Askatasuna, già liberi tutti. Ovvio: i loro compagni sono al potere
Cronaca di Andrea Muzzolon
Testata: Libero
Data: 05/02/2026
Pagina: 2
Autore: Andrea Muzzolon
Titolo: Già scarcerati i picchiatori che hanno colpito a Torino Centrodestra e polizia: «Legittimati i delinquenti»

Riprendiamo da LIBERO di oggi 05/02/2026, a pag. 2, con il titolo "Già scarcerati i picchiatori che hanno colpito a Torino. Centrodestra e polizia: «Legittimati i delinquenti»", la cronaca di Andrea Muzzolon.


Andrea Muzzolon

Picchiare un poliziotto non è reato? I tre fermati dopo il caos provocato dalla manifestazione violenta per l'Askatasuna, a Torino, sono già tornati a piede libero, dopo un giorno di arresto. Lo decide la giudice per le indagini preliminari.

Sono già tornati al tepore delle loro case i tre fermati per la guerriglia scatenata sabato scorso dai fiancheggiatori del centro sociale Askatasuna. Addirittura anche Angelo Simionato, 22enne di Grosseto che perla Digos avrebbe preso parte al brutale pestaggio del poliziotto Alessandro Calista. Per lui il gip di Torino ha disposto gli arresti domiciliari; una decisione favorita dalla disponibilità dei genitori a ospitarlo nella loro dimora nel grossetano, «territorio distante dal contesto ambientale» in cui si sono svolti gli scontri. Tra i reati contestati al ragazzo - dopo che la procura aveva escluso la possibilità di procedere con l’accusa di tentato omicidio- ci sarebbe il «concorso in lesioni personali a pubblico ufficiale in servizio di ordine pubblico durante manifestazioni».
Stando a quanto scritto nell’ordinanza, «sussistono concrete e specifiche esigenze cautelari in particolare a fronte delle modalità e circostanze dei fatti, della carica offensiva complessivamente registrata dall’azione corale, della pericolosità» di Simionato. Il gip ha riferito che il giovane è stato «immortalato in diversi frangenti nell’atto di compiere allarmanti azioni violente nei confronti delle forze di polizia, così da dare prova di una particolare convinzione delittuosa o quantomeno di una preoccupante insensibilità rispetto alle regole del vivere comunitari».
Eppure, per ora niente carcere.
Esclusi legami con realtà antagoniste. Secondo gli investigatori, dai filmati emergerebbe «una certa ingenuità operativa» data dal fatto che il 22enne «non era travestito» e «non era in possesso di strumenti di protezione (quali scudi o caschi)»; al contrario, indossava «indumenti sgargianti, che con facilità ne consentivano l’immediato riconoscimento». Inoltre, stando alle verifiche effettuate, Simionato non è mai stato coinvolto in «atti della medesima indole nel corso di precedenti manifestazioni o cortei».
Le uniche risultanze sarebbero relative a segnalazioni per «l’imbrattamento di un immobile, per spaccio, favoreggiamento personale, e porto di un coltello». Il ragazzo ha reso una dichiarazione spontanea al giudice, respingendo le accuse: «Ho visto il poliziotto a terra, ho visto le persone che erano su di lui e mi sono allontanato. Non ho spinto nessuno».
Versione difficile da sostenere, come emerso in aula, alla luce dei video dell’aggressione.
Non solo. Nella querela presentata da Alessandro Calista, il poliziotto ha ripercorso l’aggressione. Quando un’improvvisa sassaiola, con pietre, bottiglie, tombini e fuochi d’artificio è piovuta sulle teste delle forze dell’ordine, l’agente ha spiegato di essere stato «afferrato per le braccia, colpito ripetutamente alle spalle con calci e trascinato per diversi metri oltre la linea dello schieramento del contingente mentre stava rientrando per raggiungere il resto della squadra».
Il gip di Torino poi, in seguito all’udienza di convalida, ha disposto la scarcerazione con obbligo di firma per Matteo Campaner e Pietro Desideri, entrambi arrestati per resistenza a pubblico ufficiale durante il corteo pro-Askatasuna. Campaner, all’udienza, si è dichiarato estraneo a qualsiasi aggressione nei confronti delle forze dell’ordine, dicendosi addirittura «inorridito» per quanto accaduto a Calista. Soddisfatto il suo avvocato: «Siamo contenti della decisione del giudice, anche se riteniamo di essere del tutto estranei agli incidenti.
Per questo valuteremo la possibilità di ricorrere al tribunale del riesame».
Meno soddisfatto, invece, il centrodestra. «Già a piede libero. Vergogna. Votare Sì al referendum sulla Giustizia è un dovere morale», ha scritto sui social il vicepremier e leader della Lega Matteo Salvini. A fargli eco l’altro vicepremier, il segretario di Forza Italia Antonio Tajani: «Prima i domiciliari per il 22enne, arrestato in flagranza differita, accusato di lesioni e rapina a un agente di polizia, ora l’obbligo di firma per i due torinesi, arrestati in flagranza di reato, per resistenza a pubblico ufficiale. Come può un cittadino sentirsi sicuro di fronte a questo modello di giustizia?». Sui social, il ministro degli Esteri ha continuato: «Come possono sentirsi le forze dell'ordine di fronte a questo svilimento del loro lavoro? Spero solo che certe decisioni non vengano prese in base a sensibilità politiche. Garantisti sì, ma sempre in un quadro di rispetto delle leggi e del diritto».
Anche i sindacati di polizia non ci stanno. Per il Sap, come spiegato dal segretario Stefano Paoloni, la scarcerazione dei tre uomini «è la conferma di quando sosteniamo che delinquenti del genere si sentono legittimati a devastare, distruggere e picchiare perché godono di un sostanziale senso di impunità». Per Fsp Polizia, si tratta di una decisione «davvero difficile da digerire»; per il segretario generale Mazzetti, «al di là dei tecnicismi giuridici quel che resta è questo senso di impunità e di reazione blanda che sicuramente sarà ben percepito da tutti quei criminali che hanno in odio lo Stato e i poliziotti».

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