Riprendiamo l'articolo di Giulio Meotti, dalla sua newsletter, dal titolo: "La sinistra folle inneggia e lavora alla Grande Sostituzione".
Giulio Meotti
Viviamo in tempi strani e interessanti, in cui i capi della sinistra si augurano che i migranti (che naturalmente non saranno né cubani né ucraini né venezuelani) rimpiazzino, letteralmente, i bianchi.
L’eurodeputata spagnola e leader di Podemos, Irene Montero, ha celebrato come una “vittoria” la drammatica regolarizzazione degli immigrati clandestini voluta dal governo di Pedro Sánchez. La misura andrà a beneficio di almeno mezzo milione di clandestini. Una cifra enorme su una popolazione vecchissima di 49 milioni di spagnoli, che infatti non approvano l’invasione demografica.
Concedere la cittadinanza a orde di immigrati clandestini provenienti dall’Africa e dal Medio Oriente è una minaccia anche per tutta l’Europa.
Niall Ferguson ricorderà che la ragione principale della Brexit è stata l'immigrazione: “Molta gente nel Regno Unito guardava alla crisi dei rifugiati in Europa e pensava: ‘se questi prendono il passaporto tedesco verranno in Gran Bretagna e non saremo in grado di fermarli’. Questo era un tema fondamentale per gli elettori, e legittimamente, perché i tedeschi avevano aperto le porte a un vasto afflusso dal mondo musulmano. Se guardavi queste cose dal Regno Unito la reazione era: aspetta un attimo, che succede se arrivano qui?”.
Anche il giornalista tedesco Jochen Bittner sul New York Times ha spiegato che la Brexit prese spinta con la decisione di Angela Merkel: “Alla fine del 2015, la campagna Leave iniziò ad attaccare manifesti che mostravano l'esodo dei rifugiati siriani e di altri paesi dei Balcani, utilizzando slogan tipo 'Punto di rottura' e 'Riprendiamo il controllo'. Con la Merkel favorevole a una politica delle porte aperte, il messaggio ha colpito milioni di britannici e di europei preoccupati. Fu in questo periodo che l'appoggio alla Brexit iniziò a rafforzarsi”.
Con queste politiche folli sull’immigrazione finiranno per distruggere l’Unione Europea.
Montero si è spinta fino a chiedere la sostituzione degli spagnoli con gli immigrati: “Spero che possiamo spazzare via questo paese da fascisti e razzisti con i migranti”, ha esclamato, difendendo la “teoria della sostituzione”.
Montero partecipava a un comizio di Podemos (partito filo Hamas e Maduro e Iran) a Saragozza nell’ambito della campagna per le elezioni regionali aragonesi dell’8 febbraio e ha chiesto “per favore”, “persone migranti e razzializzate”, di non “lasciarci soli con così tanti fascisti”.
“Abbiamo ottenuto i documenti, la regolarizzazione ora. E ora stiamo cercando di ottenere la cittadinanza o di cambiare la legge in modo che possano votare, ovviamente. Speriamo, con la teoria della sostituzione, di poter spazzare via questo paese da fascisti e razzisti con i migranti, con i lavoratori. Certo, voglio che ci sia una sostituzione, una sostituzione dei fascisti, una sostituzione dei razzisti e che possiamo farlo con i lavoratori di questo paese, qualunque sia il colore della loro pelle, che siano cinesi, neri, mulatti, con tutti i lavoratori di questo paese”.
Per il Partito Socialista al potere in Spagna, l’immigrazione è una “importante opportunità di meticciato”.
Nonostante abbia uno dei tassi di natalità più bassi del mondo, la Spagna ha appena raggiunto una popolazione di 49.442.844 abitanti, record storico, grazie all’aumento dell’immigrazione. Secondo l’Istituto Nazionale di Statistica (INE), questa crescita demografica è dovuta all’aumento degli individui nati all’estero attualmente residenti in Spagna, a fronte della diminuzione del numero di abitanti nati nel Paese.
El gran reemplazo!
