Riprendiamo da LIBERO di oggi, 04/02/2026, a pag. 15 con il titolo "L’Iran tenta di sequestrare una petroliera americana", l'analisi di Andrea Morigi.
Andrea Morigi
Provocare gli Stati Uniti, che li hanno circondati, con una mossa a sorpresa. Sei motovedette iraniane armate di mitragliatrici ieri all’alba nello Stretto di Hormuz hanno tentato di sequestrare una petroliera con la bandiera a stelle strisce, ordinandole di spegnere i motori e prepararsi all’abbordaggio. L’azione è fallita, riferisce il Wall Street Journal, perché il comandante ha accelerato e a difendere la petroliera è arrivata una nave da guerra americana.
Tanta temerarietà non si spiega soltanto con un’analisi sulla strategia bellica. Prendendo in ostaggio una nave e il suo equipaggio, alla vigilia dei colloqui fra Washington e Teheran, previsti in un primo tempo a Istanbul per venerdì, si sarebbe ottenuto l’unico risultato di far saltare l’appuntamento. E, a prescindere dal successo dell’azione, i Pasdaran, che controllano le forze navali iraniane, hanno voluto mandare un segnale chiaro: siamo pronti allo scontro.
La pretesa di Ali Shamkhani, il consigliere della guida suprema della Repubblica islamica Ali Khamenei, è di porre le condizioni dell’eventuale trattativa. In un’intervista al quotidiano panarabo Asharq al Awsat, ieri il diplomatico precisava che i colloqui dovrebbero concentrarsi esclusivamente sulla questione nucleare. Quindi né sui missili balistici né sul sostegno al terrorismo in Medio Oriente, perché sarebbe una concessione alle richieste di Israele. E comunque l’Iran non ha intenzione di trasferire all'estero le scorte di uranio arricchito, anche se «l’arricchimento al 60% può essere ridotto al 20%, ma devono offrire qualcosa in cambio», ha aggiunto. E, «se saremo attaccati, prenderemo di mira obiettivi americani nel Golfo», avverte Shamkhani. Ieri hanno misteriosamente deciso di anticipare i tempi e di sfiorare l’incidente con Washington lanciando un drone contro una portaerei.
Si avvicinava «aggressivamente», riferisce il Pentagono. Bersaglio pericoloso, perché subito è decollato «un caccia F-35C dell'Abraham Lincoln», che «ha abbattuto il drone iraniano», ha dichiarato il Comando Centrale.
I pasdaran hanno scelto di colpire in coincidenza con una data significativa del loro calendario religioso. Ieri gli sciiti festeggiavano il compleanno del Mahdi, il 15 del mese di Shaban, pregando Allah che possa affrettarne la ricomparsa. È il XII Imam, “occulto” da un migliaio di anni, ma del quale si profetizza il ritorno alla fine dei tempi, per la battaglia apocalittica. Alla teocrazia iraniana rimarrebbe almeno una speranza soprannaturale, se gli Stati Uniti scatenassero davvero la guerra per rovesciare i vertici della Repubblica islamica.
Per ora, la portavoce della Casa Bianca, Karoline Leavitt conferma la prosecuzione dei colloqui e il presidente americano Donald Trump temporeggia, perché «vuole sempre perseguire prima la via diplomatica, ma ovviamente servono due per ballare», mentre resta sul tavolo «una gamma di opzioni», compreso l'uso della forza militare, mentre «un gran numero» di navi da guerra statunitensi è ora nella regione. Ieri l’inviato Steve Witkoff era a Gerusalemme per incontrare il premier israeliano Benjamin Netanyahu, il capo di Stato maggiore delle Idf, lo Shin Bet e il Mossad. Tutti propensi a spingere la Casa Bianca verso una linea dura nelle discussioni con l’Iran. Oppure all’attacco, poiché lo Stato ebraico non è disposto ad accettare la minaccia di un arsenale missilistico nucleare di Teheran, avrebbero spiegato le forze armate israeliane alle controparti Usa, in un messaggio citato dal sito Walla. Sarebbe solo questione di tempo per il via libera all’intervento militare. Anzi, risulta che gli Usa si starebbero preparando «con la massima serietà e intensità» a lanciare «un attacco su vasta scala contro le infrastrutture militari dell’Iran», benché resti aperto un «canale di negoziazione».
In realtà, pare che l’opportunità di ottenere la pace si allontani. Si inizia ipotizzando di spostare la sede dei colloqui in Oman, la cui capitale, Mascate, ha ospitato i negoziati indiretti fra Usa e Iran tra l’aprile e il maggio 2025. Poi gli iraniani fanno sapere di preferire il formato bilaterale, solo con gli Stati Uniti, escludendo i Paesi arabi e musulmani invitati come osservatori. Attualmente, le delegazioni dovrebbero essere guidate dal ministro degli Esteri iraniano Abbas Araghchi e da Witkoff. Una serie di avvertimenti, forse una reazione alle esplosioni di sabato in numerose città iraniane, seguite ieri da un incendio al bazaar Jannat, nella zona occidentale di Teheran.
Per inviare a Libero la propria opinione, telefonare: 02/99966200, oppure cliccare sulla e-mail sottostante
lettere@liberoquotidiano.it