Auschwitz e il 7 Ottobre, la Memoria che non si può offendere e banalizzare
Commento di Deborah Fait
Deborah Fait
La memoria storica è un patrimonio fragile che richiede cura, rispetto e rigore. Quando eventi tragici di portata immensa, eventi unici spaventosi come la Shoah, vengono evocati, è necessario procedere con estrema cautela per non cadere nella banalizzazione o nell'offesa verso le vittime. Questa cosa accade da anni purtroppo e si è accentuata negli ultimi due, dopo i massacri del 7 Ottobre contro gli ebrei di Israele e quelli della diaspora.
Il peso della Shoah nella coscienza collettiva
Auschwitz rappresenta il simbolo ultimo della Shoah, lo sterminio sistematico di sei milioni di ebrei perpetrato dal regime nazista. Non fu semplicemente un atto di violenza bellica, ma un progetto industriale di annientamento di un intero popolo, complice tutta l'Europa, fondato su un'ideologia di disumanizzazione totale. I campi di concentramento e sterminio nazisti incarnano l'apice della barbarie organizzata, dove la dignità umana venne calpestata in modo metodico e burocratico. Una vera e propria industria di morte resa, se possibile, più disumana dalla partecipazione dell'intero popolo europeo a caccia dei suoi ebrei.
La memoria di Auschwitz non è proprietà esclusiva del popolo ebraico, ma appartiene all'umanità intera come monito permanente. Essa ci ricorda fino a dove può spingersi l'odio quando viene istituzionalizzato, quando la propaganda trasforma esseri umani in nemici da eliminare, quando l'indifferenza della maggioranza permette l'impensabile. E l'impensabile accadde. Sei milioni, sei milioni di anime, sei milioni di corpi torturati, stuprati, disumanizzati, ammazzati prima ancora di morire fisicamente nel gas, nelle fosse comuni, nelle sinagoghe colme di fedeli date alle fiamme.
L'attacco del 7 ottobre 2023
Il 7 ottobre 2023, Hamas ha lanciato un attacco terroristico contro Israele di dimensioni e barbarie senza precedenti nella storia recente del conflitto israelo-palestinese. Oltre 1.200 persone sono state uccise, centinaia prese in ostaggio e infine stuprate, torturate ammazzate, bambini strangolati e restituiti in piccole bare nere di cartone, accompagnate dalle urla di odio e di soddisfazione del pubblico gazawo. Ostaggi trattati dai civili di Gaza con violenze sistematiche perpetrate contro altri civili inermi e terrorizzati. L'attacco senza precedenti ha sconvolto la società israeliana e ha riacceso un dibattito globale sulla sicurezza, sul terrorismo e sul conflitto in Medio Oriente. Oltre a questo ha scatenato un'ennesima ondata di odio antisemita. Per uno strano e unico gioco del destino il mondo occidentale non ha provato rancore verso i carnefici palestinesi ma verso le vittime ebree. Non solo rancore ma vero e proprio odio, derisione, accuse, addirittura negazione della verità che stava là sotto gli occhi di tutti con quei poveri corpi straziati, mutilati, fatti a pezzi, violati non solo fisicamente ma anche dalle risate sguaiate degli assassini e dall'indifferenza crudele del mondo intero.
Quella tragedia deve essere ricordata, commemorata e condannata per quello che è stata: un eccidio, un atto di violenza terroristica talmente barbara da lasciare Israele senza fiato, contro persone innocenti. Le vittime del 7 ottobre hanno diritto alla dignità del ricordo, al rispetto del loro dolore, alla giustizia. Purtroppo poco ore dopo le stragi il mondo intero si è schierato contro le vittime santificando gli assassini e chiedendo con migliaia di manifestazioni violentemente sguaiate, la scomparsa di un'intera nazione, Israele, dal fiume al mare.
Quando si accostano eventi storici di natura così diversa ma tragicamente simili nell'odio che li ha provocati , si corre il rischio di compiere diverse operazioni problematiche. In primo luogo, si può relativizzare la Shoah, riducendola a un termine di paragone utilizzabile per qualsiasi violenza contemporanea, perdendo così la specificità di ciò che rappresentò lo sterminio nazista nella sua unicità storica. La banalizzazione della Shoah è in atto da molti anni, non è iniziata il 7 ottobre 2023. Gli occidentali hanno sempre tentato di ripulirsi la coscienza rendendo il peggior genocidio dell'epoca moderna come un semplice periodo di guerra che ha visto milioni di morti tra cui anche gli ebrei. Questo è come voler creare cinicamente una seconda Shoah. Prima ammazziamo il popolo, poi cancelliamo anche la memoria del genocidio, banalizzandolo.
Al contempo, si rischia di strumentalizzare entrambe le tragedie per fini politici contingenti, trasformando il dolore delle vittime in arma retorica. Questo non onora né le vittime di Auschwitz né quelle del 7 ottobre, ma le riduce a simboli da brandire con spregio nel dibattito pubblico e si finisce con il compiere azioni di odio che risultano essere veri e propri crimini. Inoltre, confronti affrettati possono alimentare situazioni pericolose (che continuiamo a registrare quasi ogni giorno con attacchi anche mortali contro gli ebrei), impedendo quella comprensione profonda e quell'analisi rigorosa che ogni evento tragico merita. La complessità storica viene sacrificata sull'altare della semplificazione emotiva dell'odio più antico e duraturo nel mondo, l'antisemitismo.
Ricordare significa innanzitutto essere fedeli ai fatti, nella loro crudezza e complessità. Ogni tragedia ha le sue specificità storiche, politiche, sociali. Rispettare la memoria significa riconoscere queste differenze senza cadere in gerarchie del dolore che stabiliscano quale sofferenza meriti più attenzione. Soprattutto è necessario capire che la eccezionalità della Shoah non consiste solo nel numero delle vittime ma anche nella volontà generale, per la prima volta nella storia, di tutto il mondo civile dell'epoca di dar loro la caccia per consegnarle agli aguzzini nazisti. Non era mai accaduto che un intero continente partecipasse alla caccia spietata di uno specifico popolo.
La Giornata della Memoria del 27 gennaio non è un rituale vuoto, ma un'occasione per rinnovare l'impegno contro ogni forma di odio, discriminazione e violenza. Allo stesso modo, ricordare le vittime del terrorismo palestinese significa impegnarsi per costruire società più giuste dove non può prevalere l'ideologia.
Auschwitz e il 7 ottobre sono entrambi capitoli tragici che esigono rispetto, rigore e umanità. Offendere e banalizzare queste memorie significa tradire le vittime e impoverire la nostra dignità di esseri umani. Solo attraverso una memoria responsabile, che rifugge dalla strumentalizzazione e ricerca la verità, possiamo onorare chi ha sofferto e costruire un futuro. La vera sfida è mantenere viva la memoria senza trasformarla in un'ulteriore arma contro il popolo che ha dovuta subire l'inimmaginabile.
In questi due anni di violenza antisemita all'interno delle nostre società ho pensato che il 27 Gennaio dovesse essere una giornata interna nostra, di noi popolo ebraico, e che il resto del mondo dovesse starne lontano a causa del suo millenario odio mai sopito. Ho la speranza che tutti coloro che in questi due anni hanno vomitato sconcezze contro Israele e gi ebrei, restino in casa e abbiano il buon gusto e la decenza di non farsi vedere alle ricorrenze pubbliche nel Giorno della Memoria della Shoah.
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