La crisi dell’Ucraina
Analisi di Antonio Donno
Antonio Donno
Attendere da una posizione di forza è spesso tatticamente produttivo. È il caso dell’atteggiamento russo nei confronti dell’Ucraina, le cui regioni orientali sono ormai stabilmente occupate dalla Russia, occupazione “confermata” da elezioni-farsa in alcune parti di quelle regioni. L’esercito ucraino combatte, ma i risultati sono per ora del tutto insufficienti per poter affermare che l’invasione russa sia sul punto di retrocedere. Sospendere momentaneamente le azioni di penetrazione può essere positivo, secondo il programma di Putin. Da una parte, gli aiuti militari fatti pervenire a Kiev risultano insufficienti, nonostante le accorate richieste di Zelens'kyj, in giro per il mondo in cerca di sostegno politico e militare; dall’altra, l’interesse politico internazionale nei confronti delle vicende ucraine scema di giorno in giorno. Se Trump ha dimostrato, fin dall’inizio, un disinteresse totale verso le sorti dell’Ucraina, i Paesi dell’Unione Europea si guardano bene, da tutti i punti di vista, dal prendere posizioni decise e pressanti nei confronti della Russia di Putin.
Eppure, l’Ucraina è uno Stato membro delle Nazioni Unite, del Consiglio d’Europa, dell’Organization for Security and Co-operation in Europe, del Regional International Organization for Democracy and Economic Development e del triangolo economico di Lublino (Lituania, Polonia e Ucraina). Nonostante l’appartenenza di Kiev a queste organizzazioni internazionali, nulla si è mosso per contrastare l’invasione dell’Ucraina da parte di Putin. Né tantomeno le Nazioni Unite, la più importante tra queste organizzazioni, ha votato compatta contro l’azione della Russia, un esito che dimostra come l’Onu stia perdendo progressivamente l’autorità iniziale e che la politica internazionale è oggi nelle mani delle principali potenze (Stati Uniti, Russia, Cina), che la gestiscono con sufficiente sincronia.
Di conseguenza, non esiste, di fatto, un’autorità internazionale che si pone in contrasto con episodi che determinano un inasprimento delle relazioni internazionali, soprattutto tra i Paesi che afferiscono alle Nazioni Unite. L’Onu, quindi, non rappresenta più un organismo il cui impegno è rivolto al mantenimento della pace a livello mondiale. Il caso dell’Ucraina invasa dalla Russia è un esempio eclatante del calo continuo dell’autorità dell’Onu, che in casi precedenti non aveva tentennato a intervenire con forze militari di diversi Paesi per combattere le violazioni del diritto internazionale. Al contrario, l’attività delle Nazioni Unite si concentra da più tempo nel condannare Israele, dimostrando che al suo interno l’antisemitismo la fa da padrone.
L’Unione Europea non ha fatto un passo concreto nel sostenere la causa dell’Ucraina. Per quanto si definisca un’organizzazione impegnata a difendere i Paesi che aderiscono alle sue più varie organizzazioni, l’Ue si è tenuta distante dalla questione ucraina, anche se tra Ue e l’Ucraina è in vigore un Accordo di partenariato e cooperazione (APC), che dovrebbe avere un ruolo importante nella difesa dei Paesi che ne fanno parte. Tutto ciò non ha avuto alcun peso nella difesa di Kiev dall’aggressione russa. Tutto questo sta a dimostrare che è in corso un mutamento sostanziale nell’assetto delle relazioni internazionali, le cui fondamenta si stanno progressivamente inaridendo, a favore di una gestione planetaria del trio Washington-Mosca-Pechino.
L’atteggiamento negativo di Trump nei confronti dell’Europa e del suo ruolo finora indispensabile nell’equilibrio internazionale non è contestato efficacemente dai Paesi che fanno parte del Vecchio Continente. Nonostante gli atteggiamenti di Macron, che si reputa Primo Ministro di uno Stato – la Francia – politicamente centrale nello scenario europeo, la realtà che emerge allo stato attuale è che l’Europa gioca un ruolo secondario nel sistema politico internazionale. Così, se Trump prende le distanze dall’Europa, colpevole di aver sfruttato economicamente gli Stati Uniti per troppi anni del secondo dopoguerra, Putin ne approfitta per portare la Russia in una posizione sempre più importante in un continente debole, in fase di decadenza, che nulla ha fatto di concreto per difendere l’Ucraina, se non la cessione di una quantità di armamenti del tutto insufficiente per contrastare l’invasione di Putin.
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