono state date spesso come imminenti, non sono ancora state approvate). Nel frattempo, affaticati non si sa bene da cosa visto che non siamo noi a essere senza elettricità, non siamo noi che sacrifichiamo i nostri uomini e le nostre donne per difenderci, abbiamo anche cominciato a strumentalizzare la minaccia russa all’Europa: ricordate quando Putin ammassava truppe al confine ucraino, l’intelligence americana diceva: sta per invadere, e molti, in Italia tantissimi, dicevano: Putin non invaderà mai, siete isterici? Ecco, ora succede la stessa cosa con la minaccia all’Europa. Ma gli studi degli esperti e dei servizi segreti convergono: la minaccia esiste eccome, si tratta solo di capire quando – non se: quando – si concretizzerà. Negli ultimi giorni sono stati pubblicati documenti importanti, che cercano di rispondere a questa domanda, e che mettono a tacere chi si agita se siamo noi a inviare armi a lungo raggio all’Ucraina e non se Putin lancia missili ipersonici.

“Under Destruction”, Conferenza sulla sicurezza di Monaco. Il report annuale che inaugura la settimana della conferenza in Baviera (che si terrà dal 13 al 15 febbraio) dedica il secondo capitolo alla minaccia russa, definendola “la più rilevante e la più diretta” per “i paesi della Nato e per la sicurezza europea”.

“Il Cremlino – scrive Nicole Koenig, head of policy della Conferenza – non ha mostrato alcun segnale di voler fare passi indietro rispetto ai suoi obiettivi massimalisti”. La persistente “minaccia dell’utilizzo della forza nucleare è solo il promemoria più sfacciato del fatto che la minaccia militare si estende ben oltre l’Ucraina. Alcune agenzie di intelligence stimano che la Russia potrebbe ricostituire le sue forze per una ‘guerra regionale’ nell’area del Mar Baltico entro due anni da un potenziale cessate il fuoco in Ucraina – e per una ‘locale’ contro un singolo paese confinante entro sei mesi”. Con gli sconfinamenti dei droni (che registrano e prendono informazioni su possibili obiettivi o basi militari europei), i sabotaggi e la cosiddetta guerra ibrida, la Russia continua a “confondere il confine tra pace e guerra”, dice il documento, e “gli analisti considerano queste operazioni come tentativi deliberati da parte di Mosca per sondare le difese dell’Europa, seminare disunione, intimidire l’opinione pubblica e indebolire il sostegno all’Ucraina”. Secondo l’intelligence ucraina, Mosca sta preparando azioni di sabotaggio proprio durante la Conferenza di Monaco, utilizzando in particolare l’organizzazione Friedensbewegung (Movimento per la pace), che con manifestazioni antiucraine e disinformazione dissemineranno slogan come: “Difendere l’Ucraina ci porterà alla Terza guerra mondiale”, “l’Unione europea e la Nato sono gli aggressori” e “la Russia non pone nessuna minaccia all’Europa”. La Friedensbewegung opera da molti anni in chiave anti Nato, ma ora è animata anche da attivisti prorussi, come Elena Kolbasnikova, che ha già organizzato proteste antiucraine a Colonia e Düsseldorf, che sostiene apertamente il regime di Putin e che ha ottenuto la cittadinanza russa nel 2023 (l’intelligence ucraina fa un elenco di altri attivisti mobilitati).

“La sicurezza internazionale e l’Estonia, 2026”, Servizio di intelligence estera dell’Estonia. Il Välisluureameti, detto Vla, ha pubblicato all’inizio della settimana il suo report annuale, che ha in copertina un’illustrazione che riprende la stretta di mano tra Putin e il presidente americano Donald Trump nel loro incontro ad Anchorage, in Alaska, il 15 agosto dello scorso anno: il cosidetto “spirito di Anchorage” ritorna spesso nella retorica russa, come conferma dell’impegno nel negoziato in corso, ma è una menzogna: tutti i segnali – e il numero di morti civili e di attacchi russi nello scorso anno basterebbero da soli – indicano che la Russia vuole continuare la guerra, non fermarla. Il Vla scrive che Mosca ha aumentato la produzione di munizioni di 17 volte rispetto al 2021 e questo mostra che “effettivamente si sta preparando per la prossima guerra”. Grazie alle importazioni dalla Corea del nord, che secondo i dati ha contribuito per metà del ristoccaggio russo, gli arsenali sono pieni: “Per il Cremlino – scrive il Vla – mantenere queste riserve è quasi certamente un fattore critico per pianificare guerre future”. Il report individua sia i punti di forza sia di debolezza dell’industria russa degli esplosivi: dal 2023 la Russia ha cercato di sostituire la cellulosa di cotone importata dall’Asia centrale con la cellulosa di legno e lino prodotta internamente che serve per la nitrocellulosa: “E’ molto probabile che tali tentativi abbiano avuto successo”, ma la produzione di acido nitrico concentrato e della miscela di acido nitrico e solforico “viene effettuata in un unico sito, l’impianto chimico di Berezniki di proprietà di Uralchem”, produttore russo di elementi chimici. Questo significa, scrive il Vla, che “qualsiasi grave interruzione della produzione in questi impianti, tecnica o economica, causerebbe molto probabilmente gravi interruzioni nell’intera catena di approvvigionamento russa per la produzione di munizioni”. Per l’intelligence estone infatti la deterrenza occidentale sta ottenendo risultati e sta allontanando il momento di un eventuale attacco russo oltre l’Ucraina: Mosca ha problemi di reclutamento (le perdite al fronte sono enormi) e le sanzioni si fanno sentire. Su questo fronte, “cominciano ad apparire alcune crepe e tutto si sta sviluppando lungo una traiettoria molto favorevole per noi – scrive nell’introduzione Kaupo Rosin, il direttore generale del Vla – Il mio messaggio è che questo è in realtà il momento giusto per premere il pedale ancora più forte”.La Russia cerca da tempo di proiettare un’immagine 