Si legge da ABC: “La popolazione straniera crescerà 20 volte più velocemente di quella spagnola”.
Per dirla con Alejandro Macarrón Larumbe, “fummo la culla della civiltà, oggi ne siamo la tomba”.
Nel 1990, i musulmani in Spagna erano 100.000. Nel 2010, il numero è arrivato a 1,5 milioni. Nel 2017, due milioni. Nel 2025, due milioni e mezzo. Si tratta di una crescita del 1.900 per cento in soli 27 anni. E nel futuro? 11 milioni entro un’altra generazione.
E la Spagna deve accogliere 191.000 immigrati ogni anno da qui al 2050 se vuole compensare il crollo della popolazione in corso, secondo il documento “Spagna 2050” presentato dal premier Sánchez, che con i primi 500.000 clandestini naturalizzati ha iniziato il lavoro. “Dovremo accogliere e integrare centinaia di migliaia di immigrati da qui al 2050”, si legge nel rapporto, che valuta anche la ricezione di un volume maggiore. “Se accoglieremo 255.000 persone all’anno, il calo della popolazione in età lavorativa sarebbe di 1,8 milioni di persone, invece dei 3,7 milioni previsti con un saldo migratorio di 191.000”.
Secondo le stime del think tank Funcas, citate da La Gaceta, il numero di immigrati irregolari è aumentato da circa 107.000 nel 2017 a quasi 840.000 nel 2025, con un incremento di quasi il 685 per cento.
Impressionante quanto scrive Rafael Bardaji, l’ex consigliere per la sicurezza nazionale del premier spagnolo, il popolare José Maria Aznar:
“Nel 1996, in Spagna erano registrati 542.314 stranieri. La maggior parte proveniva dai paesi del Nord Europa e dal Regno Unito, pensionati con doppia residenza che venivano per godersi lunghi soggiorni o la pensione nei benefici del clima spagnolo. Nel 2004, quando il Partito Socialista è tornato al potere, la popolazione straniera si era moltiplicata per sei, raggiungendo i 3 milioni. Dal 2004, con pochissime eccezioni legate alla profonda crisi economica generata dal governo socialista di Rodríguez Zapatero, l’immigrazione ha continuato a crescere. L’ultimo censimento del 2022 la colloca a oltre 5,5 milioni (il 12 per cento della popolazione totale) e le stime per il 2024 vanno da 6,5 milioni a 7,5 milioni, il 15 per cento della popolazione. La famigerata strada araba e musulmana si è spostata dal Medio Oriente all’Occidente con l’acquiescenza di conservatori timidi e la compiacenza di una sinistra infantile e nichilista. Oggi, Barcellona assomiglia più a Tangeri che a Copenaghen o Milano. In Spagna le donne spagnole hanno un tasso di fertilità di 1,1 figli, le donne marocchine ne hanno 3,4. Non lontano, ci saranno più fedeli il venerdì nelle moschee che cattolici a messa la domenica”.
La follia razzialista
Qualche giorno fa anche Jean-Luc Mélenchon, il leader della France Insoumise e capo della sinistra francese (alle presidenziali del prossimo anno scommetto che arriverà al secondo turno), ha invitato il suo partito a dimostrare “la sua capacità di incarnare la nuova Francia, la Francia della Grande Sostituzione, la Francia della generazione che sostituisce l’altra perché è così fin dalla notte dei tempi”. Ha anche dichiarato: “Non parliamo abbastanza arabo in Francia”.
Mélenchon prevede (e vuole) la “creolizzazione”: “Entro il 2050, il 50 per cento della popolazione sarà di razza mista”. E in tv ha apertamente detto: “Sono per la creolizzazione e una regolarizzazione di massa dei clandestini”. Mélenchon aveva già affermato, qualche anno fa, che “non avrebbe potuto sopravvivere quando ci fossero solo persone bionde con gli occhi azzurri”.
Mélenchon ha fatto i calcoli e sta inserendo politici di colore nelle liste elettorali.
