Riprendiamo da LIBERO di oggi, 28/01/2026, a pag. 15 con il titolo "Tajani: «I pasdaran sono terroristi». Teheran protesta", l'analisi di Andrea Morigi.
Andrea Morigi
Inserire i Guardiani della Rivoluzione nella lista nera sembra un affronto alla Repubblica Islamica. Quindi è una misura efficace, tanto da provocare una reazione. E l’ambasciatrice d’Italia a Teheran, Paola Amadei, convocata al ministero degli Esteri, deve sorbirsi la protesta. Tutto come previsto. Antonio Tajani, capo della nostra diplomazia, non appare sorpreso: «È ovvio che loro non sono d’accordo. Il problema è che non è colpa nostra se c’è stata una carneficina in Iran, dove l’opposizione che era in piazza è stata massacrata. Ci sono state migliaia e migliaia di morti, non so qual è la cifra esatta. Un importante, autorevole e credibile settimanale ha detto che si era arrivati a 30mila morti, non so se quella è la cifra, però certamente sono migliaia e migliaia e questo è inaccettabile», risponde alla stampa presente alla Farnesina. Ci ha pensato, il governo, ha fatto le proprie valutazioni sull’opportunità di bollare un’istituzione dello Stato, prevista dalla Costituzione khomeinista, come una banda di assassini. Poi la decisione: «Al prossimo Consiglio Europeo, quello di giovedì, noi proporremo insieme ad altri, sanzioni nei confronti dei Pasdaran, responsabili della repressione e daremo un parere favorevole a chi chiederà se inserire o meno i Pasdaran nella lista delle organizzazioni terroristiche, perché ci sono dei precedenti in Germania, quindi c’è anche la base giuridica per farlo», ha confermato il ministro degli Esteri. A marcare la distanza fra Roma e Teheran, arriva anche la riduzione del personale dall’ambasciata italiana in Iran che, precisa Tajani, non è dovuta alla percezione di un attacco imminente, ma «per ragioni di sicurezza» e «prudenza» essendoci nel Paese una «situazione di grave tensione» Fra le numerose preoccupazioni del regime degli ayatollah, ce ne sono altre ben più urgenti. Nell’Oceano Indiano è arrivata la portaerei americana Lincoln. Il presidente degli Stati Uniti Donald Trump minimizza fino a un certo punto: «Abbiamo una grande armata che sta andando laggiù in questo momento e speriamo di non doverla usare, ma è molto potente, più di quella mandata in Venezuela», ha spiegato in un’intervista radiofonica a Sid Rosenberg, sulla WABC, ma «speriamo di non doverla usare».
Comunque, se fa rotta verso il Golfo dell’Oman, in breve tempo tutta l’attenzione della difesa iraniana sarà concentrata sulla propria fascia costiera, già sotto osservazione dalla base militare Usa nel Qatar.
Nell’attesa, il Comando centrale statunitense ha annunciato un’esercitazione «per dimostrare la capacità di dispiegare» la sua potenza aerea. Come teatro delle manovre, si fa riferimento genericamente all’area di responsabilità del Centcom, il Medio Oriente e l’Asia. Perciò, oltre che dal mare, l’offensiva del “Grande Satana” a stelle e strisce potrebbe arrivare dal cielo.
E stavolta, dopo la pesante sconfitta nella guerra dei dodici giorni scatenata da Israele il 13 giugno scorso, l’orizzonte sembra tanto più complicato quanto più risuonano i proclami e le minacce delle forze armate iraniane di estendere il conflitto a livello globale.
Ieri è stato aggiornato il Bollettino degli Scienziati Nucleari, che dal 1947 mette a punto l’Orologio dell’Apocalisse: dicono che mancano appena 85 secondi alla Mezzanotte, contro gli 89 del 2025. A spostare le lancette in avanti, verso la fine del mondo, ci sono anche altri fattori oltre all’eventualità di una guerra nucleare, fra i quali i cambiamenti climatici, il potenziale abuso della biotecnologia e dell’intelligenza artificiale.
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