Riprendiamo da LIBERO di oggi, 31/01/2026, a pag. 5, con il titolo "Preso il ras dei visti dei fanatici islamici" la cronaca di Simone Di Meo.
È un tranquillo pomeriggio di gennaio, quando la polizia di Stato chiude il cerchio. In provincia di Salerno viene arrestato Muhammad Waqas Nadeem, cittadino pakistano, destinatario di una Red notice Interpol per omicidio. L’operazione è condotta dalla Digos di Salerno, su impulso della Direzione centrale della polizia di prevenzione e del Servizio per la cooperazione internazionale di polizia.
L’uomo è condannato in Pakistan per l'uccisione di due connazionali, sentenza emessa dall’Additional district&session judge di Sarghoda. Il blitz arriva a poche ore dalla fuga. Nadeem è pronto a raggiungere l’aeroporto di Capodichino, dove lo attende un volo verso un altro Paese dell’Unione europea. È il punto di caduta di un’indagine complessa, silenziosa, sviluppata su più livelli informativi.
Già nell’ottobre 2024, il nome di Nadeem compare nei dossier dell'intelligence. Segnalato dai servizi segreti Aisi, viene indicato come snodo di riferimento in Italia per l’agevolazione di connazionali intenzionati a ottenere visti turistici, alcuni dei quali risultati radicalizzati. Da qui partono gli approfondimenti per verificare legami con ambienti dell’estremismo religioso di matrice confessionale. L’inserimento della Red notice Interpol da parte delle autorità pakistane accelera tutto.
La localizzazione avviene a Baronissi. Una villetta bifamiliare, isolata, circondata da fitta vegetazione, nella zona industriale del Comune. È lì che Nadeem ha trasferito il domicilio da pochi mesi, insieme ad alcuni familiari. Un profilo basso, nessun clamore.
Ma una presenza stabile.
Al momento dell’arresto, l’uomo è regolarmente soggiornante in Italia.
Non solo. È titolare di diverse attività imprenditoriali attive nella provincia di Salerno. Un radicamento economico che rafforza la sua leadership locale. Dopo il fermo viene condotto nel carcere di Salerno, a disposizione della Corte di Appello, che dispone la custodia cautelare in carcere in vista della procedura di estradizione verso il Pakistan. Parallelamente, emergono i contorni di una figura pubblica strutturata. Nadeem si presenta come direttore del centro professionale Senatus – Salerno, co-direttore dello studio legale Senatus, fondatore e presidente dell’associazione Human Trust International. È indicato come rappresentante nazionale della comunità pakistana e responsabile del Mondo islamico per l’Universo Humanitas. Un curriculum costruito su dialogo interculturale, pace, diritti umani.
Le brochure delle sue attività lo descrivono come promotore di un’immagine positiva dell’Islam in Occidente, impegnato nella difesa dei soggetti vulnerabili. Un profilo rafforzato da un background giuridico – laurea in Diritto penale conseguita in Pakistan nel 2010 – e da una competenza linguistica estesa: italiano, inglese, urdu, punjabi, hindi, rumeno. Strumenti che facilitano mediazione, relazioni istituzionali, accesso ai contesti.
Ma c’è un altro livello. Fonti info-investigative segnalano che Nadeem sarebbe anche destinatario di un alert per finanziamento del terrorismo internazionale, elemento che amplia lo spettro dell’indagine e colloca il caso in un perimetro di sicurezza strategica per il nostro Paese.
Il quadro che emerge è quello di un nuovo modello operativo. Non il lupo solitario, non il soggetto marginale.
Ma figure insospettabili, integrate, con ruoli nella società civile, amicizie di alto livello, copertura economica e autorevolezza culturale. Profili che ricordano, per struttura e metodo, casi recenti come quello di Mohammad Hannoun, arrestato a Genova per il presunto finanziamento di Hamas, snodo economico e logistico di reti ideologiche più ampie.
La cattura di Salerno si inserisce così in una linea investigativa precisa: intercettare leadership silenziose, capaci di muoversi tra legalità formale e opacità sostanziale, sfruttando associazioni, imprese, reti comunitarie. È su questo terreno che oggi si gioca la partita più complessa contro l’estremismo islamista. Non nelle periferie visibili, ma nei centri nevralgici della rispettabilità in giacca e cravatta.
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