Riprendiamo dal RIFORMISTA del, 05/02/2026, a pagina 7, l'analisi di Lorenzo Vita dal titolo: "Usa-Iran stallo sui colloqui, fallimento vicino? Turchia e Emirati provano a evitare la crisi".
Lorenzo Vita
Iran e Stati Uniti, almeno pubblicamente, continuano a dirsi convinti della necessità di un incontro. Ma i dubbi sul vertice previsto per domani aumentano al pari della tensione in tutto il Medio Oriente. Al punto che qualcuno, già da ieri, ha iniziato a parlare di rischio fallimento o addirittura di incontro saltato.
Teheran e Washington che ormai appaiono divise su tutto: anche sulla stessa sede dei colloqui. Dopo che la scelta dell’amministrazione Usa era ricaduta su Istanbul, nelle ultime ore si era fatta largo l’opzione dell’Oman, confermata ai media internazionali da diverse fonti diplomatiche e gradita in particolare a Teheran, al punto che il Wall Street Journal aveva parlato di una “vittoria tattica” degli ayatollah. A detta del quotidiano statunitense, la scelta di Muscat sarebbe infatti più in linea con le esigenze iraniane: una sede discreta, senza un numero eccessivo di giornalisti e con un governo, quello omanita, meno pressante e meno protagonista rispetto a quello della Turchia di Recep Tayyip Erdogan.
Ma ieri, fonti del portale Axios hanno rivelato che la mossa della Repubblica islamica non è piaciuta all’amministrazione Trump. Gli Stati Uniti, infatti, hanno respinto le richieste degli iraniani, che voleva un incontro in Oman ma anche in un diverso formato: bilaterale e non multilaterale. E i delegati Usa hanno già fatto capire che non accetteranno ulteriori richieste da parte del governo di Teheran, sia sul formato del summit, sia sui temi da trattare. “Se gli iraniani vogliono incontrarci, noi siamo pronti” ha dichiarato il segretario di Stato americano, Marco Rubio.
Ma il capo della diplomazia statunitense ieri ha anche chiarito che se si vuole che i colloqui abbiano dei “risultati significativi”, gli iraniani dovranno discutere di altri temi, come “la portata dei loro missili balistici, il loro sostegno alle organizzazioni terroristiche in tutta la regione, il programma nucleare e il trattamento che riservano al proprio popolo”.
Un ampliamento di dossier che preoccupa la Repubblica islamica. I suoi più alti dirigenti hanno sempre affermato che questo negoziato deve riguardare soltanto il programma atomico. Mentre la svolta di Rubio – ammesso che l’incontro possa avere ancora luogo -g implica non solo il potenziale aumento delle divergenze, ma anche un riallineamento tra le posizioni dell’amministrazione Usa e quelle del governo israeliano.
Steve Witkoff, l’inviato del presidente Donald Trump, prima di atterrare ad Abu Dhabi per il trilaterale con delegati russi e ucraini, ha fatto tappa in Israele proprio per fare il punto della situazione con Benjamin Netanyahu. E il premier israeliano, dopo il colloquio con Witkoff, ha messo in guardia l’alleato Usa dal fidarsi di Teheran. “Bibi”, che nelle prossime settimane potrebbe tornare a Washington per incontrare The Donald, spera che l’alleato Usa irrigidisca la sua posizione riguardo all’Iran, già circondato da navi e aerei a stelle e strisce.
Casa Bianca e Pentagono hanno aumentato in modo sensibile il numero dei mezzi nel Golfo Persico sia per mettere pressione alla Repubblica islamica sia per prepararsi all’attacco e all’eventuale ritorsione iraniane. E tutto dipenderà da cosa succederà nelle prossime ore.
I partner locali degli Stati Uniti, dalla Turchia, all’Egitto al Qatar, stanno cercando di evitare l’escalation con un fi tto lavoro diplomatico. Ieri il ministro degli Esteri iraniano, Abbas Araghchi, ha avuto un colloquio telefonico con il suo omologo saudita, Faisal bin Farhan per parlare dei negoziati con Washington e di possibile de-escalation. Lo stesso Araghchi ha sentito in questi giorni i ministri degli Esteri di Egitto, Qatar, Turchia e Oman (quest’ultimo ieri ha anche incontrato a Washington il vicepremier Antonio Tajani).
Secondo Axios, Witkoff e il genero e consigliere di Trump, Jared Kushner, dovrebbero recarsi già oggi per discutere del dossier-Iran con il primo ministro Mohammed bin Abdulrahman bin Jassim al Thani. Secondo il portale americano, i due inviati Usa avrebbero in agenda il rientro immediato a Miami, senza alcuna tappa in Oman. E mentre tutto è appeso a un fi - lo sempre più sottile, Trump ora ha due opzioni: continuare nel negoziato o chiudere i canali diplomatici e dare il via all’attacco.
Per inviare la propria opinione al Riformista, cliccare sulla e-mail sottostante.
redazione@ilriformista.it