Stephen Smith, lo studioso di sinistra tutto fatti e niente ideologia che ispira Emmanuel Macron e autore di Fuga in Europa (in Italia per Einaudi), nell’articolo E se l’Africa ci inondasse? spiega:
“Un secolo fa in Francia c’erano 2.580 subsahariani. Oggi sono 2 milioni. In futuro? Quadruplicateli”.
Le Figaro riporta i dati appena usciti: “Sei nuovi francesi sono dieci sono originari dell’Africa”.
Per il dipartimento della regione di Parigi, i dieci nomi più dati ai neonati maschi sono, nell’ordine, Mohamed, Adam, Ibrahim, Isaac, Imran, Ismaël, Amir, Issa, Yanis e Rayan. Per le ragazze: Nour, Lina, Aya, Inaya, Fatoumata, Sofia, Aïcha, Alya, Sarah e Yasmine.
Le donne musulmane in Francia hanno un tasso di fertilità di 2,73 figli, il doppio delle native francesi, rivela uno studio uscito su Causeur. Il contrasto è ancora più marcato se si pensa ai 3,6 figli per le algerine, 3,5 figli per le tunisine, 3,4 figli per le marocchine e 3,1 figli per le turche, cifre ben superiori alla fertilità nei loro paesi di origine.
E per fortuna che le grand remplacement era una fantasia fascista.
Cosa pensano gli americani leggendo questi numeri?
Lo spiega il filosofo Peter Boghossian a Le Figaro:
“Prima di venire in Francia, ero a una cena e, quando ho detto che sarei venuto qui, diverse persone hanno risposto: ‘Perché lo fai? Non importa. Non andate. La Francia è perduta’. Penso che molti americani, dal centro alla destra, non credano che la Francia esisterà ancora alla fine del secolo. Se una società non vuole lottare per ciò che considera importante, allora merita ciò che le succede. Possiamo fare qualche esperimento mentale. Immaginate che tutti gli abitanti dell’Uganda si stabiliscano in Belgio: il Belgio sarà lo stesso tra cinquant’anni? No. Okay. Ora immaginate che tutti gli svedesi, tranne quelli di Malmö, se ne vadano in Uganda e gli ugandesi stanno diventando una minoranza. Come sarà tra cinquant’anni? Sono domande legittime. Oltre l’1 per cento della popolazione francese è composto da immigrati clandestini. Questo rappresenta 700.000 persone. Non avete idea di chi siano queste persone. È completamente folle. È un suicidio culturale. Il professore universitario Gad Saad lo chiama ‘empatia suicida’. La negazione è immensa. Ecco perché molti americani pensano che siate spacciati”.
Merry Hermanus, funzionario del Partito Socialista a Bruxelles, ha rivelato: “Cosa sarebbe il Partito Socialista senza le moschee? Meno del 10 per cento. Il Partito Socialista ha preso il 23 per cento nelle ultime elezioni. Togliendo i nordafricani vale l’8”.
Quello che hanno fatto i Socialisti a Bruxelles vogliono replicarlo ovunque, dalla Spagna alla Francia all’Italia, con la resa incondizionata del PD alla mezzaluna demograficamente redditizia.
Al consiglio comunale di Molenbeek, una delle municipalità della regione di Bruxelles, il sindaco ad interim e consigliera socialista Saliha Raïss, ha detto: “Le donne col velo vi disturbano? Andatevene!”.
Quando lo scrittore francese Renaud Camus, che ha coniato l’espressione “Grande Sostituzione”, avrebbe dovuto percorrere le strade del comune brussellese di Saint-Josse, il sindaco Emir Kir, socialista di origine turca e che nega il genocidio armeno, ha emesso un’ordinanza che vieta la manifestazione: “Saint-Josse simboleggia il Grande Arricchimento, non la Grande Sostituzione”.
Vediamo i dati, che risalgono persino a qualche anno fa. Saint-Josse è già al 49 per cento islamica. Sostituzione compiuta.
