Riprendiamo da IL TEMPO di oggi 08/02/2026, a pag. 10-11, con il titolo "Il 7 ottobre ha fallito l’intelligence israeliana", il commento di Michael Sfaradi.
Michael Sfaradi
All’una e trenta di venerdì 6 febbraio è arrivato un messaggio Whatsapp dal Gpo, Government press office Israel, destinato alla stampa accreditata. Il messaggio contiene una lettera aperta del primo ministro Benjamin Netanyahu alla popolazione israeliana accompagnata da un file con documentazione allegata. Nel leggere il testo mi è tornata in mente la frase del professore di etica della comunicazione che durante una lezione disse: «Ci sono momenti in cui un giornalista deve lasciare la penna e prendere la clava». Credo che questo sia uno di quei momenti. Per capire la querelle in corso bisogna spiegare al lettore cosa è il Controllore di Stato. Si tratta di un organismo, previsto dalle leggi fondamentali (Costituzione di Modello Britannico) nel quale operano esperti di molti settori e che può indagare in maniera indipendente sull’operato di ogni organo dello Stato o dove lo Stato ne è parte. Anche se non ha potere giudiziario i suoi rapporti, che vengono pubblicati dagli organi di stampa, sono temuti da chi non fa il proprio dovere fino in fondo. Per due anni l’ufficio del Controllore di Stato ha indagato sui tragici eventi del 7 ottobre 2023 e poi, come riportato dalla lettera, il 25 dicembre scorso il premier si è incontrato con il suo direttore e per ben quattro ore ha risposto alle richieste di approfondimento. Durante l’incontro la Presidenza del Consiglio ha passato parte della documentazione relativa al 7 ottobre e ha fatto mettere a verbale quali sono state le decisioni prese per fronteggiare il terrorismo di Hamas dai vari governi che si sono succeduti negli ultimi anni. Documenti originali con stralci delle discussioni fra i vari ministri, direttori di Intelligence e generali delle Forze Armate sono stati messi a disposizione per le indagini mentre altri, non disponibili in quel momento, sarebbero stati successivamente inoltrati. A quel punto i fili dell’alta tensione erano allo scoperto e il 31 dicembre, a solo 6 giorni da quell’incontro, con una tempistica che definire straordinaria è eufemismo, per la prima volta da quando esiste lo Stato di Israele l’Alta Corte di Giustizia è entrata a gamba tesa e ha emesso un’ordinanza provvisoria e poi una condizionale che interrompe l’attività del Controllore di Stato sui fatti del 7 ottobre. Una presa di posizione del genere, il potere giudiziario che blocca un organo dello Stato, non si era mai verificata e sono molti i giuristi convinti che questa mossa non sia legalmente valida perché il Controllore di Stato può, ma soprattutto deve, agire liberamente nell’interesse della nazione. E non c è interesse più alto che scoprire cosa, chi e soprattutto perché non ha funzionato il 7 ottobre e nei giorni che lo hanno preceduto. Riprendiamo alcuni punti importanti della lettera: «Per quasi due anni il Controllore di Stato ha lavorato in piena autonomia senza alcuna interferenza da parte della magistratura o di chiunque altro. Eppure, appena sei giorni dopo aver presentato queste risposte. l’Alta Corte ha deciso di accogliere la richiesta del Procuratore Generale di interrompere immediatamente l’attività del Controllore di Stato. Attività volta a scoprire la verità». Il Premier mette in chiaro che secondo lui ciò che è successo il 7 ottobre altro non è che il risultato di decisioni sbagliate prese su valutazioni lontane dalla realtà. Responsabilità che non possono essere solo della politica ma anche dei servizi di Sicurezza e dei vertici delle Forze Armate che nel momento del bisogno sono stati trovati o si sono fatti trovare impreparati. Proprio questi particolari fanno sorgere pesanti dubbi sui motivi dell’intervento dell’Alta Corte che su suggerimento del Procuratore Generale vuole bloccare rivelazioni che potrebbero compromettere personaggi che hanno operato, remando contro le direttive governative, all’interno dei gangli statali. «Questo documento include trascrizioni di discussioni sulla sicurezza e numerosi altri documenti che coprono 12 anni, dall’Operazione Margine Protettivo fino alla mattina del 7 ottobre». Questo è un passaggio particolare che fa saltare il banco di chi, dietro le quinte di questa situazione, da mesi sta lacerando la nazione intera con l’appoggio della magistratura che, smaccatamente politicizzata, ha ormai superato i limiti del suo mandato. Per non parlare