Riprendiamo da IL RIFORMISTA di oggi 27/01/2026 a pag. 2 il commento di Fiamma Nirenstein dal titolo: "Difendo Israele, vincerò il male. Gridiamolo ogni 27 gennaio"
Fiamma Nirenstein
Chiunque abbia un minimo di buonsenso si rende conto che, dopo oltre due anni di persecuzione fisica e morale di tutto ciò che è ebraico — innanzitutto di Israele, ricoperta di menzogne e trasformata in un caricaturale simulacro di obbrobrio — oggi suona ridicolo proclamare “never again” come se nulla fosse accaduto. Questo non è più un giorno della memoria, ma un giorno di battaglia. E chi intende partecipare a una celebrazione può farlo solo con l’intenzione, e gli strumenti, di una battaglia di radicale rinnovamento.
L’antisemitismo che mira a eliminare gli ebrei è tornato tra noi. È una Shoah in atto, che assume forme diverse. C’è quella islamista, finanziata a colpi di miliardi da Iran, Turchia e Qatar, che ha armato Hamas, Hezbollah, gli Houthi e le milizie irachene, e che cerca apertamente la strage, trascinando con sé — soprattutto dal 7 ottobre — il terrorismo internazionale. C’è quella culturale, che perseguita studenti e docenti nelle università, discrimina a scuola, espelle gli ebrei dalle rassegne cinematografiche e musicali, li elimina dalle competizioni sportive e letterarie, dal giornalismo. C’è quella scientifica e tecnologica. E c’è quella politica, che riduce gli ebrei a soggetti secondari rispetto a un’onda di odio considerata più utile da cavalcare, da tenere in primo piano per calcoli di consenso, da confinare ai margini dei partiti, delle carriere pubbliche, persino del sindacato, che in Italia — unico Paese al mondo — ha proclamato uno sciopero generale contro Israele.
Gli ebrei oggi sono perseguitati. Anche la Shoah non fu compiuta in un solo giorno. L’intenzione è la stessa: chiuderli in casa, terrorizzarli con minacce e disprezzo, botte e omicidi, colpevolizzazioni insensate. Renderli invisi attraverso finti dibattiti e titoli che li criminalizzano. La persecuzione è stata progettata con grandi mezzi, su vasta scala, e ormai procede dal basso: viene praticata dalla gente comune, spesso senza che nemmeno se ne renda conto fino in fondo.
Si va dalla pizzaiola che caccia turisti ebrei dal proprio ristorante agli aeroporti in cui chi osa parlare ebraico viene aggredito mentre attende un volo. Non si può andare in sinagoga perché è pericoloso: può essere assalita o incendiata. Non al cimitero, perché le tombe vengono devastate. I figli devono giocare a calcio sotto la protezione della polizia per difenderli da attacchi antisemiti. Non parlare ebraico per strada, se quella è la tua lingua. Questa è la realtà.
Chi vuole combattere l’attuale eliminazione degli ebrei deve innanzitutto riconoscerne il travestimento perverso da battaglia per i diritti umani. E guardando negli occhi l’antisemitismo contemporaneo, che ha come primo obiettivo Israele, non dirà “never again”, ma pronuncerà l’unica frase vera: “Vincerò il male perché difendo Israele.”
Per inviare la propria opinione al Giornale, telefonare: 02/85661, oppure cliccare sulla e-mail sottostante
redazione@ilriformista.it