Askatasuna promette vendetta. A Torino non solo l'università, ma tutta la città, è sotto assedio
Cronaca di Massimo Sanvito
Testata: Libero
Data: 31/01/2026
Pagina: 4
Autore: Massimo Sanvito
Titolo: La rettrice chiude l’ateneo. E Aska promette guerriglia

Riprendiamo da LIBERO di oggi, 31/01/2026, a pag. 4, con il titolo "La rettrice chiude l’ateneo. E Aska promette guerriglia", la cronaca di Massimo Sanvito

Università di Torino. A Palazzo Nuovo comanda il Collettivo universitario autonomo, ovvero le giovani leve di Askatasuna, epicentro delle violenze pro-Pal.

Attività didattiche e lavorative sospese. A Palazzo Nuovo comanda il Collettivo universitario autonomo, ovvero le giovani leve di Aska, gli stessi che oggi proveranno a seminare il caos per le strade di Torino. Da ieri, e fino a quando l’occupazione dell’ateneo non sarà finita, tutto congelato «al fine di tutelare la sicurezza delle persone e degli spazi». Una decisione, quella della rettrice Cristina Prandi, «assunta a seguito di un’attenta analisi della situazione e in considerazione dell’impossibilità di garantire condizioni adeguate di sicurezza all’interno dell’edificio, anche in relazione alla tipologia delle attività abusive in corso in locali non idonei». Un provvedimento straordinario e urgente con cui di fatto, però, l’università si piega ai professionisti del disordine.
«Non comprendiamo l’allarmismo della dirigenza universitaria che, per la seconda volta in una settimana, stabilisce che la risposta alle mobilitazioni, alla partecipazione politica dal basso, è quella della serrata. Tale misura, nata in tutta evidenza dalle pressioni politiche e poliziesche, è impattante su docenti e studenti. L’occupazione prosegue», si legge nella tronfia risposta degli antagonisti.
Venendo a quanto succederà oggi, il Comitato provinciale per l’ordine e la sicurezza pubblica, presieduto dal prefetto Donato Cafagna, ha definito il percorso della manifestazione. I cortei che partiranno da Porta Susa e Porta Nuova, percorrendo corso Vittorio Emanuele II verso il lungo Po, si uniranno a quello proveniente da Palazzo Nuovo in piazza Vittorio Veneto (non più piazza Castello per evitare caos nella zona della Prefettura). Il serpentone attraverserà poi il quartiere Vanchiglia e si concluderà in zona Regio Parco, individuata dagli organizzatori come area di sosta dei pullman per i gruppi in arrivo da fuori città. Visti i freschi precedenti, ovvero lanci di bottiglie molotov, bombe carta e fuochi d’artificio contro le forze dell’ordine, il prefetto ha firmato due ordinanze urgenti. La prima per disporre il divieto di somministrazione da asporto e di detenzione di bevande in contenitori di vetro o alluminio o comunque atti all’offesa». La seconda vieta «la detenzione di oggetti idonei all’occultamento del viso, nonché di fumogeni e materiale esplodente di qualsiasi natura». Il Comune ha dovuto invece provvedere alla rimozione dei cassonetti per la raccolta dei rifiuti. «Ogni forma di violenza è inaccettabile e va condannata con fermezza, senza alcuna ambiguità.
Torino è una città aperta, che sa accogliere il dissenso e il confronto civile, ma non tollera né può tollerare atti vandalici, intimidazioni o azioni che nulla hanno a che vedere con l’espressione legittima delle opinioni», prova a mettere le mani avanti il sindaco di Torino, Stefano Lo Russo.
Intanto, la Regione Piemonte ha dato il via libera ai ristori per i commercianti del quartiere Vanchiglia, quello del fu centro sociale, per le giornate di lavoro perse a causa delle scorribande dei compagni dopo lo sgombero. «Chiunque pensi di utilizzare ancora una volta la manifestazione per fare violenza alle persone, alle attività imprenditoriali private, che siano bar, che siano negozi, violenza alle redazioni dei giornali, violenza alle persone dello Stato che sono lì a garantire la sicurezza, costoro sappiano che qui saranno sempre e solo considerati dei delinquenti e trattati come tali», ha detto il governatore Alberto Cirio.

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