Riprendiamo da LIBERO di oggi, 29/01/2026, a pag. 3, con il titolo "Askatasuna occupa la sede dell’Università", la cronaca di Massimo Sanvito
Rieccoli. Le giovani leve di Askatasuna, racchiuse nel Cua (Collettivo universitario autonomo), hanno occupato ieri Palazzo Nuovo, sede delle facoltà umanistiche dell’Università di Torino. «La rettrice chiude, noi apriamo. Se l’università sceglie il controllo, noi scegliamo il conflitto». Una risposta alla sacrosanta decisione della rettrice di vietare l’evento con dj set organizzato dagli antagonisti per venerdì scorso. La tensione sale in vista del corteo nazionale di sabato a Torino, il gran galà dei centri sociali che proveranno a scatenare il caos perle strade della città. La polizia è in allerta rossa. «Occupare è un atto politico di riappropriazione dello spazio che vogliono toglierci, che vogliamo rendere invece vivo e partecipabile. Significa affermare che l’università non è un edificio che può essere svuotato quando diventa scomodo, ma un luogo politico di produzione critica del sapere, di relazioni, di possibilità. Opponiamo l’autonomia al controllo e alla sopraffazione», scrivono i collettivi. E ancora: «La nostra volontà non è né di bloccare esami, infatti faremo utilizzo solo di quelle aule che non sono adibite allo svolgimento di esami, né di fermare il normale svolgimento delle attività a Palazzo Nuovo, ma anzi arricchirlo: l’obiettivo è rendere lo spazio ancora più attraversabile in un momento di sessione, in cui il dare esami si possa accompagnare a momenti di socialità e confronto, dai pranzi alle cene condivisi, a momenti musicali e dibattiti politici». Immaginiamo... I vertici dell’ateneo non l’hanno presa bene. E hanno subito «attivato le procedure interne necessarie per la tutela della sicurezza e del patrimonio». Stanno pure valutando «tutte le misure previste per garantire la continuità delle attività e la tutela dei diritti della comunità universitaria». Il messaggio è chiaro: «Ripristinare immediatamente le condizioni di piena agibilità e fruibilità dell’edificio» «L’occupazione di Palazzo Nuovo è un atto vergognoso e deliberatamente ideologico. Questa non è partecipazione, è sopraffazione organizzata», il commmento di Elena Chiorino, vicepresidente della Regione Piemonte e assessore al Diritto allo Studio universitario.
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