Naika Foroutan, la docente alla Humboldt-Universität di Berlino che domina i discorsi sull’immigrazione in Germania, su Focus enuclea tutto quello che non va nelle teorie migratorie di sinistra, liberal, woke, progressiste e finto-europeiste:
“Molte persone hanno la sensazione di non riconoscere più il proprio paese”, scrive in un libro la studiosa di origine turca Foroutan. “Giustamente, si potrebbe dire, perché ha un aspetto diverso, è diventato più giovane, parla diversamente, mangia diversamente, prega diversamente, ama diversamente. Ma dimenticano: questo paese in sé non appartiene a nessuno”.
Hanno trasformato le paure della “Grande Sostituzione” in resoconti di vittoria.
Da Roberto Saviano che ha detto che “l’immigrazione per un paese demograficamente morto come l’Italia è una benedizione”, a Eugenio Scalfari per cui “il meticciato, la tendenza alla nascita di un popolo unico, dovrà realizzarsi entro due generazioni” e ancora che “il meticciato ringiovanisce la nostra popolazione”, non si contano i progressisti italiani che sposano la teoria. Non poteva mancare Corrado Augias, che su Repubblica dice: “Il meticciato ha bisogno di un habitat adeguato che dobbiamo costruire politicamente”.
Serve la psicologia per spiegare questo etnomasochismo piuttosto affascinante.
Questa inversione ideologica solleva interrogativi scomodi: è forse un calcolo cinico per rimpolpare bacini elettorali esausti? O un’ebbrezza masochistica radicata in sensi di colpa postcoloniali?
Entrambe.
Pascal Bruckner, intellettuale francese corsaro, ha scritto su Le Figaro: “Ricordiamo che la ‘Grande Sostituzione’ è prima di tutto un ideale dell’estrema sinistra prima di essere l’incubo dell’estrema destra. Quando un Yves Cochet pretende di limitare le nascite in Europa per accogliere i migranti, quando la scrittrice Marie Darrieussecq prevede che l’essere umano del futuro sarà beige e che il ‘piccolo bianco’ dovrà scomparire in un incrocio generale, quando il filosofo Alain Badiou chiede una migrazione di massa ‘per non essere più prigionieri di questa lunga storia occidentale e bianca che sta volgendo al termine’, si battono apertamente per la nostra progressiva cancellazione. Ma la decadenza non è inevitabile, è il progetto di una minoranza influente. Che dire? Semplicemente questo: dopo di voi. Il suicidio di civiltà non è un’opzione”.
Per anni, la sinistra ha detto che l’espressione “Grande Sostituzione” era una teoria del complotto di destra e ora sposta il dibattito sul tabù della “Remigrazione”.
Perché in uno stato di diritto e società aperta posso teorizzare il rimpiazzo dei bianchi con i migranti ma non la remigrazione di milioni di clandestini?
Per me che non credo ai complotti valeva dunque la definizione di Michel Houellebecq: “Sono rimasto molto scioccato dal fatto che si chiamasse ‘teoria’, non è una teoria, è un dato di fatto”.
Lo stesso Houellebecq lo disse 20 anni fa:
“L’ultimo residuo della sinistra è l’antirazzismo. La sinistra è diventata liberale. Poi, è rimasto una sorta di libertarismo. Ma è finita. Quindi l’unica causa sulla quale, perché ci vogliono comunque cause un po’ mobilizzatrici insomma, su cui si riesce a mettere d’accordo la sinistra è l’antirazzismo. E resta in fondo il desiderio di non essere bianco. Insomma c’è questa colpa manipolatrice e un po’ ambigua”.
La sinistra è ora convertita a un’operazione di ingegneria sociale e politica spietata mascherata da umanitarismo e a un imperativo di auto-sostituzione rivolto alle popolazioni autoctone, mentre loro, le élite cosmopolite, preservano i loro privilegi ed enclave. O per dirla con Emma Bonino, a noi resta solo di “organizzare questo travaso”.
La parola d’ordine è una sola: “SostituiteVi”. Seconda persona plurale.
La grande domanda resta: quanto durerà prima che le popolazioni autoctone e sostituite rispondano “non merci” e “no pasaran”?
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