di forza sul campo, “ma la situazione nel paese è pessima”, tanto che il Cremlino sta intensificando la sua stretta sul dissenso interno limitando l’accesso all’informazione online. “La Russia rimane un paese pericoloso nonostante la sua incompetenza – scrive Rosin – e bisogna essere vigili per prevenire l’espansione del cosiddetto ‘mondo russo’”, ma non c’è ragione per gli europei “di andare in panico”.

“Focus. Analisi delle minacce”, Servizio di intelligence e Consiglio per la Sicurezza nazionale della Norvegia. Secondo le informazioni del governo di Oslo, “il Cremlino mira a smantellare e poi ristabilire un ordine mondiale in linea con gli interessi della grande potenza russa”, c’è scritto nel report dell’intelligence presentato all’inizio di febbraio (ce ne saranno altri due nel corso dell’anno): “Il regime si sta preparando a un lungo confronto e cerca di scoraggiare l’occidente con i mezzi di cui dispone. Il dialogo con gli Stati Uniti è incluso nella strategia del Cremlino finché il regime riterrà di poter ottenere l’accettazione delle proprie condizioni; in caso contrario, vi è una maggiore possibilità di un utilizzo più concreto delle proprie minacce”. Poiché il sostegno della Norvegia all’Ucraina è solido ed esplicito, la minaccia è diretta per il paese: “Stiamo affrontando la situazione più seria della nostra sicurezza dalla Seconda guerra mondiale”, ha detto il ministro della Difesa norvegese, Tore Sandvik, presentandoil documento, “una conoscenza profonda delle minacce che stiamo subendo è essenziale per sviluppare politiche e strumenti che rafforzino la nostra difesa”. In un’intervista pubblicata ieri sul Guardian, il generale Eirik Kristoffersen, comandante delle Forze armate norvegesi, ha detto che “non escludiamo un tentativo di conquista di territorio da parte della Russia come parte del piano di protezione delle proprie capacità nucleari, che sono l’unica cosa che è rimasta al paese che minaccia effettivamente gli Stati Uniti”. Secondo il generale, Mosca non ha obiettivi di conquista in Norvegia come ce li ha in Ucraina o in altri paesi ex sovietici, ma gran parte dell’arsenale nucleare russo – compresi i sottomarini, i missili terrestri e aerei con capacità militari – si trovava nella penisola di Kola, a breve distanza dal confine norvegese: è un arsenale cruciale se la Russia dovesse entrare in conflitto con la Nato altrove.

“Anatomia dell’influenza russa”, ministero degli Esteri polacco. La guerra della Russia contro l’occidente non si limita al campo di battaglia, ma “le operazioni di influenza che colpiscono l’Ucraina e la Polonia” vogliono aumentare le divisioni ed erodere la fiducia nelle istituzioni, online e offline, ha detto il ministero degli Esteri polacco, pubblicando sui social un’infografica in cui definisce queste azioni russe cosiddette “ibride”: “Aumentare le divisioni” mescolando preoccupazioni reali con quelle emotive; “amplificare la scala” della disinformazione, con account coordinati che ripetono gli stessi messaggi in continuazione in particolare durante eventi o incontri rilevanti; “disseminare messaggi sulle piattaforme”, che sono i social media, i commenti e i gruppi, mescolando di nuovo opinioni reali e opinioni manipolate; “normalizzare il messaggio” che insinua dubbi sulla necessità di difendere l’Ucraina e riarmare l’Europa; “creare un impatto nel mondo reale”, cosicché solidarietà e sostegno all’Ucraina si indeboliscono. Joshua Yaffa ha pubblicato sul New Yorker un lungo articolo dal titolo “To build a fire”, organizzare un incendio, pieno di interviste e di dettagli sulle azioni di sabotaggio russe in Europa. “Anche se la guerra in Ucraina dovesse concludersi, la Russia continuerà a considerare l’Europa un avversario strategico”, scrive Yaffa: “Ciò che preoccupa è la capacità in sé”, gli dice un funzionario di un’intelligence europea, “oggi viene utilizzata a un livello relativamente basso. Ma non c’è motivo per non aumentare la posta in gioco (...). Lo consideriamo come un quadrante: forse in questo momento è impostato sul livello 1, ma cosa succede se arriva al livello 10?”.

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