della stampa che, a eccezione di una testata e di un unico canale televisivo, è schierata a blocco unico, modello bulgaro, contro il governo e il Primo ministro. Professori universitari, élite intellettuali e anche politici di alto livello, che durante i periodi che l’attuale Premier vorrebbe mettere sotto esame dal punto di vista della sicurezza hanno ricoperto cariche importanti, girano di studio in studio, di redazione in redazione attaccando Netanyahu e il suo governo in carica in modi e maniere che nulla hanno a che fare con la normale dialettica politica. Fra questi Naftali Bennett che è stato Primo ministro, ministro dell’Economia dell’Istruzione e della Difesa, Avigdor Lieberman ex ministro degli Affari Esteri e della Difesa, e Yair Lapid ex ministro delle Finanze sono i più attivi sui social, in televisione e sulla carta stampata. Anche Ehud Barak e Ehud Olmert, entrambi ex Primi ministri, sono molto attivi nelle redazioni dei media internazionali e in quello che dicono non infangano solo il governo in carica ma la nazione intera. Ciò che sorprende è che in particolare la Bbc britannica prenda le parole di Ehud Olmert, condannato per corruzione, come fossero quelle di un oracolo. Non è per caso che l’intervento da parte della Corte Suprema per inibire le indagini del Controllore di Stato sul 7 ottobre serve come scudo protettivo per proteggere gli amici degli amici della gente che piace? Quella che da più di due anni blocca le strade della nazione pretendendo che il governo eletto in libere elezioni venga sostituito da chi dicono loro? Vi ricorda qualcosa? Il canovaccio è lo stesso e vale in ogni parte del mondo. Il punto che possiamo definire di non ritorno è quando Netanyahu mette in chiaro: «L’inchiesta del Controllore di Stato non sostituisce una Commissione d’Inchiesta. Pertanto, dobbiamo promuovere l’istituzione di una Commissione Nazionale d’Inchiesta equa, indipendente che rappresenti tutti i segmenti della nazione. Non spetta all’Alta Corte né al governo determinarne la composizione. È il pubblico, attraverso i suoi rappresentanti, a doverlo fare. (Parlamento) «Anche voler togliere alla Corte Suprema la possibilità di decidere chi farà parte della Commissione di Inchiesta sul 7 ottobre è una mossa strategica che parte da lontano perché Israele dalle commissioni del passato ha ereditato più domande che risposte. Nessuno vuole che per il 7 ottobre si ripeta quello che si è visto con la Commissione Agranat del 1973 (guerra del Kippur), con la Commissione Kahan del 1982 (Sabra e Shatila) o con la Commissione Winograd del 2006 (Seconda guerra del Libano) dove alla fine si sono visti qualche taralluccio e un paio di bottiglie di vino. In particolare le conclusioni della Agranat causarono le proteste che convinsero Golda Meir, icona della sinistra, a dimettersi da Primo ministro. Shimon Agranat, Yitzhak Kahan ed Eliahu Winograd erano o erano stati presidenti della Corte Suprema per cui è chiaro che la proposta di permettere al parlamento, cioè ai rappresentanti del popolo, di scegliere chi dovrà dare risposte sul 7 ottobre sia al momento la soluzione più saggia. Anche se nella lettera sono riassunte le parti più importanti della documentazione allegata, nel file con le cinquantacinque pagine fatte arrivare ai giornalisti ci sono diverse parti censurate e pagine intere, che contengono informazioni sensibili, coperte da quadrati neri. Il resto, come descritto, è stato approvato dagli organi di controllo che non hanno trovato all’interno della documentazione da pubblicare alcuna informazione che possa essere ritenuta ancora riservata per problemi legati alla sicurezza. La risposta di Netanyahu che lega il presente al passato è stata in qualche modo illuminante e ha puntato il dito contro chi ha preso decisioni senza valutarne le conseguenze. Il ritiro di Israele dal Libano nel 2000 e il ritiro unilaterale da Gaza nel 2005 hanno peggiorato la situazione della sicurezza di Israele: hanno avvicinato il nemico alle città e agli insediamenti. Hanno inviato al nemico un messaggio che il terrorismo stava raggiungendo i suoi obiettivi. Bisogna ricordare che il ritiro dal Libano del 2000, quello che ha portato Hezbollah a muoversi verso Sud fino ad arrivare a pochi passi dal confine fra Libano e Israele, è stato opera proprio di Ehud Barak, allora Primo ministro e oggi idolo dell’estrema sinistra israeliana, quella che cerca lo scontro e il caos all’interno del quale prendere quel potere che non