Giudea e Samaria: storia, geografia e soprattutto verità storica
Commento di Deborah Fait
Deborah Fait
Alla luce di tutte le menzogne che si dicono e si scrivono su Israele credo si debba fare chiarezza esaustiva e storica, non le solite panzane ideologiche diffuse dai media da decenni ormai. Dagli anni '60 del secolo scorso, dopo la vittoria israeliana nella la Guerra dei 6 Giorni, gli arabi e il mondo occidentale, da sempre nemici mortali di Israele, hanno confezionato una storiella inventata sui famosi "territori occupati e i perfidi coloni". Nel primo caso si menzionano, secondo gli ignoranti diffusori di propaganda, i territori rubati a Israele e occupati illegalmente dalla Giordania durante la prima guerra di Indipendenza di Israele contro i Paesi arabi.
Nel secondo caso, quello dei "perfidi coloni" intendono gli ebrei israeliani abitanti della Giudea che da sempre devono difendersi dagli arabi, gli unici ad essere abusivi in quei territori ebraici da sempre. Naturalmente i media menzionano solo le "vittime" arabe, gli israeliani vengono dipinti sempre come aggressori quando non fanno altro che difendersi da aggressioni e furti.
Nel 1967 il mondo ha inventato una nazione mai esistita prima nella storia: la Palestina. Così iniziò la più grande menzogna dei secoli XX e XXI che avvelenò la vita degli israeliani.
Molto prima che quelle colline venissero chiamate “Cisgiordania”(anni '50), prima ancora che il mondo moderno inventasse confini e mandati, esisteva una terra fatta di pietra chiara, ulivi contorti e villaggi arroccati. Gli ebrei la chiamavano Giudea e Samaria.
È lì che nasce il popolo ebraico come popolo, è lì che nascono la sua identità, la sua lingua e la sua cultura non come religione astratta, ma come comunità legata a una terra concreta.
A Shechem (l’odierna Nablus), Abramo pianta la sua prima tenda.
A Bet-El, Giacobbe (poi chiamato dall'Angelo: Israele) sogna la scala che unisce cielo e terra.
A Hebron, una delle città più antiche del mondo, Abramo acquista legalmente la Grotta di Machpelah come sepolcro di famiglia: un atto semplice, ma carico di significato, perché segna il primo possesso ebraico documentato della terra. Abramo comprò il campo e la grotta di Machpelah, da Efron l'Ittita (o Efron figlio di Zohar). L'acquisto avvenne per 400 sicli d'argento, pagati davanti agli Ittiti, per seppellire sua moglie Sara, come narrato in Genesi 23. La proprietà fu acquistata in modo formale per garantire un luogo di sepoltura permanente.
In Giudea e Samaria sorgono i regni di Israele e di Giuda, con Gerusalemme come capitale, cuore politico e spirituale. Il nome “Giudea” non è un’invenzione moderna: deriva da Yehuda, la tribù e il regno che danno origine al termine “ebrei” (Jews, Giudei).
In seguito, nel corso dei secoli, arrivano per conquistare le terre ebraiche, assiri, babilonesi, persiani, greci, romani.
I romani, dopo le rivolte ebraiche, cercano di spezzare il legame tra il popolo e la terra: rinominano la regione “Syria Palaestina”, cancellando deliberatamente il nome Giudea.
Ma il legame non si spezza.
Anche nei secoli dell’esilio, una presenza ebraica continua rimane: a Hebron, a Gerusalemme, a Safed, a Tiberiade. Le preghiere quotidiane, soprattutto dello Shabat e delle festività di Pesach, parlano sempre della stessa invocazione: “L’anno prossimo a Gerusalemme”. Non è nostalgia romantica, è memoria storica viva.
Per gli ebrei, Giudea e Samaria non sono “territori lontani”: sono il luogo dove la loro storia è iniziata e dove, nonostante tutto, non hanno mai smesso completamente di vivere.
Non è mai esistito uno Stato palestinese su quelle terre.
Gli arabi che vivono lì si sono stabiliti nel tempo, spesso per motivi economici attirati dalla laboriosità ebraica che dava loro di che vivere. La terra è poco popolata, in gran parte agricola, marginale. Alla fine dell’Ottocento gli ebrei iniziano a tornare in modo più consistente, non “invadono” una nazione MA comprano terre, spesso pagandole a caro prezzo, e ricostruiscono villaggi distrutti da secoli.
Dopo la Prima guerra mondiale, la Società delle Nazioni riconosce il legame storico del popolo ebraico con la Terra e affida alla Gran Bretagna il Mandato per facilitare la creazione di una “casa nazionale ebraica”. Giudea e Samaria fanno parte di quel Mandato.
Nel 1947 l’ONU propone una divisione: uno Stato ebraico e uno arabo.
Gli ebrei accettano, pur con confini difficili.
Gli Stati arabi rifiutano e attaccano.
