Riprendiamo da LIBERO di oggi, 07/02/2026, a pag. 35 con il titolo "Atleti israeliani all’indice Il Pd: «Opinione personale»", la cronaca di Enrico Paoli
Enrico Paoli
Un tempo, che sarà bene non ritorni mai più visto la lunga scia di sangue lasciata dal terrorismo, erano dei compagni che sbagliavano. Oggi, invece, gli esponenti del Pd che deviano dalla linea del partito, e dal buonsenso comune, sono solo portatori di una «posizione personale». Quindi non c’è nulla da dire, anche se ci sarebbe molto da fare, tipo provvedimenti disciplinari o richiami ufficiali. Ma intervenire significa smentire se stessi, ovvero il partito e la sua organizzazione, creando poi un serio problema con quella base giovanile che raccatta voti in cambio di una certa agibilità di manovra. Ed è quello che sta succedendo a Milano con le Olimpiadi e la squadra israeliana, finiti nel mirino di due consiglieri del Pd, comunale e municipale, senza che il vertice del partito senta l’urgenza di corregge la rotta.
Rapido riassunto a beneficio dei distratti. A dare il via è stato Angelo Turco, vice presidente dem del Consiglio comunale. «Queste Olimpiadi lasceranno infrastrutture e investimenti e sono una vetrina importante per Milano. Ma lasceranno anche una città più cara, più esclusiva e più diseguale», sostiene l’esponente del Pd, mettendo così in discussione gli sforzi fatti dalla giunta comunale guidata dal sindaco, Beppe Sala, e dalla maggioranza che lo sostiene. «Le abbiamo sognate, le abbiamo volute e ora sono qui! La nostra città sarà al centro di un evento globale che unisce sport e territori», scrive in un post su Facebook il Pd metropolitano, «pace e diritti umani, mostrando al mondo il volto di una città aperta, capace di accogliere e di mettersi in gioco». Un evidente cortocircuito interno al partito della Schlein e per il quale i vertici milanesi del partito scelgono la via del silenzio. Ma il caso vero è quello di Alessandro Corti, consigliere municipale del Pd, che se la prende con gli israeliani. In un post su Facebook ha scritto (testuale): «Ho portato i saluti del Comune di Milano alla Palestina e ai palestinesi, durante il passaggio della Torcia olimpica per le strade della nostra città. Ci auguriamo che i terroristi israeliani siano presto esclusi da ogni competizione sportiva internazionale, e la loro presenza a Milano getta fango sulla nostra comunità cittadina». Per quanto Corti se la prenda con Libero, con il suo editore, parlando di codice deontologico (se vuole gli facciamo un corso di aggiornamento, soprattutto sulla diffamazione) e altre amenità simili, le parole scritte, non dette, non lasciano spazio al dubbio: i terroristi israeliani da escludere dai giochi, secondo Corti, sono gli atleti che gareggiano per la bandiera con la stella di David. Ora, se la delegazione israeliana sentirà il bisogno di agire, e reagire, sarebbe la cosa più logica.
Il problema è che dalle fila dei dem si leva solo una flebile voce, quella di Alessandro Capelli, segretario metropolitano del Pd. «La posizione del Pd mi sembra chiara», quanto al resto si tratta di «posizioni singole» e per quello vanno prese. Quindi nessuna condanna, nessuna presa di distanza ufficiale. Niente. Dal canto suo Corti, oltre a minacciare azioni e ritorsioni, in un nuovo post sostiene di ripudiare «ogni forma di antisemitismo, islamofobia, razzismo e colonialismo».
Voler cacciare dai giochi la squadra israeliana, accusandola di essere composta da terroristi e non da atleti cos’è? Un segno di pace?
Un gesto di solidarietà? O altro? «Un’emozione collettiva che porteremo a lungo con noi e che segnerà questo tempo», scrive il Pd metropolitano sui social, «Buoni giochi, forza azzurri». Il vero spirito olimpico include, non mette all’indice.
«Quello del Pd è un silenzio assordante», rimarca Alessandro Verri, capogruppo della Lega in Consiglio comunale, «che non condanna, e non prende le distanze, dal consigliere del Municipio 7 che infanga l’amministrazione comunale dicendo di parlare a nome del Comune. Continuano con la linea dell’ambiguità nel loro sostegno a Israele». «Sarà il decimo caso che questo soggetto fa dichiarazioni di questo genere e non è mai stato espulso», rimarca Daniele Nahum consigliere comunale di Azione e membro della comunità ebraica di Milano, «evidentemente non c’è la volontà politica di prendere una posizione netta da parte del Pd metropolitano e del suo segretario».
Che rimanda a mozioni e ordini del giorno presentati e votati in Parlamento. Infine la Comunità ebraica.
«Siamo sconcertati dalle frasi, a dir poco offensive, pronunciate da Corti. Se si agisce da liberi cittadini si ha la libertà e la licenza per comportarsi come meglio si crede. Se invece si agisce come membri del Consiglio Comunale di Milano», sostiene la nota della Comunità, «le incaute frasi diventano un attacco politico diretto e quindi assolutamente insopportabile. La politica del governo italiano non prevede abusi del genere e formalmente siamo contro parole simili pronunciate in libertà che fanno male all’Italia e a Israele». «Se gli esponenti del Pd agiranno ancora in questi termini saremo costretti a prendere dei seri provvedimenti legali», rimarca il documento, «riteniamo che il Pd dovrebbe prendere le distanze da queste persone che già in passato si sono espresse con frasi che incitano all’antisemitismo».
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