raggiungerebbe mai attraverso strumenti democratici. Non possiamo dimenticare che il ritiro dalla Striscia di Gaza del 2005 fu deciso da Ariel Sharon probabilmente sotto ricatto per illeciti elettorali, accusa per la quale uno dei figli, Omri Sharon, finì addirittura in carcere. Ritiro che distrusse definitivamente la possibilità di avere un controllo effettivo su ciò che Hamas organizzava all’interno della Striscia di Gaza. Molti erano i palestinesi che lavoravano negli insediamenti ebraici e fra loro c’erano anche fonti dalle quali chi scrive, e non ero l’unico, ha più volte ricevuto informazioni su quello che succedeva a Gaza City e dintorni. Il cuore del fallimento del 7 ottobre deriva dalla perdita del vantaggio di intelligence e difensivo su Hamas. Questa perdita di vantaggio ha avuto un impatto significativo sul modo in cui le autorità di sicurezza hanno presentato le capacità e le intenzioni di Hamas ai vertici politici e sul modo in cui ha gestito la difesa. In questa risposta il Premier da una prima interpretazione dei fatti e conferma che fino al ritiro del 2005 non solo i giornalisti ricevevano informazioni di prima mano, ma soprattutto le ricevevano, e sicuramente molto più dettagliate di quelle che arrivavano a noi, anche coloro che erano addetti al monitoraggio e agli sviluppi di ciò che Hamas si preparava a fare. Allo stesso tempo, gli organi di intelligence e sicurezza non hanno trasmesso al Primo ministro informazioni che avrebbero potuto indicare una realtà diversa da quella presentata. Questo nonostante sia emerso a posteriori che erano state ricevute informazioni e indicazioni che allertavano sull’addestramento e il rafforzamento delle forze di Hamas in preparazione di un ampio raid su Israele. Che dal luglio al settembre 2023 Ronen Bar, all’epoca direttore del controspionaggio, lo Shin Bet, e la sua cerchia non abbiano rivelato al governo informazioni importanti sulla situazione ai confini con la Striscia di Gaza era già emerso da rapporti ufficiali e semiufficiali dei Servizi e delle Forze Armate, ma una risposta in questo senso da parte di Netanyahu al Controllore di Stato, fatta ora arrivare agli organi di stampa, non lascia più dubbi sul comportamento di certi alti dirigenti che hanno giocato con il fuoco mettendo l’intera nazione in pericolo. Ma non è tutto perché dai documenti emerge che al Primo Ministro è stata presentata l’informazione che Hamas aveva solo capacità di raid limitate attraverso tunnel e che poteva portare al massimo uno o due attacchi vicino alla barriera di confine. Il modo in cui le autorità di sicurezza hanno percepito la situazione con Hamas è ciò che alla fine ha portato, in tempo reale e anche sotto segnali insoliti, alla valutazione della situazione, guidata dal capo dello Shin Bet, che ha dato istruzioni di astenersi da attività estese in tutte le questioni relative alla prontezza di risposta. Tutto questo a causa del timore di errori di valutazione. Dalle risultanze dei dialoghi registrati durante le riunioni che si tennero prima del 7 ottobre e durante la guerra che ne scaturì, si ha la netta sensazione di come all’interno degli organi di Sicurezza e delle Forze Armate furono operate resistenze alle azioni di prevenzione prima e di operatività dopo, e anche perché nonostante la debacle in molti fecero di tutto per non dimettersi per gravi responsabilità oggettive. La mancanza di dimissioni da parte dei diretti responsabili ha portato a una silenziosa epurazione che ha avuto inizio con il licenziamento nel 2024 del ministro della Difesa di Yoav Gallant a causa di una «crisi di fiducia». Non è peccato pensare che non avesse il controllo dei suoi generali che seguivano più un’agenda politica che militare. Particolare curioso fu che la piazza di sinistra, quella delle manifestazioni reiterate senza fine per ogni motivo che poteva tornare utile all’agenda delle sinistre unite pur di far cadere l’esecutivo conservatore, protestò contro il governo di destra perché faceva dimettere un ministro di destra. Per dirla alla Flaiano si era creata una situazione grave ma non seria. A seguire è stato il turno di Herzi Halevi, Capo di Stato Maggiore dell’Esercito che solo il 21 gennaio 2025 ha detto al ministro della Difesa Israel Katz, succeduto a Gallant, che intendeva dimettersi e si assumeva la responsabilità dei fallimenti dell’Idf (Esercito Israeliano) durante gli attacchi del 7 ottobre. Gli successe il generale Eyal Zamir. Ronen Bar, direttore del