Riprendiamo da IL RIFORMISTA di oggi, 27/01/2026, a pagina 2, l'editoriale di Niram Ferretti dal titolo "La Shoah fu un unicum assoluto. Basta con le strumentalizzazioni ".
Niram Ferretti
Se è necessario commemorare sempre lo sterminio degli ebrei da parte dei nazisti, con il concorso dei fascisti, avvenuto durante la Seconda guerra mondiale, è altrettanto necessario che proprio in questa occasione la Memoria venga liberata da strumentalizzazioni e oscene equiparazioni.
Il genocidio degli ebrei è un episodio che si staglia come un unicum assoluto per modalità, obiettivo, vastità e implicazioni che non sono solo politiche, ma anche filosofiche, religiose e persino metafisiche. Questa non è la sede per analizzarle nel dettaglio. Ma per chiunque sappia davvero di cosa si sia trattato, esse non possono che apparire evidenti e irrefutabili.
Fu proprio per la specificità di questo evento che venne coniato il termine “genocidio”, prima inesistente. E non è certo da oggi che si assiste a tentativi di relativizzarne il significato, di ridurne l’assoluta unicità. Tuttavia, da due anni a questa parte, a seguito della guerra che Israele è stato costretto a combattere a Gaza, il termine “genocidio” viene usato in modo apertamente strumentale per accusare lo Stato ebraico di averne perpetrato uno a sua volta.
Le implicazioni sono fin troppo chiare. Se i discendenti delle vittime di un genocidio diventano essi stessi “genocidi”, allora il Giorno della Memoria deve essere archiviato o, nella migliore delle ipotesi, diluito e allargato a un altro genocidio: quello inesistente che gli israeliani avrebbero commesso a Gaza. Bisogna essere lucidamente consapevoli che questa perversa riscrittura non è altro che l’ennesimo tentativo di sottrarre agli ebrei ciò che è loro proprio per sostituirlo con qualcos’altro.
È già accaduto sul piano teologico, quando la Chiesa si proclamò il “vero Israele” al posto di quello ritenuto decaduto. Accade ancora oggi in Medio Oriente, quando siti millenari dell’ebraismo vengono rinominati con toponimi arabi, come nel caso del Muro Occidentale. E si tenta di farlo di nuovo ora, sovrapponendo alla commemorazione di un genocidio reale la narrazione di un genocidio falso.
Ciò che si detesta, ciò che non si sopporta, ciò che si tenta incessantemente di annullare è l’unicità ebraica. È la memoria, in questo caso la memoria di quanto è stato patito. Per questo, oggi, va ricordato senza ambiguità che, in una delle più grandi tragedie della storia dell’umanità, la Shoah rappresenta un unicum assoluto.
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