La sinistra e la richiesta di scarcerazione di Marwan Barghouti: una vergogna politica e morale
Commento di Deborah Fait
Deborah Fait
La richiesta di scarcerazione di Marwan Barghouti, avanzata da settori della sinistra italiana, europea e internazionale, rappresenta uno dei punti più bassi di una certa deriva ideologica che, in nome di una presunta volontà di pace, finisce per legittimare la violenza e il terrorismo tradendo i valori che, mentendo e sapendo di mentire, dice di difendere.
Marwan Barghouti non è un prigioniero politico nel senso nobile del termine. È stato condannato da un tribunale israeliano a più ergastoli per il suo coinvolgimento diretto in attentati terroristici che hanno causato la morte di civili innocenti. Uomini, donne, bambini: vittime la cui memoria sembra scomparire completamente quando il discorso diventa ideologico, in cui esistono solo oppressori e oppressi, buoni e cattivi. I buoni sono naturalmente i terroristi, indovinate chi sarebbero i cattivi! Barghouti è stato accusato di:
Presentarlo quindi come un simbolo della resistenza o come un “Mandela palestinese” non è solo storicamente falso, ma moralmente offensivo. Nelson Mandela, pur avendo lottato contro un sistema ingiusto come l'apartheid, ha incarnato un percorso di riconciliazione e di rifiuto della violenza indiscriminata. Barghouti, al contrario, non ha mai rinnegato la strategia degli attentati contro civili. Equiparare le due figure significa svuotare di senso parole come pace, giustizia e diritti umani.
La vera vergogna, tuttavia, non è solo nella richiesta in sé, ma nell’atteggiamento di chi la sostiene ignorando deliberatamente le vittime del terrorismo. È una sinistra che parla di diritti umani selettivi, che difende i civili solo quando rientrano nello schema ideologico corretto, e che mostra una inquietante indulgenza verso la violenza quando questa è esercitata “dalla parte giusta”, che in Italia è rappresentata da PD, AVS, M5S ( che hanno incontrato in parlamento la moglie di Barghouti), i Centri sociali e alcuni sinistri personaggi della disgregata opposizione italiana al governo Meloni.
Chiedere la scarcerazione di Barghouti non contribuisce alla pace, né al dialogo, né alla soluzione del conflitto israelo-palestinese. Al contrario, rafforza le posizioni più estreme, delegittima ogni percorso politico non violento e manda un messaggio devastante: il terrorismo può essere giustificato, relativizzato, persino premiato, se rivestito di una retorica ideologica accettabile.
Una sinistra credibile dovrebbe avere il coraggio di dire una cosa semplice ma fondamentale: la causa palestinese non ha bisogno di icone macchiate di sangue innocente né di leader terroristi come i precedenti (Arafat e Abu Mazen), così come la pace non nasce dall’assoluzione della violenza palestinese. Continuare su questa strada non è solo un errore politico. È una resa etica che significa solamente una cosa: la sinistra ha perso da tempo ogni bussola morale.
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