Nel 1948, durante la prima guerra di Indipendenza, la Giordania occupa Giudea e Samaria, espellendo le comunità ebraiche da luoghi come Hebron. L’occupazione giordana non viene riconosciuta quasi da nessuno, ma per 19 anni il mondo tace.
Nel 1967, Israele si difende da una nuova minaccia esistenziale e conquista la regione. Non si tratta di conquistare una terra straniera, ma di tornare in luoghi da cui gli ebrei erano stati cacciati meno di vent’anni prima.
Per gli israeliani, Giudea e Samaria non sono solo una questione strategica o di sicurezza. Sono il cuore della storia ebraica.
Rinunciare a Hebron, a Shiloh, a Bet-El, significa rinunciare a capitoli fondamentali della propria identità e della propria storia. Questo non significa ignorare l’esistenza dei cosiddetti palestinesi divenuti ormai unna pericolosa realtà. Significa capire che, dal punto di vista israeliano, la presenza ebraica in Giudea e Samaria non nasce da colonialismo, bensì da continuità storica, memoria, ritorno. L'idea coloniale fa parte delle culture europee che per secoli hanno occupato altre Terre e altre nazioni. Il colonialismo non ha mai fatto parte della cultura ebraica.
Israele, per un forte desiderio di pace, ha accettato più volte la soluzione a due Stati (1947, Camp David 2000, Olmert 2008).
Le leadership palestinesi hanno rifiutato senza fare controproposte se non che "Israele non deve esistere". Dopo il ritiro totale da Gaza nel 2005, non è nato uno Stato pacifico, ma un’entità controllata da Hamas e migliaia di razzi furono lanciati contro la popolazione civile israeliana. Uno Stato palestinese non può nascere senza garanzie di sicurezza reali, perché Israele è geograficamente minuscolo, circondato da nemici, osteggiato dall'Occidente, quindi vulnerabile nonostante abbia uno degli eserciti più forti del mondo. Gli ebrei non vengono da altrove: tornano nella loro terra d’origine da cui furono cacciati e quella loro Terra non fu mai nazione di altri popoli ma conquista di predoni e potenze straniere.
In sintesi
• Giudea e Samaria non sono una conquista coloniale ma parte di Israele
• Il legame ebraico con quelle terre è storico, continuo e unico
• Le questioni aperte devono essere risolte con negoziati, non con etichette giuridiche semplificate e con il terrorismo.
La sicurezza non è una scusa, ma una necessità reale.
Nel 1967 non esisteva uno Stato palestinese ma territori israeliani occupati dalla Giordania ILLEGALMENNTE. La Palestina è stata inventata dopo che Israele ha liberato i Territori
Sono territori contesi, non occupati e sono amministrati dall'ANP.
Dopo il 7 Ottobre neanche parlarne!
Nessuno ha mai chiesto la creazione di uno Stato palestinese tra il 1948 e il 1967. Solo quando Israele ne prende il controllo la Terra diventa improvvisamente “palestinese”
il problema quindi non è l’assenza di uno Stato palestinese, ma è la presenza di uno Stato ebraico a non essere accettata.
È l’unico Stato a cui si chiede di essere moralmente impeccabile mentre combatte per sopravvivere.
Purtroppo la narrazione comune e bugiarda della propaganda è arrivata persino sui testi scolastici. Un sedicente storico che si firma Alessandro Barbero in un famoso Youtube che circola in rete, nega addirittura l'esistenza dei Regni di Israele nell'antichità e nei libri di testo scolastici definisce "coloni" gli ebrei massacrati il 7 Ottobre 2023. Per chiarirgli le idee lo informo che i kibbuzim distrutti, dati alle fiamme, devastati dai palestinesi di Gaza, si trovano dentro i confini di Israele definiti dall'ONU nel 1948. Forse il professore comunista dovrebbe ripassare la storia invece di diffondere odio, ideologie, menzogne e manipolare le giovani menti. Mi auguro che il Ministro Valditara ponga rimedio a queste falsificazioni e ritiri quei testi dalle scuole italiane. In questi due anni dopo i massacri del 7 Ottobre abbiamo visto in quale abisso di odio antiebraico ci ha portati l'infamia ideologica.
Giudicateci come giudicate le altre democrazie in guerra. Non di più. Non di meno.
Non chiediamo favoritismi. Chiediamo di non essere l’unico Paese al mondo a cui viene negato il diritto di difendersi e di esistere secondo le stesse regole degli altri. L'antisemitismo ormai è stato liberato da ogni ipocrisia. Si odia Israele apertamente. Si diffama Israele e il suo esercito. Si cacciano gli ebrei, si pestano gli ebrei, si uccidono gli ebrei senza ritegno, senza vergogna, anzi è diventato un diritto, un fattore culturale della sinistra, quasi un onore per chi è così mentalmente debole da farsi manipolare dalla propaganda antisemita.
Fermatevi, vi state facendo divorare l'anima e il cervello!
takinut3@gmail.com