La nuova caccia agli ebrei
Commento di Michelle Mazel
(Traduzione di Yehudit Weisz)
https://www.dreuz.com/2026/02/la-nouvelle-traque-des-juifs-324885.html
Michelle Mazel
A Parigi, secondo Le Figaro, sono stati emessi dei mandati di comparizione nei confronti di due donne “franco-israeliane”: si apprende da una fonte giudiziaria che si tratta dell'avvocatessa Nili Kupfer-Naouri e di Rachel Touitou, sospettate di aver partecipato ad azioni volte a bloccare gli aiuti umanitari a Gaza, nell'ambito di un'indagine aperta per “complicità in genocidio”.
A differenza dei mandati di arresto, i mandati di comparizione mirano a portare rapidamente una persona davanti a un magistrato, senza imporre la custodia cautelare in carcere, e possono essere emesse delle sentenze direttamente dai giudici inquirenti. Le due donne stanno protestando. Secondo l'avvocato di Nili Kupfer-Naouri, le loro azioni erano “pacifiste”, con l'obiettivo di denunciare il fatto che Hamas dirottava a proprio vantaggio gli aiuti umanitari destinati a Gaza, mentre gli ostaggi israeliani erano ancora trattenuti lì.
Lasciare che il sistema giudiziario distingua il vero dal falso? Un momento, obietterete. Ora è chiaro che non c'è, che non c’è stato alcun genocidio a Gaza. La domanda scottante è: le operazioni israeliane a Gaza dovrebbero essere classificate come genocidio? Il Segretario Generale delle Nazioni Unite António Guterres ha rifiutato di rispondere affermativamente, dichiarando che si sarebbe rimesso ai giudici dell'Aja, che però ad oggi non si sono ancora pronunciati. Come si può allora accusare qualcuno di complicità in un crimine che non è stato deliberato? Per ovvi motivi di sicurezza, Nili Kupfer-Naouri non potrà più recarsi in Francia, ma “resterà a disposizione delle autorità giudiziarie francesi in Israele.”
Nel frattempo, dall'altra parte del mondo, una delle vittime del massacro di Bondi Beach a Sydney, in Australia, avvenuto durante i festeggiamenti della festa ebraica di Hanukkah, rimasta ferita e poi ricoverata in una struttura locale, ha dichiarato alla stampa israeliana di essere rimasta molto sorpresa nello scoprire che sulla sua cartella clinica era stata registrata sotto falso nome, che nascondeva il fatto che lei era ebrea. Preoccupata, aveva interrogato un responsabile dell'ospedale per scoprire se vi fosse il timore che un terrorista esterno potesse tentare di attaccare le vittime ebree. Visibilmente imbarazzato, lui cercò di spiegare che non era quello il problema. Secondo lui, l'obiettivo era impedire che un membro del personale sanitario la aggredisse. Incredibile, vero? In un video girato nel febbraio 2025 e ancora disponibile, due infermiere, Sarah Abu Lebdeh, 27 anni, e Ahmad Rashad Nadir, 28 anni, vengono viste minacciare pazienti israeliani durante una conversazione con l'influencer israeliano Max Veifer. Abu Lebdeh aveva dichiarato che non avrebbe curato alcun paziente israeliano e che, al contrario, li avrebbe uccisi. Nadir, con un gesto minaccioso, aveva affermato di aver già inviato numerosi “cani israeliani” giunti in ospedale al “Jahannam”, termine arabo per l’“inferno islamico.”
Alle due infermiere è stato immediatamente vietato di esercitare la professione infermieristica in tutto il Paese. Il processo inizierà il prossimo 31 agosto e durerà cinque giorni.
L'avvocato di Nadir ha dichiarato che contesterà la legalità dell'utilizzazione del video come prova in tribunale. Un'udienza preliminare su questo punto è prevista per il 1° giugno.
takinut3@gmail.com