controspionaggio, colui che ha le responsabilità più gravi, è rimasto attaccato alla sua poltrona fino al 15 giugno 2025, ci furono a suo sostegno proteste dei soliti noti nelle solite manifestazioni, proteste che alla luce di queste nuove rivelazioni sembrano essere state suggerite da un disegno più ampio. Per finire, considerando che non intendeva dimettersi, il 23 novembre 2025 il nuovo Capo di Stato Maggiore ha licenziato il generale Ahron Haliva, capo dei servizi di Intelligence delle Forze Armate, a causa del suo ruolo nei fallimenti del 7 ottobre. Il punto però, al di là dei documenti, delle epurazioni o dimissioni e di una magistratura che si occupa più di politica che dei propri compiti istituzionali tanto da mettersi di traverso nei rapporti fra Governo e Controllore di Stato. Una magistratura che tiene il Primo ministro sotto processo vagando all’infinito con accuse che non riesce a provare visto che dopo più di cinque anni e mezzo di udienze ancora non si riesce ad arrivare a una sentenza, e lo ha obbligato, anche durante le fasi più delicate del conflitto, a presenziare in aula anziché essere disponibile nei vari Gabinetti di Difesa dove si decidevano i destini della nazione. La stessa magistratura che dopo più di due anni e mezzo dal 7 ottobre non è stata ancora capace di rimandare a giudizio, per poterli processare, i terroristi HaNukhba, le forze speciali delle Brigate Al Qassam l’ala militare di Hamas, coloro che si sono macchiati dei peggiori crimini nei confronti dei civili israeliani. Al di là della magistratura militare, veloce e rapida nell’arrestare i soldati israeliani che non si sono attenuti ai codici e alle regole di ingaggio, ma che non ha mai agito come ci si aspetterebbe nei confronti dei terroristi e ha operato contro la legge al punto che il suo ex direttore, il generale Yifat Tomer Yerushalmi, è ora ai domiciliari in attesa di rinvio a giudizio con accuse che potrebbero costarle diversi anni di prigione. Al di là delle manifestazioni di piazza finanziate da fondi che non possono che essere definiti opachi e sui quali magari un giorno, speriamo non lontano, qualcuno faccia serie indagini per capire da dove arrivano, manifestazioni che non raggiungeranno mai il loro vero scopo di rovesciare il governo perché Israele è una democrazia forte e chi comanda lo decidono le urne. Al di là di tutto questo ci sono le famiglie di 860 civili e 380 membri delle forze di sicurezza ai quali vanno sommate, dati dell’ottobre 2025, le famiglie di 1152 militari che hanno perso la vita durante l’offensiva di terra a Gaza, al confine nord con il Libano e in Cisgiordania, più migliaia di feriti più o meno gravi ai quali lo Stato deve dare delle risposte che non possono essere annacquate o insabbiate dai giudici amici degli amici come purtroppo, e come già detto, è accaduto in passato. Andando oltre tutto questo ci sono domande alle quali la Commissione di Inchiesta che verrà istituita dovrà necessariamente dare qualcosa in più di semplici risposte perché di Ronen Bar, Herzi Halevi e Ahron Haliva si può dire e pensare tutto il male possibile tranne che siano degli incompetenti sprovveduti. Se questi tre personaggi sono arrivati a occupare le poltrone più sensibili, il cervello pulsante della sicurezza di Israele e della tranquillità del resto degli ebrei che vivono nel mondo non possono essere né incompetenti, né sprovveduti. In ultima analisi, qualcuno pensa che oggi in Israele si creda che il 7 ottobre sia stato solo il frutto di disattenzione, mancata preparazione, sottovalutazione delle intenzioni di Hamas o di uno dei tanti motivi che abbiamo letto e ascoltato in questi lunghi anni di guerra? Personalmente credo di no e la popolazione israeliana vuole sapere la verità perché di interrogativi fermi e in attesa di risposte ce ne sono molti. Almeno per il momento la Corte Suprema ha bloccato il Controllore di Stato e fa del tutto per frenare l’opera del Governo, ma quando si arriverà a decisioni parlamentari si ritroverà completamente impotente e allora avremo quelle risposte o la conferma di quello che in molti immaginano. Il Premier Netanyahu lo ha capito, la Knesset, il parlamento di Israele, lo ha capito e anche il popolo di Israele lo ha capito. Il futuro ci dirà se anche i giudici dell’Alta Corte lo hanno capito o se continueranno la loro folle corsa che li sta sempre più allontanando dalla fiducia della gente. Ai posteri l’ardua sentenza.
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